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Jungle Rudy

Jan Brokken
Iperborea, 320 pp., 18 euro

12 Settembre 2018 alle 09:11

Jungle Rudy

Dopo averci affascinato con le anime baltiche e i bagliori di San Pietroburgo, l’olandese Jan Brokken ci conduce dall’altra parte del pianeta, nelle impenetrabili foreste equatoriali del Venezuela meridionale, sulle orme di uno dei più celebri esploratori del Novecento: il suo leggendario connazionale Rudolf Truffino. 
Di lontane origini italiane, Rudy è l’ultimo di quattro fratelli, non ama studiare, vive a disagio nell’ambiente famigliare e detesta il suo paese, che descrive come un luogo piatto, freddo e piovoso; cerca il suo posto nel mondo, e lo trova là dove natura e avventura si coniugano con ineguagliabile potenza. Negli anni Cinquanta Truffino si trasferisce nella regione della Gran Sabana, nel Venezuela sud-orientale, un altopiano il cui paesaggio è dominato dai “tepui”, grandi montagne piatte e isolate, difficilmente accessibili, separate da profondi canyon. Qui egli diviene il mitico “Jungle Rudy” e avvia una felice convivenza con gli abitanti autoctoni, gli indios Pemón; costruisce fra mille difficoltà case, villaggi e piste di atterraggio; crea la sua famiglia e la sua nuova vita, popolata di piloti, esploratori, donne inquiete e avventurieri di vario genere. Grazie alla sua intraprendenza, alla perfetta conoscenza dei luoghi e ai buoni rapporti con la popolazione locale, Truffino conquista la fiducia delle autorità, fino a divenire il direttore del Parco nazionale di Canaima e ad acquisire una grande notorietà internazionale. I turisti che vogliono visitare il Salto Angel, la cascata più alta del mondo (quasi un chilometro) devono passare da lui e sottostare alle sue regole – spesse volte ai suoi nervosismi. Nel corso degli anni, fra i suoi clienti vi sono i reali olandesi, Neil Armstrong, Werner Herzog, le troupe di film hollywoodiani e persino di un porno soft come “Emmanuelle 6”, per cui si fa pagare profumatamente.
Naturalmente, tutto questo ha un prezzo. Truffino è un uomo difficile, scostante, introverso. Con la moglie austriaca non si intende più, le tre figlie femmine crescono in un ambiente selvaggio, fino a rivoltarglisi contro e ad amareggiarlo per sempre. Il suo habitat è popolato da insidie di ogni tipo: serpenti velenosi e giganteschi anaconda, insetti dalla puntura dolorosissima, scorpioni, scimmie e giaguari. In compenso la flora è ricca di molte specie rarissime, uniche al mondo, e un isolotto particolare, da raggiungere lungo il fiume, viene battezzato da Rudy “l’Isola delle Orchidee”. Con Jungle Rudy, Brokken rimane saldamente ancorato al genere biografico, che gli è congeniale, ma indulge forse nel mito del Buon selvaggio e della Natura incontaminata. L’autore propone al pubblico italiano un documentario di assoluto rigore, costruito anche attraverso difficili e avventurosi viaggi sui luoghi descritti. “Mi tolsi i pantaloni e contai una quarantina di punture solo sulle cosce. Tamponale con l’alcol – mi avvertì Olaf – altrimenti nel giro di tre giorni ti verranno le piaghe. Prima alcol, poi crema. E ringrazia la beata vergine Maria che i karapatos ti abbiano lasciato in pace le palle”.

 

JUNGLE RUDY
Jan Brokken
Iperborea, 320 pp., 18 euro

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