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Teresa Papavero e la maledizione di strangolagalli

Chiara Moscardelli
Giunti, 320 pp., 14,90 euro

1 Agosto 2018 alle 10:32

Teresa Papavero e la maledizione di strangolagalli

Un paese del frusinate con un nome improbabile legato a un fatto che pare leggenda. Una morte sospetta di un utente di Tinder che non accende mai il telefono. Un maresciallo vecchio stile poco avvezzo ai social network. La statale di provincia, con i suoi bar per camionisti e il vodka tonic foriero di informazioni che non ti aspetti. E soprattutto lei, Teresa Papavero, quarantenne single, autoironica, arguta e pasticciona (non per niente l’autrice, Chiara Moscardelli, è anche autrice di Volevo essere una gatta morta, bestseller che qualche anno fa è stato definito una specie di “Bridget Jones” all’italiana). Teresa ha studi di psicologia alle spalle, ma ha anche dietro di sé una carriera quanto più lontana possibile dal luminoso avvenire che suo padre, noto psichiatra, aveva immaginato per lei. Teresa a un certo punto della sua vita – precisamente il giorno del suo dodicesimo compleanno, quando sua madre scompare nel nulla per non tornare – ha deciso che non ci si può fidare di nessuno, ma poi chissà. Forse crescendo ci si può concedere una serata a lume di candela a casa di un tizio conosciuto online – peccato che dopo una sosta troppo lunga di Teresa in bagno il tizio non sia più in terrazza, ma sul selciato (si è ucciso? E’ stato ucciso?). E’ a questo punto che si apre il giallo – anche e soprattutto psicologico – e che finisce la fuga tranquilla di Teresa, una che a Strangolagalli c’è tornata per non dover più sentire l’inadeguatezza che la tormenta: vecchi amori forse persi per non aver avuto la forza di dire quello che si doveva dire; vecchie ruggini e vecchie amicizie, compresa quella con la trans anche datrice di lavoro di Teresa ai tempi dell’impiego non in linea con l’educazione ricevuta (un sexy shop). Vecchi pensieri fissi e un vecchio sogno: un luna park dove la mamma, alla vigilia della fuga, parlava e parlava senza essere udita e capita. Perché tutti scompaiono senza spiegazioni dalla vita di Teresa? E perché quel ragazzo è precipitato dal balcone proprio la sera del loro primo appuntamento? Non c’è scelta: imputata possibile e detective per caso, Teresa, per capire chi sia diventata, deve passare da quel caso irrisolto nel paesino a pianta circolare dell’infanzia, dove tutti conoscono tutti e nessuno conosce nessuno. Non c’è tempo per le goffaggini, nella nuova vita da giovane Miss Marple (aiutata da una memoria al limite del patologico). Che cosa me ne farò mai di questa abilità nel notare particolare insignificanti? si era domandata un giorno la Papavero – e la stessa domanda aveva rivolto al maresciallo titolare del caso, convinto lì per lì di trovarsi di fronte a una pazza. Tutto il resto comincia dove finisce l’inquieto tran-tran romano di Teresa, che si ritrova inseguita da tutti i suoi fantasmi – e forse anche da un pericoloso sconosciuto – in quel di Frosinone. Ed è come se la ruota del luna park del sogno ricominciasse a girare, però al contrario, facendo sì che tutti i pezzi del rompicapo esistenziale, prima che giudiziario, vadano in qualche modo a posto.

 

TERESA PAPAVERO E LA MALEDIZIONE DI STRANGOLAGALLI
Chiara Moscardelli
Giunti, 320 pp., 14,90 euro

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