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Valanga
La recensione del libro di Raphaël Haroche edito da Sellerio, 208 pp., 16 euro
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22 APR 26

Chiunque abbia frequentato un collegio sa perfettamente che dietro la promessa di un’istruzione cosmopolita e di primo livello può, a volte, nascondersi anche altro. Un’educazione parallela, fatta di abusi, sevizie, bullismo e privazioni. E’ esattamente dentro questo microcosmo che prende forma Valanga, il romanzo con cui Raphaël Haroche racconta l’adolescenza in un collegio svizzero alla fine degli anni Ottanta.
“Mi guardo intorno nel cortile, passo in rassegna questi figli di oligarchi, generali, mercanti d’armi o di petrolio, finanzieri apolidi, corrotti a tutti i livelli, corrotti in famiglia, corrotti in solitudine, persino nel sonno. Se convocassero i genitori per una riunione scolastica, somiglierebbe a un’udienza preliminare della Corte penale internazionale”. A parlare è Leonard, quindici anni, costretto improvvisamente a prendersi cura del fratello minore Nicolas, dopo la scomparsa della loro madre. “Mamma è morta, incidente d’auto, un camion fermo sul ciglio della strada, a fari spenti, una sera come tante, nulla di esotico, due chilometri da casa. Nicolas non era nell’auto, nemmeno papà. Dopo l’incidente ho cominciato a sentirci male, un timpano perforato, invece mamma il colpo di frusta. Mi è andata bene”. Grazie alla borsa di studio del fratellino – genio precoce del pianoforte – i due vengono ammessi così a un esclusivo collegio sulle Alpi svizzere che ricorda molto Le Rosey. Scopriranno presto che l’istituzione funziona come tutti i sistemi chiusi: regolata da gerarchie invisibili sospese tra privilegio e crudeltà. Leonard, tra ossessioni onanistiche che sembrano uscite dal Portnoy di Philip Roth e sguardi cinici alla Holden Caulfield di Salinger, si muove però dentro un universo più simile a Musil, dove l’adolescenza non è tanto un’età dell’innocenza quanto un primo, brutale apprendistato del potere. Il fratello più piccolo, con “il naso da ebreo” e l’aria di essere come “destinato alla persecuzione”, sarà la vittima ideale del branco e le angherie subite assumeranno così il valore di un vero rito di iniziazione che nemmeno Leonard, pur vedendolo con lucidità, riuscirà davvero a fermare. “Non dovrei essere accusato anch’io di atti incompatibili con la dignità umana? Tipo aver lasciato mio fratello nel cortile del collegio, solo con i suoi persecutori. E mia madre dentro l’automobile mentre muoveva le labbra per dirmi qualcosa. Non è me che dovrebbero giudicare?”. Un romanzo duro, rapido e disturbante, come solo l’adolescenza può essere.
Raphaël Haroche
Valanga
Sellerio, 208 pp., 16 euro