Di Croce e del fascismo

Nel libro "Una visita dello Stato Etico", a cura di Maurizio Tarantino, ci si interroga sui reali rapporti tra il filosofo e Benito Mussolini e sulla possibilità di un nuovo passaggio, con forme e strumenti nuovi, da una democrazia parlamentare imperfetta alla dittatura

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© foto Ansa


Si parla spesso, a proposito e a sproposito, dei rapporti tra Benedetto Croce e la dittatura di Mussolini. Oggi un libretto edito da Graphe.it contribuisce a fare chiarezza sul tema. S’intitola “Una visita dello Stato Etico”, e raccoglie alcuni “Pensieri sul fascismo (1922-1926)” affidati dal filosofo ad articoli, lettere, discorsi, diari. Lo ha curato, con eleganza e con misura, Maurizio Tarantino. Nella Premessa Tarantino riassume i cambiamenti del suo autore all’inizio del regime: “Dal 24 ottobre del 1922, quando da un palco del San Carlo vide (e forse applaudì) i fascisti riuniti a congresso preparare la Marcia su Roma, al 1° novembre del 1926, quando gli devastarono la casa (la ‘visita dello Stato Etico’, secondo l’ironica definizione di Croce), l’atteggiamento del filosofo mutò radicalmente” scrive. “Non fu un mutamento improvviso, ma un lento evolversi; così come lento e progressivo, in quel quadriennio, fu il passaggio da un ‘normale’ governo parlamentare (…) a un’ignobile e scellerata dittatura”. Ma lo scopo di questa antologia, che poteva essere realizzata soltanto da un profondo conoscitore dell’opera omnia crociana, non è unicamente quello di ridare un po’ di equilibrio ai nostri giudizi storici. Le sue pagine, suggerisce Tarantino, dovrebbero anche aiutarci a capire se “è possibile che negli anni Venti di questo secolo si realizzi (magari in modi e con strumenti nuovi) un analogo passaggio da una pur imperfetta democrazia parlamentare alla dittatura”.
Al tempo del San Carlo, subito prima della marcia su Roma, Croce registra nel taccuino il discorso di Mussolini; poi subito, olimpicamente: “Letture storiche e appunti”. Tra il ’23 e il ’24 insiste ancora sui meriti del fascismo nel restaurare l’ordine, nel dimostrare la nullità del socialismo, e perfino (con un’osservazione che quasi parodia il più accorto Gobetti) nel rinvigorire un liberalismo infiacchito. Persino mentre condanna il delitto Matteotti chiede tempo, affinché il regime possa completare le trasformazioni necessarie al quadro politico. Il fatto è che secondo Croce mancano vere alternative, come manca ormai il collante di una vera religione civile che mobiliti le migliori energie sociali: e una tale assenza gli sembra poter essere compensata solo dal patriottismo (che per lui non coincide col nazionalismo). Comunque, dal ’25 la sua opposizione a Mussolini diventa netta. Croce si attrezza allora a formare un piccolo Stato laico nello Stato dittatoriale. I suoi avversari lo intuiscono, ma comprendono di non poterlo impedire: nell’autunno del ’26, dopo aver semidistrutto la sua casa, gli squadristi indietreggiano davanti al grande aristocratico della cultura che li fronteggia in pigiama. Tra i molti interlocutori crociani spiccano qui Casati, Nitti, Mosca, Gobetti, Amendola. Il protagonista del dramma, però, resta Gentile. Prima Croce ne loda la riforma della scuola; poi esprime il timore che non possa più liberarsi dall’abbraccio mussoliniano, e assiste con pena alla fascistizzazione dell’amico. A offenderlo è soprattutto la sua riduzione della filosofia a “strofinaccio per la cucina del fascismo”. Gentile innalza il bastone ad arma spirituale, senza accorgersi che così regala a un qualunque squadrista un’autorevolezza maggiore di quella del pensiero idealista. Anche Croce ha rischiato di approdare a un’idolatria della forza: ma il suo senso delle proporzioni, il suo fiuto per la concretezza lo hanno salvato. Negli scritti riuniti da Tarantino, il vecchio filosofo oscilla di continuo tra la consapevolezza che la marea della Storia ci travolge ineluttabilmente e l’insistenza sul dovere contingente del singolo, che nessun fenomeno collettivo potrà mai assolvere. A mediare tra i due poli della riflessione è sempre l’abito di un quotidiano, cordiale stoicismo.