Canzoniere scritto solo per amore

La recensione del libro di Daniele Piccini edito da InternoPoesia, 129 pp., 15 euro
28 FEB 24
Ultimo aggiornamento: 03:49
Immagine di Canzoniere scritto solo per amore
Questo nuovo Canzoniere scritto solo per amore di Daniele Piccini è una pregevole ristampa del libro omonimo uscito nel 2005 per Jaca Book, con l’aggiunta di alcune poesie inedite e di due scritti composti da una autorevole voce alla quale ne succede un’altra che si sta affacciando nel panorama della critica letteraria italiana: Giancarlo Pontiggia e Niccolò Brunelli. Come nelle altre raccolte, anche in questa riecheggiano motivi e un linguaggio che molto si apparenta a quello della poesia volgare, ravvisabile nelle scelte metriche e dall’esergo posto in apertura al libro, i cui due versi sono direttamente espunti dalla Commedia dantesca: “Non so, rispuos’io lui, quant’io mi viva; ma già non fia il tornar mio tantosto, ch’io non sia col voler prima a la riva”. Non è indirizzandosi alla donna amata (come è la volta del canzoniere più famoso, quello petrarchesco), bensì ad un “tu” spesso indefinito anche se a tratti riconducibile alla figura del padre del poeta, che questo nuovo Canzoniere si rivolge, attraverso lo snodarsi di paesaggi appenninici (“le province assolute distratte”) nei quali la memoria verso i morti risulta più vivida, al contrario delle “grandi, enormi città / [dove] ci si rintana in centri commerciali / vasti come paesi” in cui sembra affievolirsi nella percezione degli uomini che le popolano il passaggio del tempo. Quella di Daniele Piccini è infatti una poesia che è lungi dall’essere narcisistica e, quindi, ripiegata su se stessa. Trattasi invece di un’ars poetica che accoglie l’Altro, dandogli spazio e consistenza, come avviene per certe voci novecentesche che riecheggiano altresì nelle liriche del poeta umbro, ad esempio quella montaliana (“La testa funebre del cavallo”…) o quella del Caproni di Se t’incontro è di certo, quest’ultimo citato da Pontiggia nella sua acuta prefazione. Dunque è nella forma della relazione e della diade presenza/assenza attorno alla quale il tempo scorre, che i versi si formano, all’interno di una specie di “frontiera personale” in cui i ricordi vengono tenuti accesi dalla parola, parola irrorata di fuoco e canto: “Il sentimento della tua presenza / è una dolce promessa senza luce / per la mente che cerca. / A tratti crepitando / la tua fiamma / vorrebbe dirle: guardami, / sono io, ma la vita / si sorregge sul buio / di una dolce ignoranza. / Qualche volta si rompe e ha il tuo volto / l’apparire del pozzo / a cui si attinge il tempo”.
Daniele Piccini
Canzoniere scritto solo per amore
InternoPoesia, 129 pp., 15 euro