Uno di noi

La recensione del libro di Elizabeth Day edito da Neri Pozza, 384 pp., 20 euro

17 GIU 26
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So da parecchio tempo dove mi collocano i Fitzmaurice. Pensano che non me ne renda conto, ma sbagliano. So che mi deridono. So che mi reputano un cagnolino docile, ma io li disprezzo quanto loro disprezzano tutti noi perché non siamo loro”. Chi pronuncia queste parole è Martin Gilmour – unico dei personaggi che parla in prima persona – quarantenne di estrazione popolare che si è guadagnato un posto nell’upper class (ma non del rango dei Fitzmaurice) perché ne ha coperto il segreto di uno di loro. Ben era un ragazzo bello, ricco e popolare; la sua reputazione è stata salvata anni prima da Martin che si è addossato la colpa per un incidente provocato dal ragazzo (di cui era – e forse è – segretamente innamorato). Ritroviamo i due uomini ormai adulti, che si rivedono per il funerale della sorella di Ben, Felicity, ufficialmente suicidatasi ma dietro la cui morte si cela un segreto inconfessabile e quindi che necessariamente deve essere insabbiato. Felicity ha pagato il prezzo per il suo anticonformismo, in un mondo – come quello dell’alta società inglese – dove la facciata e il perbenismo sono tutto. La forma è sostanza, ma nel senso più deteriore del termine. Si apre così una narrazione corale in cui il racconto delle vicende dei singoli personaggi che abitano questo piccolo mondo altoborghese – da Serena, la moglie di Ben che è decisa a vendicarsi dei tradimenti del marito alla figlia Cosima, adolescente ribelle e ambientalista sempre in lotta con il padre (e con il suo mondo) – diventa per estensione l’indagine di un contesto molto più ampio, in cui dominano logiche di potere, rivalsa e ambizione. “La vendetta è una strana bestia. Ti avviluppa, forzuta come un serpente a sonagli, e ti stritola fino a farti mancare l’aria”. L’ambizione di Ben che aspira a diventare Primo Ministro entra in conflitto con quella di Richard Take, deputato caduto in disgrazia dopo uno scandalo, che decide di allearsi in segreto con Martin per far fallire Ben (e, in senso più ampio, cercare di scardinare un sistema politico fatto di privilegi e omertà). Ciascuno dalla propria prospettiva, tutti i personaggi si mostrano capaci di bassezze e oscurità, come corrosi da un mondo che non lascia scampo. Allo stesso tempo però, tramite anche l’espediente narrativo della terapia, Day mostra che una parabola di miglioramento personale è possibile, nei modi più inaspettati e controversi. Ideale prosecuzione di The Party (ma godibile come romanzo a sé stante), "Uno di noi" racconta con raffinatezza e acume le logiche del potere e allo stesso tempo la potenzialità che ciascuno ha di potersene affrancare. Un racconto che sta nel nostro tempo e prova a guardaci dentro, con spietata complessità e sottile ironia.
   
Elizabeth Day
Uno di noi
Neri Pozza, 384 pp., 20 euro