Sommersione

Giorgia Mecca

La recensione del libro di Sandro Frizziero, Fazi, 189 pp., 16 euro 

L’amore gode di ottima reputazione tra gli uomini, dell’odio, invece, è sempre meglio non parlare: “Ma questo sentimento agisce molto più spesso e più profondamente dell’amore, perché è ben comune che l’innamoramento passi e che l’odio, invece, resti e consumi le persone in modo eccezionale. Non esiste lieto fine, redenzione, un paesaggio su cui posare lo sguardo per consolarsi, un sorriso improvviso che conceda una tregua nell’ultimo romanzo di Sandro Frizziero. Sommersione è la storia di un uomo ormai vecchio e stanco, che ha solcato il mare per tutta la vita, prima per lavorare su una nave che smaltiva in acqua gli scarti industriali, poi come pescatore. E’ un uomo senza nome, il protagonista, cattivo di una cattiveria che nasconde un segreto e comunque non lo perdona per i peccati commessi. Impreca, ogni occasione è buona per una bestemmia che gli esce dal profondo, maledice il mondo e i suoi abitanti, la sua solitudine è imperfetta perché ovunque vada viene accompagnato dall’infelicità, che non rinnega e non respinge mai nessuno. “Un infelice non è solo neppure quando cammina o scherza, perché l’infelicità gli resta accanto in ogni momento”. Vive su un’isola destinata a sparire dalle cartine geografiche senza troppe cerimonie: “Non c’è futuro sull’isola che, a ben vedere, altro non è che una cicatrice del mare, un postaccio, insomma, dove non cresce nulla”. Esistono vite che sono tragiche e nient’altro, rassegnate e autocompiaciute della propria miseria. L’anonimo pescatore ha una figlia con cui non parla, una moglie, santa donna, che lo ha reso vedovo troppo presto. “Che poi, a dirla tutta, la Cinzia queste bestemmie pareva volertele cavare a forza dal cuore. Se le meritava proprio. Ogni giorno le ripetevi che era una deficiente, una ritardata; ti veniva automatico, come darle uno schiaffo se alzava lo sguardo più del dovuto durante i tuoi rimproveri”. Nessuno, nemmeno lui, si ricorda quando è stato il giorno in cui ha cominciato a picchiare la moglie, l’unica cosa che rammenta è che l’ha sempre fatto e adesso che è rimasto da solo, va a trovarla in cimitero, a provare ad augurarle un eterno riposo, in silenzio, perché il pescatore non ha mai le parole giuste da pronunciare. “E poi il silenzio è il miglior commento al mistero di questa vita, che don Antonio e i suoi sodali, guarda caso, risolvono con parole così trite e ritrite da risultare scandalose. Il silenzio descrive perfettamente l’essere gettati nel mondo senza preavviso. Insomma, come commentare ciò che ti è toccato in sorte se non tacendo, come fai tu a giorni alterni, oppure bestemmiando di continuo?”. Ha il diavolo in corpo, ed è pieno di sensi di colpa questo uomo che se si guarda allo specchio si vergogna di ciò che è diventato, di ciò che ha commesso. Con il diavolo gli toccherà convivere per sempre, odiando il prossimo su come se stesso. “Odi gli alberi, l’erba, le zanzare, le api e i gabbiani, e tutte le bestie indegne del creato, prima tra tutte l’uomo”: Non esiste nostalgia e nemmeno assoluzione, a volte ciò che rimane degli uomini sono elenchi di pene e di disgrazie, di ingiustizie e piccolezze, miseria autentica senza nessuna nobiltà.

 


 

Sandro Frizziero
Sommersione
Fazi, 189 pp., 16 euro

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