Gli innamorati

La recensione del libro di Peppe Fiore edito da Einaudi (232 pp., 19,50 euro)
12 LUG 23
Ultimo aggiornamento: 02:01
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Variazione sul tema “great generone novel”, sempre attuale, Gli innamorati di Peppe Fiore (Einaudi) racconta una Roma di cene, calicini, happening artistici e naturalmente un po’ di criminalità organizzata (l’unica cosa organizzata a Roma). E mattone, tanto mattone. Sullo sfondo ci sono la Galleria nazionale d’Arte moderna, e villa Medici e i suoi pavoni, e le kermesse artistiche “in coppa” al Pincio; nel romanzo di Fiore va in scena un’umanità medio-altoborghese romana che si aggira tra le infinite possibilità dell’arte contemporanea e quelle ancor più infinite degli appalti pubblici. Una Roma dove l’arte serve a dare una ripulita ai soliti traffici di palazzinari e costruttori, ritratta in un affresco realista della capitale degli ultimi anni, dove si aggirano architetti, assessori, corrotti e ambiziosi di vario genere. Ideale pendant al romanzo sempre Einaudi di Niccolò Ammaniti La vita intima, uscito qualche mese fa, che pure racconta disavventure Ztl tra potenti romani e le loro mogli che fanno fatica a ritagliarsi un ruolo; anzi, la protagonista di Fiore, Flaminia, signora dell’arte romana e figlia di politico, signorile fin dal nome che richiama una via borghese, andrebbe d’accordo con la Maria Cristina di Ammaniti, reginetta di bellezza e moglie di politico che si aggira in cerca di massaggi e trattamenti fine-di-mondo nella Roma catacombale di La vita intima. Se in Ammaniti c’è un notevole intermezzo a Capalbio, nel romanzo di Fiore ci sono un papà ex democristiano sopravvissuto a Mani Pulite, con un’eredità immobiliare-morale, un marito arrembante napoletano inurbato nella capitale, che ricorda anche il Claudio Bucci di Il cielo è dei potenti, romanzo democristian-generonico di Alessandra Fiori del 2013 (Edizioni e/o). E poi il personaggio più riuscito, un potentissimo ministeriale-artistico, una specie di balzachiano Vautrin, grande domatore delle partecipate statali qui depresso, obeso, cattivo, cinico, che usa l’arte come passe-partout per comandare negli equilibri politici della capitale, una specie di anti Jep Gambardella che calpesta con la sua mole le ghiaie di villa Medici e dei meglio eventi romani segnando il territorio, e ricorda due o tre personaggi reali di quel demi monde artistico-politico che a Roma è un mondo di mezzo interessantissimo e centrale. E poi siccome siamo a Roma ci sono tanti personaggi di contorno che sono case, terrazzi, palazzi, palazzine, con usufrutti, affitti di enti e nude proprietà; perché la letteratura a Roma o è immobiliare o non è.
Peppe Fiore
Gli innamorati
Einaudi, 232 pp., 19,50 euro