La biblioteca sul Monte di Brace

La recensione del libro di Scott Hawkins edito da Mercurio, 512 pp., 20 euro

22 APR 26
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Un uomo dotato di poteri sovrannaturali e di conoscenze universali accoglie nella sua “Biblioteca” un gruppo di orfani. Il suo intento è consegnare loro la sua sapienza, incaricando ciascuno di essi dello studio di una sottosezione della sua raccolta sterminata di libri: apprenderanno così l’arte della resurrezione dei corpi e il linguaggio delle belve, la strategia della lotta e la preparazione di ricette culinarie. Non solo libri, però: questa conoscenza fonde le parole e la realtà, spesso cruda, che quelle parole irrigidiscono nella teoria. A ciascuno dei dodici bibliotecari viene affidato il dominio esclusivo della propria sottosezione, in cui forse risiede il segreto per la guarigione dei loro traumi. Nel libro di Hawkins, almeno metà della narrazione procede dal punto di vista di Carolyn, la più intelligente di questi orfani, il cui studio dovrà esaurire l’intera conoscenza delle lingue. Il vero motore della storia, tuttavia, è la scomparsa improvvisa di questo Padre misterioso, che lascia i giovani nuovamente orfani, non del tutto inermi ma privati del loro accesso privilegiato alla fonte della conoscenza.
La trama viene trasformata in un intreccio enigmatico dalla maestria narrativa dell’autore – e dalla capacità del traduttore italiano che ci consegna questo libro d’esordio in tutto il suo fascino. Il ritmo sincopato non permette all’inchiostro di asciugarsi e alle immagini di far presa, che già un nuovo scenario si apre, animato dai suoi elementi incredibili. L’incoerenza stilistica produce la sensazione unica di un sogno febbrile. Nell’assenza di riferimenti, chi legge dovrà affidarsi completamente all’autore, sperando di riporre bene la propria fiducia in questa esperienza di deriva. Le scene si fanno spesso perfino respingenti, tra violenze, torture, uccisioni, combattimenti ferini, ma chi farà propria la consapevolezza di un sapere più alto e di un significato più profondo rispetto a qualsiasi elementare etica rimarrà impigliato in uno strano gioco di attrazione e repulsione.
L’ambientazione è riconoscibile, e così i lineamenti umani dei personaggi. I loro pensieri, le loro parole, talvolta stentate, le loro azioni, però, non sono affatto umani, e sembrano anzi estrapolati da uno scontro mitologico di forze che possiamo appena comprendere. Forse la conoscenza di cui i bibliotecari erano depositari è ora in pericolo, e rischia di cadere in mani oscure, in cui la benefica frammentazione disciplinare sarà superata in una onniscienza minacciosa. (Carlo Crosato)

Scott Hawkins
La biblioteca sul Monte di Brace
Mercurio, 512 pp., 20 euro