il foglio internazionale
La sconfitta del pensiero. Alain Finkielkraut e le rivolte studentesche
Il filosofo: “Fellini si chiese perché abbiamo guardato ai giovani come messaggeri di chissà quale verità assoluta”
19 OTT 26

La protesta organizzata dagli studenti delle scuole superiori è motivata da alcune rivendicazioni legittime o rappresenta invece la sconfitta del pensiero? “Gli studenti delle scuole superiori che partecipano agli scioperi protestano contro la carenza di risorse, la mancata sostituzione dei docenti e il degrado dei loro istituti. Chiedono 10 miliardi tondi tondi per porre fine al movimento. Nel frattempo, i più determinati saccheggiano o incendiano le scuole superiori e aggrediscono i docenti. Come si può, in queste condizioni, biasimare quelli che hanno appena ottenuto l’abilitazione all’insegnamento e sono sempre di più a gettare rapidamente la spugna o addirittura a scegliere fin dall’inizio una strada diversa? Il contrasto tra il contenuto delle rivendicazioni degli studenti delle scuole superiori e i mezzi scelti per farle valere è vertiginoso”, dice al Figaro il filosofo e accademico di Francia Alain Finkielkraut.
Questa protesta rientra in una crisi più ampia del sistema scolastico e della trasmissione del sapere? “Le manifestazioni arrivano pochi giorni dopo la pubblicazione della classifica Pisa, che rivela senza mezzi termini il crollo del livello scolastico in Francia”, fa notare Finkielkraut, prima di aggiungere: “Per comprendere cos’è successo, occorre risalire a Pierre Bourdieu e ai libri che ha pubblicato con Jean-Claude Passeron, Les Héritiers e La Reproduction. I due sociologi denunciano, con il supporto delle statistiche, la grande menzogna della meritocrazia. Con il pretesto di seguire la grande raccomandazione di Condorcet, ‘i popoli liberi non conoscono altri mezzi di distinzione se non i talenti e le virtù’, la selezione, dicono Bourdieu e Passeron, trasforma l’eredità sociale in merito individuale. Fa credere agli studenti di buona famiglia di essere i migliori perché ottengono i voti più alti e ai bambini delle classi svantaggiate che possono prendersela solo con sé stessi per il destino che è loro assegnato, poiché la maggior parte di loro non raggiunge la sufficienza. Il sistema scolastico ha ascoltato Bourdieu e ha cercato, riforma dopo riforma, di correggere le ingiustizie da lui messe in luce. E’ stato istituito il sistema scolastico unico. La bocciatura e la conseguente ripetizione dell’anno sono praticamente scomparse. Il diploma di maturità è diventato un diritto umano. E la lotta contro le disuguaglianze ha portato ad accogliere gli studenti più deboli in classi di livello superiore e, successivamente, ad adeguarsi alle loro capacità per non lasciare nessuno indietro. Risultato: il livello è crollato drasticamente. La politica compassionevole e riparatrice nata dalla lettura di Les Héritiers penalizza anzitutto proprio coloro ai quali dovrebbe tendere una mano. Gli altri possono sempre cavarsela grazie all’istruzione privata o alle lezioni private”.
“La riproduzione sociale – prosegue Finkielkraut – è garantita proprio grazie alle misure adottate per porvi fine. E perché fermarsi proprio ora? Per eliminare definitivamente il vantaggio degli eredi, sono stati diseredati tutti. E’ stata data la parola agli studenti prima ancora di insegnare loro la lingua, sono state soppresse le discipline umanistiche, le nuove élite ripetono allegramente che ‘la Francia ha dei punti di forza’ e chi immaginerebbe oggi un presidente della Repubblica che cita alcuni versi di Paul Éluard come fece Georges Pompidou in una conferenza stampa all’indomani del suicidio di Gabrielle Russier? Quando i ministri dell’Istruzione cercano di reintrodurre una parvenza di rigore e selezione, vengono sconfessati dai loro successori (…). Ciò che gli studenti delle scuole superiori dovrebbero esigere è il ritorno alle discipline umanistiche e alla storia cronologica, il potenziamento dello studio della lingua francese e il tempo per leggere. Invece, trascorrono sempre più ore con gli occhi incollati al cellulare e vogliono un orario scolastico alleggerito”.
Questo movimento si iscrive sulla scia del Maggio ’68 o è di natura radicalmente nuova? Qual è la differenza rispetto al tradizionale “folclore studentesco”? Secondo Finkielkraut, “nel maggio ’68 sono state dette o scritte molte sciocchezze, ma ci sono state anche alcune perle: ‘Basta con i fatti, via alle parole’. E non ci sarebbe mai venuto in mente di bruciare o devastare gli istituti scolastici. Eravamo, secondo la geniale espressione di Philippe Muray, dei ‘ribelli di Panurgo’, non eravamo vandali. A quell’epoca ero giovane, cioè conformista. Seguivo la corrente, facevo come tutti, mi indignavo come ci si indignava, mi ribellavo come ci si ribellava. E poi, grazie ai libri, sono invecchiato precocemente. Mi sono affrancato dalla marea generazionale, ho imparato a pensare con la mia testa e ho assaporato, ben prima di raggiungere la terza età, questa riflessione di Fellini: ‘Mi chiedo cosa sia successo a un certo punto, quale sorta di maledizione abbia potuto colpire la nostra generazione, perché all’improvviso abbiamo cominciato a guardare i giovani come i messaggeri di chissà quale verità assoluta. I giovani… I giovani… I giovani. Sembrava quasi che fossero arrivati a bordo di astronavi’”.
E’ legittimo il paragone con le rivolte del 2005 e del 2009? “Ciò che mi sembra legittimo è sottolineare il ruolo crescente delle nuove tecnologie nelle manifestazioni e nelle rivolte. Si vede in tempo reale cosa sta succedendo altrove e si fa la stessa cosa. Non si vuole restare indietro, non si vuole rimanere esclusi. La violenza si diffonde e si diffonderà sempre di più per contagio mimetico”, spiega al Figaro Finkielkraut.
Il governo denuncia la strumentalizzazione del movimento da parte della France insoumise, il partito della sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon. Anche in questo caso, è una novità? “La France insoumise corteggia i rivoltosi alzando l’asticella sulle loro rivendicazioni e allo stesso tempo punta sulla carta dell’antisemitismo per convincere gli abitanti dei territori perduti della Repubblica a votare a suo favore. Si tratta dell’applicazione alla lettera della raccomandazione della Fondation Terra Nova del 2011. Poiché le classi popolari sono irrimediabilmente nostalgiche della Francia di un tempo, occorre far emergere una nuova maggioranza composta da laureati, giovani, minoranze e donne in lotta per l’uguaglianza. A giudicare dalle kefiah e dalle bandiere palestinesi che spuntano nelle manifestazioni degli studenti delle scuole superiori, la coalizione si sta formando. Diventerà mai maggioritaria? C’è da sperare che la maggior parte dei francesi, scossi dalle violenze urbane, puniscano Mélenchon nel 2027”, afferma Finkielkraut.
Nella settimana delle commemorazioni per il massacro del 7 ottobre, le bandiere palestinesi e gli slogan a favore di Gaza hanno accompagnato le violenze degli studenti. Cosa ci dice questa onnipresenza in un movimento studentesco le cui rivendicazioni sembrano molto lontane da questo tema? “Su alcuni cartelloni affissi nei licei si poteva leggere: ‘7 ottobre, giorno di festa’. In un testo intitolato ‘La zona grigia’, Primo Levi scrive: ‘Sono soprattutto i giovani a volere che le cose siano chiare, che le distinzioni siano nette. Avendo una scarsa esperienza del mondo, non amano l’ambiguità’. Per molti adolescenti, il conflitto arabo-israeliano si riduce all’oppressione esercitata da uno stato sanguinario sui nuovi dannati della terra che sono i palestinesi”.