Infanzia

La recensione del libro di Tove Ditlevsen, Fazi, 150 pp., 15 euro
20 APR 22
Ultimo aggiornamento: 04:15
Immagine di Infanzia
Ora che siamo lì, davanti alla strega, noto anche che le mani di mia madre sanno di bucato. Lo detesto quell’odore, e mentre in perfetto silenzio usciamo dalla scuola, il mio cuore si riempie di quel caos di rabbia, dolore e compassione che da oggi in poi, per tutta la vita, mia madre desterà sempre in me”. Tove è nata in un giorno di dicembre del 1918, l’anno in cui è finita la guerra. A sette anni si è accorta che la malasorte si è abbattuta sul suo destino e quello della sua famiglia. Tove vive con il padre socialista e disoccupato, la mamma giovane, distante e turbolenta, il fratello Edvin che è bello e sveglio ed è, al contrario della sorella, l’orgoglio di mamma e papà. Tove legge molto, impara a scrivere da piccola, le piacciono i canti di Chiesa e a volte, tra le pagine dei libri legge di persone fuori da comune che spera di incontrare anche nella vita reale. Purtroppo non le accade mai. “Dovunque ci si volti, si va a sbattere contro la propria infanzia e ci si fa male, perché è spigolosa e dura, e ci si ferma solo dopo esserne stati completamente lacerati”, scrive Tove Ditlevsen, sopravvissuta ai suoi otto, nove, dieci anni e alla solitudine e alla confusione di emozioni che si possono provare. Infanzia è il primo volume tradotto in italiano da Alessandro Storti e inaugura la trilogia di Copenaghen, un romanzo di formazione interiore che racconta quel miscuglio di sentimenti, dolcezza e rancore, che lega genitori e figli fin da quando sono piccoli. La donna diventa adulta, scrittrice e poetessa, con i residui della sua infanzia ancora appiccicati addosso, sì, perché l’infanzia ha un proprio odore, “anche se nessuno sente il proprio e a volte si ha paura che sia peggiore di quello degli altri”. Tove ricorda ancora, nitidamente, i silenzi ostili e improvvisi di sua madre, quando soltanto i loro corpi rimanevano vicini l’uno all’altro, evitando però ogni contatto. Lascia cicatrici che non si vedono la nostra vita di prima, compromette le relazioni sociali. Tove ha un’amica quando è piccola e si chiama Ruth, “ed è tutto quello che io non sono”. Ruth è una ladruncola e dice le parolacce, Tove vive con il costante terrore che la sua amica possa scoprire la sua vera natura. “Nei suoi confronti ho un misterioso debito che, sommato alla paura e al vago senso di senso colpa, mi grava sul cuore e colora il nostro rapporto allo stesso modo di tutte le altre relazioni strette e durature che avrò nel resto della vita”. Nel 2014 l’autrice è stata inclusa nel canone letterario danese, oggi finalmente possiamo leggerla anche in italiano
Infanzia
Tove Ditlevsen
Fazi, 150 pp., 15 euro