Romano Guardini

Roberto Persico

Massimo Borghesi, Jaca Book, 220 pp., 20 euro

Nel 1925 esce L’opposizione polare. Tentativi per una filosofia del concreto-vivente. L’autore è un sacerdote cattolico, ha quarant’anni e da poco gli è stata affidata la cattedra di Katholische Weltanschauung nella tradizionalmente protestante Università di Berlino; sente perciò giunto il momento di pubblicare un’opera in cui esporre i fondamenti della sua posizione culturale, su cui riflette da vent’anni. In questo testo chiave, Guardini – in estrema sintesi – spiega che “l’essere non è ‘unilaterale’ ma ‘bilaterale’. E’ una unità, ma si deve cogliere di volta in volta da due parti”. Vale per la realtà in generale: ogni oggetto è al tempo stesso identità e cambiamento, e può essere pensato solo tenendo presenti entrambi i fattori. Ma vale a maggior ragione per la vita umana in tutti i suoi aspetti. La vita infatti è – sempre e inevitabilmente – tensione fra poli opposti: autorità e libertà, ordine e creatività, tradizione e innovazione, individuo e comunità eccetera non sono termini di una lotta in cui uno debba prevalere sull’altro, e neppure antitesi che debbano essere risolte – come voleva Hegel – in una sintesi superiore. Opposizione infatti – annota Guardini – è ben diverso da contraddizione. Questa contrappone due elementi incompatibili, come bene e male, e impone una scelta. Le opposizioni invece sono strutturali, necessariamente complementari; ed è proprio dalla tensione sempre rinnovata e che sempre trova fra i termini opposti equilibri diversi che la vita si sviluppa. Un principio che trova applicazione e conferma in tutti gli ambiti dell’esistenza: nella vita personale, lo sviluppo dell’io è inseparabile dall’apertura all’altro; nella conoscenza, il pensiero logico è sostenuto da un legame affettivo con l’oggetto; la vita sociale e politica si muove incessantemente tra conservatori e progressisti; e così via. Di particolare rilievo l’applicazione del modello alla vita della chiesa, i cui limiti Guardini denuncia in modo drammatico (e profetico…): “Quello che facciamo noi, scrivere libri e tenere discorsi e organizzare, è qualcosa di disperato, che non dice niente”. L’ateismo moderno infatti non nasce da un ragionamento, ma da una ribellione, le cui motivazioni – “L’uomo che si è ribellato ha molto sofferto” – vanno assunte all’interno dell’opposizione. Non si tratta perciò di riproporre un discorso pur vero ma astratto, ma di “porsi dal punto di vista esistenziale per cogliere le ragioni che impediscono alla coscienza moderna il rapporto con Dio”. Massimo Borghesi, ordinario di filosofia a Perugia, si dedica allo studio di Guardini da decenni, e il libro è una sintesi insieme rigorosa e agile della riflessione del pensatore italo-tedesco, di cui sottolinea la profonda attualità: “Oggi il mondo torna ancora a dividersi secondo faglie che da oppositive tendono a diventare contraddittorie. Per questo il modello antinomico, che tiene uniti gli opposti impedendone la guerra, è il paradigma di cui il momento presente ha urgentemente bisogno”.

 

ROMANO GUARDINI
Massimo Borghesi
Jaca Book, 220 pp., 20 euro

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