Oceani fuorilegge

La recensione del libro di Ian Urbina, Mondadori, 564 pp., 23 euro
3 GIU 20
Ultimo aggiornamento: 06:24 | 31 LUG 20
Immagine di Oceani fuorilegge
Gli oceani sono l’ultimo far west rimasto. Laggiù, in quelle distese di mare, accade di tutto semplicemente perché a nessuno interessa. Gli oceani – non solo il maestoso Pacifico narrato da Hugo Pratt – sono la frontiera definitiva, la più selvaggia e brutale. Scrivendo Oceani fuorilegge, Ian Urbina – giornalista investigativo del New York Times – si è lanciato in un’impresa epica, viaggiando per cinque anni da un emisfero all’altro, percorrendo oltre dodicimila miglia nautiche in tutti e cinque gli oceani, a bordo di navi e pescherecci, lance della guardia costiera, navi di pattuglia della polizia marittima e vascelli di Greenpeace e Sea Shepherd.
Oceani fuorilegge è un potentissimo affresco di ciò che avviene ogni giorno in mare aperto fra pirateria e contrabbando, omicidi impuniti ed equipaggi ridotti in schiavitù a bordo di pescherecci fatiscenti perché la verità è che “nonostante la bellezza mozzafiato, l’oceano è anche un luogo distopico, che ospita fenomeni oscuri e disumani”. Oggi circa metà della popolazione mondiale vive a meno di centocinquanta chilometri dall’oceano e le navi mercantili trasportano il 90 per cento delle merci mondiali, eppure in mare aperto c’è un’infallibile logica di impunibilità e nessuno ne racconta gli attori principali, quell’accozzaglia di ladri di relitti e mercenari, scaricatori clandestini di petrolio e pescatori di frodo, clandestini e balenieri ribelli. In questa immensa zona grigia, Urbina si muove con destrezza, un capitolo dopo l’altro firma un reportage accurato – talvolta sconfortante – capace di cogliere la crudeltà della vita in mare in cui la legge che premia il più forte e annienta gli sconfitti, sin dai tempi di Long John Silver, è l’unico verbo ammesso.
Di fatto, nessuno paga per i crimini commessi in alto mare – dalla pesca illegale al traffico di clandestini – e l’impunità rende gli oceani una terra per fuorilegge. Il grande merito dell’autore è quello di documentare un mondo pressoché invisibile, muovendosi in luoghi di bellezza senza pari, lì dove gli istinti peggiori della natura umana prendono il sopravvento, in spregio alla natura e al rispetto per la vita stessa.
Quindici intensi capitoli durante i quali Urbina si imbarcherà nelle navi ambientaliste, incontrerà i pirati somali, racconterà l’incredibile storia di Sealand – il piccolo stato indipendente al largo delle coste inglesi che mette in vendita online la cittadinanza e persino le onorificenze – e si lancerà alla caccia delle baleniere, raccontando la storia delle truffe portuali e dei finti affondamenti che macchiano di sangue il mare. Abbiamo mappato le stelle e conosciamo ogni centimetro della Luna ma, sorprendentemente, abbiamo dimenticato di esplorare i fondali degli oceani, accettando di sorvolare su tutto ciò che accade ogni giorno in alto mare. Adesso, grazie a questo libro, non abbiamo più alcun alibi e non possiamo più far finta di non sapere. Sì, l’oceano ci sta chiamando.
Ian Urbina
Mondadori, 564 pp., 23 euro