La guerra, la vita e l’infinita attesa

Madre e figlio che combattono in un Mondo di Mezzo che noi non vediamo. La storia di Aleksandra

13 GIU 26
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Foto LaPresse

Ogni volta che torno a questa lettera devo decidere da che parte del mondo scrivere. Se dal nostro, il Primo, in ansia di vacanze. O dal Secondo, che vedo solo sul web, palazzi devastati a Kyiv, rovine e profughi in Libano e a Gaza. Mi pare indecente tacere del Secondo Mondo, cui quasi tutti cerchiamo di non pensare.
Però conosco una pendolare fra i due Mondi. E’ la portinaia ucraina di una casa vicina, qui a Milano. La saluto al mattino da anni. E il 24 febbraio 2022 l’ho abbracciata. Aleksandra va per i cinquanta ma ne dimostra meno, tondetta com’è, vivace. Ha avuto un figlio a diciotto anni, che ora è al fronte, e padre di bambini piccoli. Dove abita lei, dice, di bombe non ne sono arrivate. Ma quel suo figlio ha combattuto nel Donbas, ed è stato ferito. L’altro giorno, tornato a combattere, ha mandato alla madre un breve sms: “Vado in ospedale”. Aleksandra era lì che spazzava il portone, e di colpo si è bloccata. Ferito di nuovo? Come? Quanto? Per caso le ero accanto. Mio Dio, non sapere nulla, essere tanto lontana, ignorare perfino dov’è, quell’ospedale. Aleksandra però ha finito i suoi lavori, ha accolto i fattorini di Amazon, ha discusso con l’amministratore di una stuoia da sostituire.
Il mattino dopo, non c’era. Va in Romania, mi ha spiegato, e poi da Bucarest in autobus verso Kyiv. Chissà che viaggio, le luci spente nella notte, sotto le bombe, sul bus affollato di madri che tornano a cercare notizie di un figlio. Succedesse a me ne morirei, mi dico. Ma io sto qui, nel mio garantito Primo Mondo. Dieci giorni dopo Aleksandra è tornata, vivace come sempre. Il figlio ripartirà per le trincee, per ora sta bene. Tanto le basta. “Custode!”, grida quello di Amazon. Un’inquilina lamenta che il citofono non funziona. Aleksandra efficiente e chiacchierona, Aleksandra china sulle nostre sciocchezze. Poi, ogni tanto sparisce. Il Secondo Mondo l’aspetta. Non piange, non molla, si tiene stretto lo stipendio per mandarlo al figlio. Anche lei combatte: in un Mondo di Mezzo, che noi non vediamo.