Verso l’ignoto assoluto

Il Nobel per la Letteratura Maalouf: “Potremmo realizzare le nostre più grandi speranze o precipitare la specie nella schiavitù e nella distruzione”
2 NOV 26
Ultimo aggiornamento: 10:36
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Amin Maalouf (Foto LaPresse)

Circa trent’anni fa, Amin Maalouf ha pubblicato “Les identités meurtrières”, un libro profetico che rimane ancora oggi un punto di riferimento. Da allora, lo scrittore libanese-francese, segretario perpetuo dell’Académie française dal 2023, pubblica regolarmente saggi per ricordarci la nostra umanità in questi tempi in cui i punti di riferimento vacillano, tra cui recentemente “Le labyrinthe des égarés”, che si può trovare nell’antologia “Un monde sans boussole”, pubblicata dalle edizioni Bouquins. Lo scrittore torna nelle librerie con Grasset, il suo editore di sempre, con “Le Siècle de notre métamorphose”, un’opera che lancia l’allarme sul rischio della nostra disumanizzazione, se non addirittura della nostra distruzione, di fronte a un progresso scientifico e tecnico onnipotente e travolgente. “Spesso si è definito questo o quell’evento come decisivo o storico, e talvolta era vero. Ma oggi i progressi scientifici e tecnologici pongono una domanda del tutto inedita: l’umanità manterrà il suo ruolo predominante all’interno del Creato, oppure le sue stesse creature finiranno per emarginarla? Senza cedere a facili scenari distopici, questa domanda non si era mai presentata prima con tanta acutezza”, dice al Point Maalouf. L’ambizione di costruire macchine in grado di imitare il comportamento umano risale tuttavia alla mitologia e al Medioevo.
“Il sogno risale senza dubbio alle origini stesse dell’umanità: creare esseri che non solo imitino l’uomo, ma lo eguaglino. Allora si trattava di miti e fantasie. Ciò che sta accadendo oggi è di natura diversa. Solo pochi decenni fa non avremmo mai immaginato che delle macchine potessero imitare il funzionamento del cervello al punto da padroneggiare il linguaggio con tanta raffinatezza, prendere decisioni che sfuggono ai loro stessi progettisti o migliorarsi autonomamente con un intervento umano sempre più limitato. Non siamo ancora del tutto al punto di svolta, ma sentiamo che potremmo arrivarci. Non si tratta più del sogno di una statua che prende vita; è una tecnologia che potrebbe concretamente emarginare la specie umana e rimettere in discussione il nostro posto nel Creato”, afferma lo scrittore. Alla fine del suo ultimo saggio, Maalouf evoca il mito del re Mida, un’allegoria che trova riscontro nel nostro presente. “Mida aveva espresso il desiderio che tutto ciò che toccava si trasformasse in oro. L’umanità moderna ha formulato desideri immensi e dispone improvvisamente dei mezzi tecnici per realizzarli. Tuttavia, proprio nel momento in cui li realizziamo, scopriamo che questi desideri possono rivelarsi letali. Mida non aveva previsto che il cibo che portava alla bocca si sarebbe trasformato in metallo e che sarebbe morto di fame. Allo stesso modo, il nostro sogno può ritorcersi contro di noi. Siamo in grado di prolungare notevolmente l’esistenza e di risolvere problemi ritenuti irrisolvibili, ma questa onnipotenza ha un prezzo. Come per Mida, il sogno rischia di trasformarsi in un incubo”, dice Maalouf.
“Oggi i progressi pongono una domanda inedita: l’umanità manterrà il suo ruolo nel Creato o le sue stesse creature finiranno per emarginarla?”
E ancora: “La creatura si crede il Creatore: riesce a creare ben oltre ciò che riteneva possibile, scoprendo al contempo l’immenso pericolo di una tale smisuratezza. Potremmo assistere alla coesistenza di una forma di immortalità dell’individuo e di una minaccia di mortalità per la specie. Ci stiamo dirigendo verso l’ignoto assoluto”.
Durante una visita ufficiale in Cina, il presidente russo Vladimir Putin e il leader di Pechino Xi Jinping hanno discusso della loro longevità. “Questi due leader settantenni riflettevano sul fatto che i progressi della medicina potrebbero consentire loro di vivere fino a 150 anni, proiettandosi così al potere per decenni. Per le persone della loro generazione o della mia, questo è senza dubbio un sogno irrealizzabile; ma per i bambini che nascono oggi, vivere molto più a lungo e in buona salute diventa una prospettiva del tutto plausibile”, secondo Maalouf. Questi progressi scientifici possono però diventare un’arma temibile nelle mani di predatori senza alcun controllo. “Nel libro cito questa frase di Stephen Hawking: ‘La comparsa di un’intelligenza artificiale potente sarà o la cosa migliore o la peggiore che sia mai capitata all’umanità’. È la pura verità. Potremmo realizzare le nostre più grandi speranze oppure precipitare la nostra specie nella schiavitù e nella distruzione. Ci stiamo avvicinando con lo stesso passo a questi due futuri opposti senza sapere quale dei due prevarrà”, spiega Maalouf, la cui riflessione ricalca quella di papa Leone XIV nella sua enciclica “Magnifica Humanitas”. “Avevo appena terminato il mio manoscritto e mi ha colpito vedere che il Papa avesse dedicato un’enciclica a questo argomento. È eccezionale che un sommo pontefice affronti una tematica del genere con tanta serietà e tempestività. Questo perché l’intelligenza artificiale non è una semplice tecnologia: costituisce il fondamento di una nuova civiltà materiale. Di fronte a un cambiamento di tale portata, era importante che la Chiesa non reagisse come se si trattasse di un evento ordinario”, dice lo scrittore francese-libanese.
“Il Libano è un paese in cui la confusione tra religione e identità ha prodotto tragiche derive. Mi oppongo al giogo comunitario”
E ancora: “Provo spontaneamente una viva simpatia per papa Leone. Incarna il volto di un’America aperta al mondo, consapevole delle sofferenze del nostro tempo e legata al sud del mondo attraverso i suoi legami con l’America Latina. Il fatto che si sia recato così presto in Libano, martoriato da decenni di dolore, mi ha profondamente commosso. Al nostro tempo manca crudelmente una bussola morale. Stiamo compiendo passi da gigante sul piano scientifico e materiale, ma le nostre mentalità ristagnano o regrediscono. Questo divario tra l’accelerazione tecnica e il ristagno etico richiede un’elevazione delle coscienze. Leone XIV mi sembra avere la statura e l’equilibrio necessari per incarnare questo punto di riferimento”. Per Maalouf, “è importante distinguere due dimensioni: la spiritualità da un lato e l’appartenenza dall’altro. La religione vissuta come identità o appartenenza esclusiva suscita in me grande diffidenza. Al contrario, il bisogno di trascendenza, la necessità di non rimanere impantanati nella realtà materiale o nelle contingenze immediate della Storia mi sembrano essenziali. Qualsiasi percorso spirituale che permetta all’umanità di elevarsi e di riflettere sul proprio destino in modo globale merita di essere incoraggiato. C’è in me una costante ricerca spirituale, senza un’adesione religiosa formale. Quando alcune figure traggono dalla loro fede una visione benevola del mondo e operano per il progresso umano, mi sento molto vicino a loro. Ma non appena la religione si trasforma in affermazione identitaria o in ripiegamento su di sé, me ne allontano immediatamente”. Le sue origini libanesi spiegano in parte questo atteggiamento. “Il Libano è un paese in cui la confusione tra religione e identità ha prodotto tragiche derive. Ho sempre sentito l’imperiosa necessità di separare la ricerca spirituale dal giogo comunitario”, conclude lo scrittore. (Traduzione di Mauro Zanon)