Overbooking
Può esistere una biblioteca universale?
L’idea di un luogo contenente tutti i libri possibili di Quine oggi è meno distante grazie all’AI. Ma non c’è da preoccuparsi: “In realtà l’autore, come il tessitore e lo scultore, ricompone materiali di cui già dispone – il suo vocabolario – con libertà di ripetizione”
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18 APR 26

Google creative commons
Mezzo secolo dopo che Borges ebbe immaginato La biblioteca di Babele, un filosofo si mise a fare i conti. Nel 1987 Willard Van Orman Quine pubblicò Quiddities – il cui titolo in traduzione italiana perde il gioco di parole con oddities, “bizzarrie”, e assume una certa poderosità scolastica diventando Quidditates nella traduzione italiana Garzanti del 1991, da cui cito, a cura di Luca Bonatti. Quine intesta una voce a “Biblioteca universale”, contenente cioè tutti i libri possibili, calcolando che “a 200 caratteri per pagina otteniamo 500.000 caratteri per un libro di 250 pagine, sicché”, data una stima di ottanta diversi caratteri, “i libri nella biblioteca raggiungono un numero pari alla cinquecentomillesima potenza di ottanta”.
Sono parecchi, ma con due caveat: al momento l’universo, sia pur in espansione, non dispone di spazio sufficiente a contenerli tutti; ciò nondimeno, benché elevatissimo, si tratta di un numero finito. Quine mostra quanto drasticamente si ridurrebbe il numero dei volumi se utilizzassimo l’alfabeto Morse, che consta di linea e punto, magari riducendo il numero di battute a diciassette, visto che tutto può essere sintetizzato: il risultato sarebbe di 2 alla diciassettesima, un misero 131.072 (la sola Bibliothèque Nationale de France, per dire, ne ha in catalogo sedici milioni). L’alfabeto Morse non lo usiamo mai, ma ricorriamo inconsapevoli al sistema binario, 0 e 1, su cui si fonda l’AI che oggi tanto ci tormenta e che Quine forse prefigurava ammonendo che l’informatica poteva ridurre la biblioteca universale a due soli caratteri combinati reiteratamente. Ora che è accaduto davvero, e i libri vengono scritti da ChatGPT, Quine da filosofo può assurgere a profeta: “Se la fantasia di una biblioteca universale venisse realizzata, anche la letteratura si ridurrebbe a scoperta: il libro se ne starebbe lì, sullo scaffale, ad attendere il suo autore”, ossia qualcuno che desse un prompt attendendo la generazione del testo. Non dobbiamo tuttavia preoccuparci, spiega Quine, era ciò che facevamo già prima: “In realtà l’autore, come il tessitore e lo scultore, ricompone materiali di cui già dispone – il suo vocabolario – con libertà di ripetizione”.