Lionel Shriver contro chi blatera di “genocidio”

Secondo la scrittrice americana “per i rivoluzionari da salotto, l’essere eternamente ostacolati è una benedizione per conservare il ​​proprio risentimento, furia e purezza”

2 NOV 26
Immagine di Lionel Shriver contro chi blatera di “genocidio”

La scrittrice Lionel Shriver (foto Epa via Ansa)

“Credo che ciò che i progressisti desiderano più di ogni altra cosa sia fallire” scrive Lionel Shriver su New Criterion. “Si sentono a proprio agio soprattutto quando si oppongono a qualcosa. Prediligono condurre campagne per obiettivi che non si realizzeranno mai. Sono talmente dipendenti dal perdurare di mali sociali come il razzismo che, in caso di necessità, arrivano a inventarsi ‘microaggressioni’ invisibili a occhio nudo; se il razzismo viene a mancare, se lo inventano di sana pianta. Per i progressisti, un’utopia compiuta – in cui non resti più nulla né nessuno da denunciare – equivarrebbe all’inferno. Per di più, l’ultima cosa che desiderano è trovarsi in posizioni di potere che mettano alla prova la fattibilità delle loro idee strampalate. Una volta al comando, sarebbero costretti a mettere in pratica le loro politiche insensate”.
“Immaginate, dunque, deli Stati Uniti privi di forze dell’ordine, prigioni e confini nazionali, dove tutto è gratuito, ma dove chiunque sia in grado di produrre concretamente tali beni viene derubato, vilipeso e ridotto in miseria; dove metà della popolazione ha scambiato il proprio sesso con l’altra metà, con il piccolo inconveniente che l’intera popolazione risulta sterile. E’ evidente che un successo totale dei progressisti sarebbe uno scenario agghiacciante: violenze e saccheggi dilaganti, città ridotte a contesti da terzo mondo e invase da criminali e immigrati che depredano tutto ciò che capita loro a tiro; un’economia al collasso che porterebbe alla fine di comodità come Internet, acqua corrente, elettricità, supermercati e governi funzionanti. E, in quel caso, i progressisti non avrebbero altro colpevole se non se stessi! Immaginate, inoltre, di dover accettare la responsabilità della scomparsa di Israele – un’eventualità che forse, in astratto, vi era persino parsa auspicabile, ma che ora vi provoca un certo senso di nausea. Perché, a quanto pare, cancellare Israele dalla carta geografica non è un esercizio che si limita alla cartografia. Dopo che per anni avete blaterato di ‘genocidio’, Hamas e Hezbollah hanno decapitato, sventrato, stuprato e profanato i corpi di oltre sette milioni di ebrei — e di non pochi arabi, perché, si sa, queste scorribande possono diventare piuttosto cruente — giusto per mostrare a tutti voi, sostenitori che siete poco più che ‘utili idioti’, che aspetto abbia davvero un ‘genocidio’ degno di questo nome. Quanto è meglio restare in un’innocua impotenza a bordo campo, a saltellare come bambini, prima che il momento del gioco finisca e sia ora della merenda”.
“Per i rivoluzionari da salotto, l’essere eternamente ostacolati è una benedizione: possono conservare il ​​proprio risentimento, la propria furia, la propria purezza mai contaminata dal contatto con la realtà e quel senso di scopo che non viene mai rovinato dall’ottenere ciò che dicono di volere. Quando il vero potere politico finisce nelle mani dell’estrema sinistra, i risultati si sono già rivelati catastrofici, non solo a Cuba o in Venezuela, ma anche in questo paese. I progressisti sono persone molto più felici quando vengono fermate. Sarebbe dunque un gesto di cortesia, da parte dei conservatori e dei pochi democratici moderati rimasti, accontentarli”.
 
(traduzione di Giulio Meotti)