Pascal Bruckner sul “gigantesco banchetto nazionale”, la decadenza e la “guerra civile strisciante”

“Le fratture sono evidenti, come il rischio di un incendio generalizzato. La Francia offre lo spettacolo di un paese in decadenza ossessionato dall’idea di peggiorare le proprie condizioni”
2 NOV 26
Ultimo aggiornamento: 10:46
Immagine di Pascal Bruckner sul “gigantesco banchetto nazionale”, la decadenza e la “guerra civile strisciante”
Nel maggio 1848 Alexis de Tocqueville assiste a una grande festa allegorica in onore della concordia sul Campo di Marte. La monarchia di luglio di Luigi Filippo è crollata tre mesi prima e le elezioni di aprile non hanno dato un esito chiaro. Nelle periferie cresce il malcontento: gli operai, che avevano sperato in una repubblica sociale e democratica, si ribellano alla chiusura delle officine nazionali, quelle istituzioni create per attenuare la disoccupazione. Sul Campo di Marte Tocqueville vede oscillare ventimila baionette, ‘come un lago d’acciaio’. Tocqueville annota nelle sue memorie: ‘Assistetti a questo lungo spettacolo con il cuore colmo di tristezza; mai, in nessun’altra epoca, erano state così tante armi contemporaneamente nelle mani del popolo. Previdi che tutte queste baionette che vedevo brillare al sole sarebbero state presto levate le une contro le altre, e sentii che avevamo appena passato in rassegna i due eserciti della guerra civile’”. Così Pascal Bruckner nella Neue Zürcher Zeitung. “Appena un mese dopo il generale Cavaignac, alla testa di un esercito composto soprattutto da figli di contadini, si scontra con gli operai. Questi hanno eretto barricate nella parte orientale di Parigi. E’ un massacro: cinquemila insorti vengono uccisi, 1500 fucilati senza processo, 25 mila deportati, soprattutto in Algeria. Karl Marx si mostra entusiasta e vede nella rivolta ‘l’evento più formidabile’ nella storia delle guerre civili europee. Ancora 22 anni dopo, nel 1871, la Francia appena umiliata dalla Prussia vive la rivolta della Comune di Parigi.
“Le fratture sono evidenti, come il rischio di un incendio generalizzato. La Francia offre lo spettacolo di un paese in decadenza ossessionato dall’idea di peggiorare le proprie condizioni”
Un episodio ancora più brutale, soffocato nel sangue senza pietà da Adolphe Thiers. Nel 1961, Parigi è in massima allerta quando generali in Algeria tentano un colpo di stato per rovesciare il presidente Charles de Gaulle. Nel maggio 1968 la Francia sfiora una guerra civile. I disordini del 17 ottobre 2026 si sono svolti alla fine della mia strada: per tutto il giorno si sono sentiti i botti dei lacrimogeni e petardi. Verso le 18, quando sono uscito a fare la spesa, le strade erano devastate: bidoni della spazzatura in fiamme, motorini e panchine bruciate, asfalto squarciato, auto carbonizzate, negozi demoliti e saccheggiati. Bande di giovani urlavano di gioia mentre affluivano da Place de la République. Nel corso della giornata si sono alternati tre tipi di manifestanti: studenti e liceali, poi i rappresentanti di estrema sinistra, disciplinati e determinati, pronti a incendiare tutti i simboli dello ‘stato borghese’, infine saccheggiatori delle periferie venuti a fare ‘shopping’. Non erano i ‘dannati della terra’ di Fanon, né oppressi, ma avidi ipercapitalisti. E’ stato un gigantesco banchetto nazionale, in cui si fronteggiavano commercianti terrorizzati e rivoltosi furiosi. In tutte le città francesi si sono ripetute le stesse scene apocalittiche, ma rispetto alle rivolte precedenti c’era una differenza: il sovraccarico e la sostanziale assenza della polizia. Per capire lo stato d’animo che ha pervaso il paese bisogna guardare la situazione finanziaria della Francia: il debito pubblico ammonta a 3640 miliardi di euro, pari al 117 per cento del Pil. Il carico degli interessi è di 74 miliardi di euro all’anno, equivalente alla spesa per la difesa. A questo ritmo, nel 2030 i soli pagamenti degli interessi supereranno le entrate dell’imposta sul reddito.
La nazione francese si frammenta e si decompone sempre più. I disordini del 17 ottobre hanno mostrato una gioventù in preda al panico per il futuro, per una guerra in Europa, per gli estremisti di destra, i jihadisti o il crollo del livello scolastico. In questa confusione pullulano i ciarlatani, di destra o di sinistra: in primo piano Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon, fratelli nemici ma complici nascosti, che cullano la popolazione con promesse irrealizzabili. Si aggiunge il fallimento delle autorità. Il divario tra la visione idilliaca della Francia coltivata nel Palazzo presidenziale e la realtà sul territorio è abissale. Da anni aumentano gli attacchi ai poliziotti, anche fuori servizio. Si pubblicano i loro indirizzi su internet, li si attira in trappole per picchiarli. I dirigenti scolastici ricevono minacce di morte e la polizia sequestra migliaia di armi da taglio nelle scuole. Le fratture sociali sono evidenti, così come il rischio di un incendio generalizzato in alcune periferie. La Francia offre lo spettacolo di un paese in piena decadenza, ossessionato dall’idea di peggiorare ulteriormente le proprie condizioni. Ci si richiama al 1793, al 1830, al 1848 o alla Comune di Parigi per ripetere in tono minore tutte le utopie fallite dei secoli passati. In mancanza di cultura del compromesso e del dialogo, il nostro paese si è rassegnato a scioperi sistematici, devastazioni e danneggiamenti compiuti in nome del popolo. Ci siamo talmente abituati a distruzioni, incendi e rifiuto del lavoro che sono diventati la norma. Scivoliamo verso una guerra civile strisciante che non è ancora scoppiata apertamente. La ‘Grande Nation’ implode”. (Traduzione dall’inglese di Giulio Meotti)