L’enigma del futuro
Andrea Iaconail Mulino, 152 pp., 12 euro
di
4 JUL 19
Ultimo aggiornamento: 09:52 AM

Noi esseri umani crediamo fermamente che il futuro non sia scritto. Nessuno ce lo ha mai dimostrato, strettamente parlando, ma crederlo è per noi una specie di istinto – al pari della credenza che esista una realtà esterna, rispetto alle nostre sensazioni, o della certezza di possedere un libero arbitrio – un istinto che ci definisce in quanto umani. Sono le nostre scelte a determinare il futuro, attraverso un intreccio complesso tra ciò che è in nostro potere e le circostanze nelle quali, nostro malgrado, ci troviamo a operare. E tale incertezza è il fulcro delle nostre difficoltà. Riuscirò a ottenere quel lavoro? L’Italia uscirà dall’euro? Riuscirà Fonseca a riportare qualche trofeo alla Roma? Ma quello che è ovvio per il senso comune – in questo caso, la modificabilità del futuro – non sempre (per non dire mai) lo è per la filosofia. Come trattare, da un punto di vista logico, le asserzioni sul futuro? E come caratterizzare, da un punto di vista metafisico, il futuro che abbiamo di fronte? In che senso il futuro è reale, posto che lo sia? Il libro di Andrea Iacona – docente di Logica all’Università di Torino – si sofferma su questi e altri interrogativi concernenti la cosiddetta “filosofia del futuro”, offrendo una guida e un orientamento tra quelle che sono oggi le opzioni filosofiche sul mercato.
Secondo una tradizione che risale ad Aristotele e sembra godere ancora di una certa fortuna, ad esempio, le affermazioni sul futuro non sono propriamente né vere né false. Mentre è vero che “domani pioverà o non pioverà”, non sono né vere né false le affermazioni “domani pioverà” e “domani non pioverà”. Affinché uno dei due enunciati fosse vero, nel momento in cui è proferito, esso dovrebbe essere vero necessariamente e il suo opposto necessariamente falso – e questo è difficile da credere. Qualcuno si è spinto a negare che per le affermazioni sul futuro valga il principio del terzo escluso: contro Aristotele, secondo questa tesi nemmeno possiamo dire con verità che domani pioverà o che non pioverà.
Se dalla logica passiamo all’ontologia, precipitiamo in tranelli di non minore sottigliezza. Dietro alla tesi di senso comune (“il futuro è aperto”) ci sono tante metafisiche possibili: quella che afferma l’esistenza di molti scenari possibili, quella che nega che gli eventi futuri seguano necessariamente a quelli passati (indeterminismo), quella che afferma che le nostre azioni influenzano il corso degli eventi. Insomma, la metafora sull’apertura del futuro è compatibile con molte opzioni logiche e metafisiche, ciascuna con i suoi pregi, ciascuna con una schiera di obiezioni pronte. Le nostre intuizioni sul futuro, scrive Iacona, “non sono così specifiche e così raffinate”. Ma proprio qui interviene la filosofia. Non necessariamente per stravolgere il senso comune, ma per equipaggiarlo di strumenti concettuali sofisticati che consentano una migliore comprensione del mondo.