qualcosa da leggere
In Russia con Emmanuel Carrère
La recensione del libro di Michela A.G. Iaccarino edito da Perrone, 140 pp., 16 euro
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15 APR 26

L’incipit racconta un fallimento: l’unica foto che l’autrice è riuscita a scattare a Eduard Limonov, lo scrittore e attivista russo a cui Carrère ha dedicato uno dei suoi libri di maggior successo, è una foto insoddisfacente. E’ il modo che sceglie Michela A.G. Iaccarino, autrice di "In Russia con Emmanuel Carrère", per dirci che la Russia non si lascia catturare facilmente. Iaccarino, giornalista che ha documentato conflitti in Europa, Africa e Medio oriente, arriva a Carrère passando proprio per Limonov: “Se si sono incrociati, Carrère e Limonov, è soprattutto perché hanno di certo una cosa molto grande in comune. E quella cosa è il mio amore: la Russia”. Limonov (sia il personaggio che lo scrittore in carne e ossa) occupa nel libro uno spazio rilevante, quasi da far chiedere al lettore se non stia leggendo un saggio su Limonov anziché su Carrère. La figura rocambolesca e controversa di Eduard Limonov rappresenta del resto un condensato della Russia novecentesca e post sovietica e forse ci dà una preziosa indicazione per capire quale tipo di Russia Carrère abbia davvero cercato senza essere riuscito ad afferrare. Chi ha letto Un romanzo russo di Carrère sa che per lo scrittore il legame con la Russia è più di un semplice accidente genealogico (sua madre, Hélène Carrère d’Encausse, era d’ascendenza georgiana e russo-tedesca). E’ una relazione complessa, fatta di fascinazione culturale, trauma intimo e inevitabilità. Quasi una maledizione ereditaria. In Un romanzo russo Carrère scrive: “La storia si svolge in Russia, che non è il paese di mia madre, visto che non è nata lì, ma il paese dove si parla la lingua di mia madre, la lingua che ho parlato da bambino e poi ho totalmente dimenticato”. E non è un caso se le pagine più riuscite del libro di Iaccarino sono quelle che raccontano il corpo a corpo tra Carrère e la lingua russa. Come in tutti i titoli della collana Passaggi di Dogana dell’editore Perrone, anche qui si indaga il rapporto tra un artista e un luogo. Ma Carrère non si limita a osservare la Russia come un reporter. Ne viene a sua volta invaso. Vale anche per la stessa Iaccarino che legge Carrère da una posizione tutt’altro che neutra. In Russia con Emmanuel Carrère ci porta nel luogo in cui ha avuto origine quel groviglio di sangue, storia, desiderio e violenza che conosce bene chi ha amato i libri dello scrittore francese, da I baffi a L’avversario passando per i titoli già citati. La Russia, insomma, non come luogo geografico, ma come centro di ciò che mette in discussione l’identità e obbliga la scrittura a esporsi. Michela Iaccarino lo racconta bene, senza ridurre Carrère a un’icona e la Russia a una scenografia.
Michela A.G. Iaccarino
In Russia con Emmanuel Carrère
Perrone, 140 pp., 16 euro
In Russia con Emmanuel Carrère
Perrone, 140 pp., 16 euro