Ma quanti Nobel vincerà questa AI?

E’ probabile che l’intelligenza artificiale vinca il Nobel per la medicina o l’economia. La letteratura, però, dovrebbe preferire l’originalità al calcolo combinatorio, quindi a Stoccolma possono ancora dormire sonni tranquilli, a meno di insignire autori che si limitano a plagiare il già noto

30 MAG 26
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Foto Ansa

Chissà se l’intelligenza artificiale vincerà il Nobel per la letteratura. Pochi giorni fa il co-fondatore di Anthropic, Jack Clark, si è detto certo che entro un anno l’AI sarà in grado di conseguire autonomamente una scoperta scientifica meritevole di medaglia da parte degli accademici svedesi: perché non dovrebbe farcela con un romanzo o dei versi? A mo’ di preparazione atletica per l’impresa, pare che intanto l’AI abbia vinto un concorso per racconti organizzato dalla Commonwealth Foundation. Il misterioso autore, tale Jamir Nazir, secondo il Jamaica Observer, è un sessantunenne prolifico autore di poesie d’amore, benché su Amazon si trovi solo una silloge di cinquantotto pagine; leggendo il racconto vincitore pubblicato su Granta, più di uno specialista ha avanzato il sospetto che fosse scritto con ChatGPT, con disdoro della celebre testata fondata a fine Ottocento da studenti di Cambridge e diventata, mezzo secolo fa, una delle riviste letterarie più prestigiose al mondo. Favorisce l’ipotesi la massiccia presenza di stilemi tipici dell’AI – le frasi spezzate dai trattini, il reiterato contrasto “non x, ma y”, i climax di tre sostantivi –, eppure contro di essa milita l’assenza di prove: chiunque sia questo Nazir, non c’è modo di dimostrare che abbia utilizzato l’aiutino artificiale.
Le opzioni, infatti, sono due: o non l’ha usato, e scrive col manierismo d’accatto che caratterizza anche l’AI (il racconto, resti fra noi, non mi è parso un gran che); oppure l’ha usato, ma l’AI scrive riproducendo modelli pregressi come qualsiasi autore dilettante. E’ dunque probabile che l’AI vinca il Nobel per la medicina o l’economia, essendo in grado di processare all’impronta un numero di dati incommensurabilmente superiore a quanti un ricercatore può accumulare in mezzo secolo; la letteratura, però, dovrebbe preferire l’originalità al calcolo combinatorio, quindi a Stoccolma possono ancora dormire sonni tranquilli, a meno di insignire autori che si limitano a plagiare il già noto. Va detto che negli anni Novanta, quando l’AI era ancora un sogno fantascientifico, un quidam partecipò a un concorso di poesia per dilettanti spedendo pari pari dei versi di Ungaretti. Perse.