Casanova, uno spirito universale, vitalissimo e amorale

Nel suo libro, "Casanova", Stefan Zweig delinea il ritratto di un uomo nella sua superficiale aderenza alla vita come avventura da vivere da assoluto avventuriero, che frequenta l’esistenza istante per istante senza volerne e poterne perdere uno

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8 APR 26
Immagine di Casanova, uno spirito universale, vitalissimo e amorale

Uno spettacolo sull'acqua che diventa per una notte un percorso emozionale attraverso la vita di Giacomo Casanova. Foto Ansa

Quando la vita, dopo i quarant’anni, inizia a strappare la virilità da Casanova, quando inizia a strappargli “la spensierata sicurezza che deriva dalla giovinezza e dalla forza”, Casanova smette di essere Casanova e diviene solo un uomo che invecchia e si svuota della vita. Diviene spia e leccaculo di chi un tempo l’aveva chiuso nella prigione dei Piombi, poi rancoroso baro e figura grottesca in giro per l’Europa dove termina la vita a scrivere le sue Memorie in un remoto castello boemo di un generoso conte, come bibliotecario, e quasi buffone di corte, insolentito da servi ormai posseduti dallo spirito della rivoluzione. Ma lui scrive le sue Memorie, provando l’unico piacere di ricordarsi dei suoi piaceri. Dimenticando, nelle lunghe ore della scrittura, le dannazioni degli ultimi decenni, scavalcandoli fino a rientrare nella luce sognante dei lunghi giovani anni delle sue avventure: tutte le infinite donne conosciute “fluttuano sorridenti verso di lui, ombre evocate, ed egli gode della loro presenza negromantica forse più di quella vissuta”.
Questo è ciò che rimane di Casanova alla fine dell’omonimo e superbo libro di Stefan Zweig pubblicato da Settecolori. Ma ciò che Casanova è stato, e che spinge Zweig a ritrarlo, è tutto prima. E’ un racconto scritto con lo stesso incontenibile spirito che caratterizza il grande amatore. Zweig racconta in parte, sebbene sempre in modo sublime, cose che già sappiamo. Come Casanova abbia amato tutte le donne che ha sedotto, tentando di lasciare in ciascuna di esse un ricordo dolce della sua virilità interamente devota a loro, amando nella pluralità di tutte l’eterno femminino custodito in ciascuna, monogamo a suo modo. Così come conosciamo l’incommensurabile distanza di Casanova da Don Giovanni, che invece seduce le donne per disprezzo, per svilirle e punirle. Ma non è questo ciò che rende il racconto di Zweig imperdibile. Bensì il ritratto di uno spirito universale, vitalissimo e interamente amorale, nella sua superficiale aderenza alla vita come avventura da vivere da assoluto avventuriero, che frequenta l’esistenza istante per istante senza volerne e poterne perdere uno.
Uomo di talento, versato in tutte le materie ma incapace di diventare professionista in qualcosa, evade continuamente da ogni impegno prolungato, mordendo sempre il pezzo di vita successivo: “Quasi un erudito, quasi un poeta, quasi un filosofo, quasi un cavaliere […] ma non vi è un solo talento, non una sola professione che lui coltivi fino in fondo. Come il più completo e universale dei dilettanti” è l’uomo più inattuale per tempi come i nostri in cui solo “l’esperto” si porta. “Non vuole essere nulla, gli basta apparire tutto: le apparenze ingannano le persone, e l’inganno resta per lui l’attività più divertente di tutte”, o forse per lui la verità della vita, sulla vita, è proprio l’inganno, come magari è la vita stessa. E lui la vive a pieno. Casanova dissipa i suoi talenti come dissipa gli amori, aderendo a questo destino di dispersione. Il suo modo per essere libero. Si muove di continuo in giro per l’Europa, non possiede nulla, la sua passione impetuosa esige molte vite diverse per essere consumata, vite che lui incarna nomade tra le corti, vicino ai re e alle più seducenti dame, così come nelle bettole e tra le puttane sdentate degli angiporti. Lanciandosi sempre con coraggio nella nuova avventura, ma leggero come un sughero con una “profondità d’animo alquanto ridotta”. Tutto è nell’immediatezza, e nella novità per la novità che è la vita stessa. Onore? Pudore? Giudizi sul mondo? Per lui non sono neppure immaginabili. Consumare l’attimo è tutto: “se vogliamo divertirci dobbiamo accettare le regole del gioco” per quelle che sono.
Infine, quando si tirano le fila di cosa renda una vita davvero vissuta, può fare da metro solo la pienezza raggiunta da un individuo: “Perché di morale e immorale, di bene e di male l’immortalità non sa nulla […] e per lei la morale è nulla, l’intensità è tutto”.