La Carta del docente decurtata

Tagliata del 20 per cento, la misura nata nel 2015 con la “Buona scuola” perde valore e senso. Ma gli insegnanti hanno smarrito la vocazione culturale del bonus, e ora protestano fuori tempo massimo

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28 MAR 26
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Il minuto di silenzio in una classe del Liceo Classico Statale 'Andrea D'Oria' di Genova, osservato alle 9 di mattina in memoria dei ragazzi morti nell'incendio di Crans Montana. Genova, 07 gennaio 2026.ANSA/LUCA ZENNARO

Più tardi del solito, anche per quest’anno scolastico è arrivata la Carta del docente, bonus che permette agli insegnanti l’acquisto di beni utili alla propria formazione; nella busta era però nascosta la brutta sorpresa di una decurtazione del 20 per cento rispetto alla somma consueta e sono partiti i mugugni. Per spiegare questo taglio a chi lavora in posti normali – quelli in cui non si protesta quando si riceve qualcosa gratis – urge una breve storia spirituale della Carta del docente. Venne istituita nel 2015, entro la legge 107, la cui denominazione “Buona scuola” è oramai antifrastica nel chiacchiericcio delle sale professori; rientrava in una complessiva riforma che prevedeva nuove assunzioni, l’impiego dei docenti anche oltre le ore in cattedra, la selezione diretta degli insegnanti da parte dei singoli istituti. La Carta del docente nutriva l’ambizione di incentivare la formazione continua di insegnanti dinamici, perciò si diede per scontato che sarebbe stata spesa in cultura: teatro, cinema, arte e soprattutto libri. Era una geniale cura ricostituente, tanto per la preparazione dei docenti, quanto per il commercio editoriale.
La formazione continua è stata tuttavia presto svilita a sequela di esosi corsi di aggiornamento più o meno abborracciati, allo scopo di ottenere il punticino utile a superare i colleghi in graduatoria e garantirsi una cattedra più comoda; il resto del malloppo veniva spesso investito in strumentazione hardware del tutto irrelata al contenuto culturale di cui fruire. Quelli che ogni anno portano la Carta del docente alla libreria di quartiere e la versano in cambio di un buono da cui scalare gli acquisti futuri senza estrarre il portafoglio sono pochissimi, forse solo io. I docenti, che in teoria dovrebbero formarsi sui libri e trasmettere sapere con i libri, sono stati invece i primi a tradire il valore culturale dell’editoria; oggi sbraitano perché il bonus è stato drasticamente ridotto e gli acquisti di hardware sono consentiti solo ogni quattro anni. Come sempre, protestano tardivamente per un danno che hanno combinato loro. Se la Carta del docente è stata decurtata, non è certo accaduto perché gli insegnanti italiani leggono troppo.