Uah! Vita e opinioni di Franz Zazzi, gentiluomo

La recensione del libro di Giuseppe Culicchia edito da Mondadori, 168 pp., 19 euro

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Uno spasso totale. Anzi: TOTALE, direbbe il protagonista, in realtà l’autore-suggeritore, Franz Zazzi, al suo ghostwriter, o meglio l’autore vero, Giuseppe Culicchia, alias Attila, detto Pè. Perché in mezzo a fiumi di letteratura psicologica presuntamente edificante, in cui si annega tra disagi giovanili, lacerazioni familiari e variegati drammi sociali e umanitari, il libro dello scrittore torinese è una boccata d’aria. Certo, purché si sia disposti a disincagliarsi dalle maglie di woke e pol. corr., nonché dalle trappole delle “nuove sensibilità” da rispettare “a prescindere” (copyright Totò). Una passeggiata in compagnia di chi se ne infischia di prescrizioni morali e ipocrisie benpensanti, buone a definire cosa è etico e cosa no, sulla base delle convenienze e dell’ideologia in voga, il famigerato mainstream. “Io sono quello che sono e parlo come parlo”, dice Franz. Che è il classico compagno, pardon camerata, di classe fancazzista, spavaldo, egocentrico: punkettaro, habitué incallito dell’organo genitale femminile, mediamente teppista, e un filo delinquente. Peraltro, grande fan del Führer e dei suoi accoliti, contro cui “ci si è messo il mondo intero”, altrimenti “quella cazzo di guerra ti dico la vincevamo”. E qui racconta le vicende delle sue “molte vite”, 22 anni dopo essere stato l’involontario primattore di un altro successo culicchiano, Il paese delle meraviglie, in cui l’amico Pè l’aveva “usato” a fini letterari. Ne ha per tutti: lgbtqia+, melting pot, femministe, comunisti. Senza smanie di rivalsa sul mondo o auto-assoluzioni: semplicemente mettendosi a nudo, per “ristabilire tutta la verità e nient’altro che la verità, dica lo giuro”.
Franz è così. Un fiume di pensieri, parole, opere e… poche omissioni, che tiene incollati alla pagina. Un testo fulminante e scandaloso, sgrammaticato eppure scritto con maestria, esilarante, senza filtri: un inno al vitalismo, anche quando sfocia nel gorgo buio delle peggiori dipendenze e, infine, del carcere.
Da Budapest a Los Angeles, da Tampere a Milano, lo si segue commesso in un sexy shop, guardia del corpo di un famoso attore porno, frequentatore della piccola ma selvaggia criminalità, spacciatore, drogato a sua volta (e anche molto). Eppure non si smette di volergli bene, nonostante tutto. Perché in quella faccia tosta di chi non crede a niente se non a se stesso s’intravede riga dopo riga l’ineluttabile punto di caduta. Lì dove si scopre – magari perché inebriati per la nascita inaspettata di un figlio o colpiti per l’attenzione, altrettanto imprevista, di un prete – di non essere soli al mondo. Di avere un destino. E, addirittura, di poter provare pietà per l’altro, anche quando quell’altro è un figlio di buona donna o tradisce le aspettative. Arrivando a comprendere che, in fondo, “cuore e amore” possono anche far rima. Ed è giusto che sia così. 
  
Giuseppe Culicchia
Uah! Vita e opinioni di Franz Zazzi, gentiluomo
Mondadori, 168 pp., 19 euro