Attraverso spazi aperti

La recensione del libro di Barry Lopez. Edizioni Black Coffe, 204 pp., 16 euro
1 SET 21
Ultimo aggiornamento: 15:09
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C’è qualcuno che, al pari degli americani, abbia nella propria letteratura un legame altrettanto antico e profondo con la natura? Difficile stabilirlo non conoscendo ogni anfratto del mondo da che la letteratura esiste, ma verrebbe comunque da rispondere di no. Quello americano tra scrittura e territorio, e tra terra e cielo, è un legame enorme che in alcuni casi (gli scrittori di origine indigena) viene dagli antenati, in altri (se si discende da chi è arrivato poi) deriva direttamente dalla consapevolezza del predominio della natura sull’uomo che chi cresce in America non può non possedere. Per esempio: la stessa esistenza della città di Los Angeles nasce da un furto, quello dell’acqua portata fin lì artificialmente; i californiani sono i primi a saperlo, che se l’uomo toglie poi la natura riprende (lo dimostrano gli incendi e le secche sempre più frequenti). Non si vince contro il lato selvaggio della vita, e in America meno che mai.
Ecco perché i suoi scrittori hanno con la luce, con il paesaggio, con i movimenti grandi come con quelli impercettibili una comunione che è fuori dall’ordinario. Fa parte dell’essere circondati da spazi aperti: anche quando crescono in città e il loro orizzonte sono distese di palazzi, sanno comunque che la terra che chiamano casa, là fuori, è immensa, fatta di sei fusi orari, tre oceani (Atlantico, Pacifico, Artico), e deserti e foreste, catene montuose e grandi laghi. E questo forma una cartografia interiore che non può non avere conseguenze sulla mente e sulla letteratura. Un esempio gigantesco in questo senso era Barry Lopez, scrittore naturalista tra i più stimati e importanti, vincitore del National Book Award nel 1986 per Sogni artici. Mancato a Natale 2020, Lopez aveva viaggiato in tutto il mondo, mettendo sempre al centro della sua indagine il rapporto tra le culture umane e la natura selvaggia. Finora in Italia era stato pubblicato in maniera discontinua e da editori diversi. Da poco però è tornato in libreria per la collana “This Land” di Edizioni Black Coffee, con la raccolta di saggi Attraverso spazi aperti (tradotto dall’editrice Sara Reggiani).
Quando è morto, Margaret Atwood (che era stata insieme a lui in viaggio in Alaska) ha detto: “Incontrare Barry significava entrare in una dimensione nella quale si parlava una lingua in via di estinzione: il linguaggio della nostra connessione profonda con il mondo naturale; Barry quel codice lo conosceva bene, e lo stava rinnovando. Era un profeta delle terre selvagge (anche se lui non le avrebbe mai chiamate così)”.
Attraverso spazi aperti
Barry Lopez
Edizioni Black Coffe, 204 pp., 16 euro