Peccati immortali
Recensione del libro di Aldo Cazzullo e Fabrizio Roncone edito da Mondadori (260 pp., 18 euro)

Roma è come sembra, ma è anche peggio o meglio di come sembra. E sono come sembrano, ma anche peggio o meglio di come sembrano, i personaggi di questo giallo fantapolitico dove i buoni non sono così buoni e i cattivi hanno qualcosa che li rende, in fondo, meno peggio dei buoni sull’orlo del proprio personale inferno. Roma è il Transatlantico, epicentro dell’intrigo e palcoscenico di un assetto politico-governativo che sarebbe fotografia dell’oggi – non fosse stato il libro scritto prima della crisi gialloverde d’agosto. Ma Roma è anche la metropolitana dei disastri, la solita fioraia, lo stabile in disuso, l’ossessione della terrazza, lo studio del professionista dove le segretarie non possono scendere dai tacchi, la buvette dove quello che è detto tanto per dire non è poi così per dire.
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Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.





