Cosa c'entra l'uso dello smartphone con il calo demografico

Il crollo del numero di coppie e di bambini e come le nascite plasmeranno la geopolitica del futuro nel libro di Oscar Bockel: "La società del 2010 non era arcaica. La grande differenza rispetto al 2010 sono gli smartphone, che creano dipendenza da aspettative", dice l'autore al Figaro
14 SET 26
Ultimo aggiornamento: 08:26
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Nel libro “La Bombe de la dénatalité. Comment le monde entre dans l’hiver démographique” (Le Cerf)”, l’alto funzionario e diplomatico Oscar Bockel individua nell’avvento dello smartphone una delle cause principali del crollo della fertilità e ritiene che la demografia sconvolgerà i rapporti di forza politici e geopolitici in futuro. “Bisogna distinguere due transizioni demografiche” dice al Figaro. “La prima comporta il passaggio da circa sei a due figli per donna; la seconda, quella che stiamo vivendo oggi, comporta il passaggio da due figli a uno, o addirittura a zero. Queste due transizioni non obbediscono agli stessi fattori determinanti”, dice al Figaro Oscar Bockel prima di aggiungere: “La prima è legata alla modernità: il calo della mortalità infantile, che riduce la necessità di avere figli ‘di riserva’, l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro e l’urbanizzazione. Dall’inizio degli anni 2010 siamo entrati nella seconda fase, le cui cause sono diverse. Perché siamo passati da più di due figli per donna nel 2010 a 1,53 oggi? La società del 2010 non era arcaica. La grande differenza rispetto al 2010 sono gli smartphone, che hanno provocato un calo del numero di coppie e hanno cambiato le mentalità. Avere figli non è più una cosa scontata, ma un obiettivo tra gli altri, che si realizza una volta che sono state ‘spuntate tutte le caselle’ dell’esistenza”. Quali sono queste “caselle da spuntare” che oggi precedono la procreazione? “È un livello di aspirazioni sempre più elevato, accompagnato da una crescente difficoltà a soddisfarlo: avere una casa, terminare gli studi, trovare un lavoro stabile, trovare il partner giusto. Queste esigenze si susseguono e rimandano di conseguenza il momento di avere un figlio o portano a rinunciarvi”, spiega al Figaro Bockel. “La questione – prosegue l’autore – è quindi capire in che modo gli smartphone agiscano su questi due fronti. Innanzitutto, stravolgono radicalmente l’uso del tempo individuale. Si osserva un crollo di tutte le attività sociali e collettive, siano esse positive o negative: il numero di amici, il tempo trascorso con loro, persino il consumo di alcol, che è spesso una pratica sociale. Tutte queste attività stanno perdendo terreno perché il nostro tempo si sposta verso gli schermi, con social network sempre più coinvolgenti e sempre più in sintonia con i nostri desideri. È logico che anche la vita di coppia ne risenta. Inoltre, le nostre aspirazioni sono cambiate. Instagram valorizza determinati ideali di vita, in particolare quello del viaggio e della ricerca del partner perfetto, rafforzato ulteriormente dalle app di incontri che danno l’illusione di una scelta infinita”.
Bockel dimostra che i gruppi che hanno rinunciato allo smartphone, come gli ebrei ortodossi e gli Amish, hanno visto la loro fertilità mantenersi stabile o aumentare. Non è forse dovuto, soprattutto, al rifiuto della contraccezione da parte di questi gruppi? “Gli smartphone non sono ovviamente l’unico elemento che distingue gli Amish dalla popolazione maggioritaria”, dice Bockel, prima di aggiungere: “Del resto, delle mie due transizioni demografiche, gli Amish non hanno nemmeno vissuto la prima. E’ tuttavia sorprendente che riescano a mantenere un tasso di fertilità così elevato – lo stesso vale per gli ebrei ortodossi. Al contrario, le popolazioni rom, tra cui l’uso dello smartphone è in aumento, vedono la loro fertilità crollare. Dal punto di vista geografico: l’America Latina presenta un tasso di diffusione degli smartphone molto elevato rispetto al proprio livello di sviluppo, mentre alcune regioni dell’Asia meridionale registrano un netto ritardo, in particolare per quanto riguarda la diffusione tra le giovani donne. Ciò spiega le differenze di calendario. Il livello di sviluppo umano non permette di comprendere perché la fertilità sia crollata in Guatemala mentre rimane stabile in Bangladesh. Eppure si osserva proprio che la diffusione dello smartphone tra le giovani donne è stata molto più lenta in Bangladesh, mentre in Guatemala è quasi universale. Diversi studi dimostrano inoltre che negli Stati Uniti le prime regioni in cui si è diffuso l’iPhone sono anche quelle in cui la fertilità è diminuita maggiormente”. Bockel propone una sorta di mappa delle grandi potenze di domani e di quelle destinate al declino, alla luce dei dati demografici. Dove si collocherà la Francia in questo panorama? “Per gran parte della sua storia, la Francia è stata quella che veniva definita la ‘Cina d’Europa’, il paese più popoloso del continente, più popoloso della Russia, da quattro a cinque volte più dell’Inghilterra, il che rendeva il re di Francia il sovrano più potente d’Europa. Nel Diciottesimo secolo si verifica un fenomeno molto paradossale: la fertilità francese crolla improvvisamente e la Francia diventa il primo paese a sperimentare la transizione demografica. Ciò ha cambiato il corso della sua storia. Oggi, mentre la Cina e, in misura minore, l’Europa stanno subendo un crollo demografico, gli Stati Uniti e l’India, in condizioni demografiche più favorevoli, dispongono di importanti vantaggi. Per l’Africa, tutto dipenderà dalla capacità del continente di accrescere il proprio capitale umano”, secondo Bockel. In occidente, i movimenti populisti prosperano soprattutto tra la popolazione attiva. Il limite massimo del populismo è forse l’invecchiamento delle società, poiché l’età smorza la voglia di “ribaltare il tavolo”? “Una popolazione che invecchia rende una società più conservatrice, non necessariamente in senso ideologico, ma nel senso di un maggiore attaccamento alle strutture esistenti, in particolare al sistema pensionistico”, spiega Bockel. “In molti paesi – prosegue l’autore – si osserva una tensione reale su questo punto; è del resto sorprendente constatare quanto i cosiddetti partiti populisti adottino, a seconda del paese e della loro strategia elettorale, posizioni molto diverse su questa questione, evitando di mettere in discussione il sistema pensionistico per non alienarsi un elettorato decisivo. Si tratta di un circolo vizioso: una popolazione più anziana rende elettoralmente rischiosa qualsiasi messa in discussione degli equilibri esistenti, il che fa gravare un onere crescente sui lavoratori per finanziare le pensioni; ciò a sua volta incide sulla fertilità, poiché sono proprio i lavoratori che sono, o intendono diventare, genitori, e che quindi non dispongono delle risorse necessarie per farlo, il che accentua a sua volta l’invecchiamento della popolazione. È difficile spezzare questo circolo vizioso senza una presa di coscienza politica del carattere cruciale della demografia”. (Traduzione di Mauro Zanon)