dal Mail on Sunday
Dal fiume all’acqua park
L'ex premier britannico Boris Johnson ricorda che Israele ha già ritirato i coloni. E non è finita benissimo
21 SET 26
Ultimo aggiornamento: 08:40

Il Crazy Water Aqua Fun Park di Gaza (foto Getty)
"Ok, quindi tutti vogliamo una soluzione a due stati per Israele e Palestina, lo voglio io, lo vuoi tu e lo vuole anche Ed Miliband" scrive l’ex primo ministro britannico Boris Johnson sul Mail on Sunday. “Supponiamo per un momento che gli israeliani siano così sconvolti dalle sue sanzioni ridicole e vergognose annunciate questa settimana da decidere di accontentare il ministro degli Esteri britannico. Immaginiamo che il governo laburista ottenga quello che vuole e riesca in qualche modo a convincere Israele a iniziare a smantellare tutti gli insediamenti recenti in Cisgiordania. Non accadrà mai, non nel mondo reale; ma voglio che ci ragioniamo. Supponiamo che gli israeliani tirino fuori i bulldozer, sfrattino i coloni (usando la violenza se necessario) e poi passino l’intera responsabilità ai palestinesi. E’ questo che Miliband sostiene di volere; è questo l’obiettivo delle sue sanzioni, no? Un nuovo stato palestinese autogestito. E cosa pensate che succederebbe allora? Beh, per caso lo sappiamo esattamente, perché questo esperimento è già stato fatto. Nel 2005 il governo di Israele cedette alle pressioni internazionali e ritirò tutti i coloni ebrei da Gaza – e quando dico ritirò, intendo che in alcuni casi li trascinarono letteralmente per i capelli. Sradicarono circa 8.500 israeliani, demolirono le loro case e poi consegnarono l’intera gestione della Striscia di Gaza ai palestinesi – o, più precisamente, ad Hamas. Avresti pensato che Gaza offrisse in molti modi una prospettiva fantastica per lo sviluppo urbano. Ha una popolazione giovane e dinamica; ha spiagge meravigliose in una splendida località mediterranea; e ha abbastanza gas offshore da generare miliardi di entrate per decenni. Quando Hamas prese il controllo di Gaza, avrebbe potuto essere ragionevole e pragmatico. Avrebbe potuto concentrarsi sui bisogni del proprio elettorato, sul tenere le strade pulite e libere dal crimine, e sul mettere in piedi un buon trasporto pubblico. E l’hanno fatto? Hanno emulato la maggior parte dei politici municipali decenti e puntato su lavoro e crescita? Macché. Se volete capire perché gli israeliani non accetteranno mai, nelle condizioni attuali, una soluzione a due Stati e perché le sanzioni di Miliband sono una tragica perdita di tempo, guardate cosa è successo a Gaza. Tutta la tragedia, per me, è riassunta dalla storia del Crazy Water Aqua Fun Park. Erano passati solo pochi anni dalla partenza degli israeliani quando un imprenditore gazawi – in realtà un ex ministro di Hamas – decise di usare parte delle enormi somme di aiuti allo sviluppo che stavano inondando l’enclave. Nel 2010 costruì un parco acquatico, uno di quei posti deliziosi pieni di scivoli tubolari giganti attraverso i quali il corpo umano viene propulso come un bolo nel sistema digerente finché non ploppi urlando in qualche piscina. Li conosciamo e li amiamo tutti, e tutti ci abbiamo portato le famiglie. Sono scene universali di gioia e divertimento, in cui i sessi si mescolano in abbigliamento da bagno adeguato. Il Crazy Water Aqua Fun Park non faceva eccezione. Fu un successo. Presto lo stabilimento impiegava più di cento persone, e potrebbe esserci ancora oggi – se non fosse per l’odio e la gelosia di Hamas. I fanatici obiettavano alla semi-nudità. Rabbrividivano per la vicinanza tra i sessi. Pensavano che l’intera cosa fosse anti-islamica ed empia, e un giorno lo chiusero – poco prima che quaranta uomini mascherati apparissero nel cuore della notte e lo dessero alle fiamme. Questa è una metafora perfetta del modo in cui Hamas ha gestito l’economia gazawi. Invece di liberare il potenziale, lo hanno incenerito. Hanno sperperato miliardi di aiuti esteri, dall’Ue, dalla Gran Bretagna, da tutto il mondo. O se li sono messi in tasca oppure li hanno usati per comprare armi; e invece di usare i soldi per scavare fognature decenti o sistemi di trasporto di massa, hanno passato tutto il tempo a scavare tunnel – da cui attaccare Israele. Il 7 ottobre 2023, come tutti sappiamo, sono usciti a sciami dai loro nascondigli, in motocicletta o su deltaplani, e hanno commesso la più grande e orribile atrocità contro il popolo ebraico dai tempi dell’Olocausto. Questo è quello che è successo a Gaza quando gli israeliani se ne sono andati, hanno distrutto gli insediamenti e hanno messo i palestinesi a capo della propria sicurezza. Ed è per questo che nessuno in Israele è remotamente interessato – in questo momento – a fare lo stesso in Cisgiordania. Nessuno che abbia qualche possibilità di formare un governo alle prossime elezioni israeliane, né Benjamin Netanyahu né l’opposizione, sta contemplando una soluzione a due stati – se per stato si intende un’entità politica palestinese armata e responsabile della propria sicurezza. Certo, quegli atteggiamenti israeliani potrebbero cambiare se pensassero che non ci sia rischio di attacco. Se Hamas decidesse davvero di rinunciare alla violenza e di disfarsi delle armi, allora saremmo all’inizio di una conversazione che potrebbe effettivamente portare a una pace duratura. Non sono del tutto pessimista al riguardo; penso che possa accadere. Ma dov’è la pressione britannica su Hamas? Perché continuiamo a martellare Israele? Questo è il settimo pacchetto di sanzioni imposto dai laburisti dall’attacco del 7 ottobre, tutte contro Israele. E tutti sappiamo il motivo – perché qualunque cosa dica Ed Miliband, il Labour è ormai un partito corbynista che persegue politiche radicali e settarie pensate per consolidare il voto dell’estrema sinistra. Stanno presentando leggi disperate e inapplicabili sulla cosiddetta islamofobia – e poiché il termine significa letteralmente paura dell’islam, possiamo solo concludere che i più grandi islamofobi siano nel Partito Laburista. Temono l’islam, nel senso che temono di essere visti – come Keir Starmer – troppo morbidi con Israele. Andy Burnham teme la reazione moralistica nelle moschee e nei 57 collegi laburisti dove c’è una minoranza musulmana superiore al quindici per cento. Queste sanzioni patetiche e ridicole non hanno nulla a che fare con la promozione di una soluzione a due stati; non hanno nulla a che fare con la pace. Servono tutte ad assecondare un sentimento di sinistra crescente e fondamentalmente antisemita contro Israele e a respingere la sfida dell’egregio Zack Polanski e dei Verdi. Non funzionerà. Come tutti gli atti di appeasement, il gesto di Miliband incoraggerà solo la richiesta di ulteriori concessioni da un movimento crescente che non sarà soddisfatto finché la patria del popolo ebraico non sarà stata rimossa, come dicono loro, ‘dal fiume al mare’. State a vedere. Il passo successivo sarà un annuncio, non solo del Partito Laburista ma del governo laburista, che Israele è colpevole di ‘genocidio’. E’ un abuso del termine e un insulto a chi è morto nell’Olocausto. Queste sanzioni non aiuteranno un solo contadino palestinese; non sosteranno una sola impresa palestinese – anzi, tutt’altro. Se avranno un effetto qualsiasi nei Territori Occupati, costeranno posti di lavoro a chi ne ha più bisogno. L’unico impatto che avranno sulla politica israeliana sarà rafforzare l’estrema destra e consolidare l’impressione, anche tra i moderati, che il Regno Unito non sia più affidabile. L’inetto e incoerente Burnham ha spostato la Gran Bretagna ai margini estremi del dibattito e per cosa? Per nutrire il coccodrillo corbynista. Tutto questo è vergognoso”.
(Traduzione di Giulio Meotti)