L'uomo che voleva uccidere Hitler

Claus von Stauffenberg e l'operazione Valchiria
6 NOV 17
Ultimo aggiornamento: 23:37 | 18 AGO 20
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Un putsch militare però è impraticabile. E’ necessario eliminare il tiranno nella Tana del lupo, a Rastenburg, poi volare a Berlino e da lì diramare ordini tassativi, confidando nella determinazione dei congiurati. Entrambe le fasi vedono protagonista lo stesso Stauffenberg. E’ il capo di stato maggiore della riserva, l’unico che può avvicinare Hitler e poi prendere in mano la situazione nella capitale. Le sue grandi doti organizzative lo guidano, la coscienza gli impone di agire. L’azzardo è irreversibile, ma è pronto al sacrificio. La fortuna non premia i congiurati. L’ufficiale riesce a innescare una sola delle due cariche esplosive; la riunione si tiene non nel bunker ma in una baita in legno; la borsa con l’esplosivo viene casualmente spostata; quattro uomini muoiono nell’attentato, ma Hitler è solo leggermente ferito; a Berlino, l’operazione Valchiria parte con un leggero ritardo, sufficiente però a far sapere che il Führer è vivo. L’estremo tentativo del popolo tedesco di scindere il proprio destino da quello, ormai segnato, del regime nazista, è fallito. Stauffenberg non salverà l’onore della Germania, ma solo il proprio, insieme a quello di migliaia di oppositori che saranno fucilati nei mesi successivi. Se l’attentato fosse riuscito, ci ricorda Peter Steinbach, 20 milioni di vite umane sarebbero state risparmiate.