La cultura è il contrario dell’uguaglianza

Una ministra in Norvegia e qualche buon motivo per spiegare che leggere è il miglior modo di farsi gli affari propri
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25 APR 26
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Foto di Ed Robertson su Unsplash

Bisogna sempre guardare con trepidazione alla Bologna Children’s Book Fair, la cui sessantatreesima edizione si è tenuta la scorsa settimana, non solo perché una fiera con espositori da novanta paesi può dirci molto sul futuro del mercato globale del libro, quando i bambini saranno cresciuti, ma anche perché il principale compito dell’editoria per ragazzi è far sì che continuino a leggere anche da adulti. I dati non sembrano confortare l’auspicio: in termini di vendite da parte delle librerie e di consumo da parte degli italiani, pare che a un certo punto della vita accada qualcosa di inspiegato per cui il novero dei lettori si restringe drasticamente, quasi che la lettura venga concepita come attività per ragazzi e zavorra di cui gli adulti devono sbarazzarsi. Temo che questo distacco non sia dovuto all’idea che leggendo si perda tempo, bensì alla convinzione che la lettura sia un compito edificante, perciò circoscritto all’età della formazione.
Il paralogismo è che da piccoli bisogna imparare qualcosa, pertanto si legge, mentre da grandi ci si può alfine fare gli affari propri; bisogna combattere quest’inganno con campagne a tappeto volte a spiegare che leggere è invece il miglior modo di farsi gli affari propri. Mi ha dunque dapprima entusiasmato e poi depresso scoprire che dalla Norvegia, ospite d’onore della fiera, è arrivata la ministra della cultura e dell’uguaglianza a rivendicare il valore della lettura come garanzia di libertà. Entusiasmato perché speravo volesse dire che, qualsiasi cosa accada al mondo, la lettura ci garantisce la libertà di fregarcene e aprire un libro. Depresso perché invece intendeva che tramite la lettura vengono insegnati quei valori civici che, alla lunga, fanno fuggire i lettori non appena maggiorenni. E’ purtroppo un discorso coerente con l’essere contemporaneamente ministro della cultura e dell’uguaglianza, quando invece la cultura è l’esatto contrario dell’uguaglianza: è la sfera privata nel cui alveo coltiviamo i nostri interessi e ci differenziamo dagli altri, accettando la loro specificità perché vogliamo sia accettata la nostra. L’unica speranza è che, per fortuna, di solito i bambini non prendono sul serio i ministri.