“L’America non tornerà più”. Il grande drammaturgo David Mamet si arrende

Per il Premio Pulitzer (con una solida carriera di sceneggiatore hollywoodiano) quella americana è una civiltà spaccata in due fazioni, una che denuncia e l’altra che sfrutta il caos

7 SET 26
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"Nel romanzo del 1898 di Morgan Robertson, Futility, un supertransatlantico al suo viaggio inaugurale urta un iceberg e affonda; tutti a bordo annegati tranne tredici. La sua nave fittizia si chiama Titan. Uscendo dal porto urta e affonda una nave più piccola, proprio come fece il Titanic quattordici anni dopo. Nel romanzo del 1948 di Nevil Shute, No Highway, i voli del rivoluzionario aereo di linea Reindeer continuano a schiantarsi. Nessuno riesce a determinare la causa. Poi un eccentrico scienziato, il dottor Scott, suggerisce una teoria del tutto nuova: la fatica del metallo a livello subatomico fa staccare il piano di coda. Tutti pensano che sia pazzo, finché la sua teoria non viene dimostrata e lui scagionato. Nel ’48 la fatica del metallo era un espediente romanzesco inventato da Shute. Tre anni dopo la pubblicazione del libro, de Havilland iniziò a far volare il primo jet di linea commerciale del mondo, il Comet. E cominciarono a cadere dal cielo. Tre si schiantarono senza motivo apparente. Errore del pilota, sabotaggio, carburante cattivo e così via: tutto fu suggerito e smentito. Tutti i Comet vennero messi a terra e testati finché non si scoprì un grave difetto di progettazione. C’erano crepe nella fusoliera causate da un fenomeno prima insospettato: la fatica del metallo”.
Così un lungo saggio del celebre drammaturgo David Mamet sulla National Review. Premio Pulitzer con una solida carriera di sceneggiatore hollywoodiano (“Gli intoccabili” di Brian De Palma e “Hoffa” di Danny De Vito), Mamet è una personalità che, altalenando tra Broadway e Hollywood, ha conquistato una fama mondiale. Mamet era stato ritenuto dall’intellighenzia di sinistra americana uno dei “suoi”, per via di celebri lavori teatrali come “American Buffalo” e “Glengarry Glen Ross”, coronamento di una straordinaria carriera teatrale. Fino alla “conversione” di Mamet a una forma di insofferenza viscerale verso il perbenismo della cultura dominante. “Vent’anni fa un americano dal pugno duro scrisse un’opera teatrale intitolata November” prosegue Mamet. “A Broadway Nathan Lane interpretava il protagonista, un presidente americano inetto in corsa per la rielezione. Non ha alcuna possibilità, perché ‘i suoi numeri sono più bassi del colesterolo di Gandhi’. Inoltre non ha soldi. Un aiutante lo informa che può tornare a casa con i 50 mila dollari che il Big Turkey assegna ogni anno al presidente per graziare un tacchino a Thanksgiving. Dice: diavolo, prenderò i soldi. L’aiutante continua: tra l’altro quest’anno i tipi del tacchino vogliono una grazia per due tacchini — il titolare e un sostituto, ‘per ogni evenienza’. Il presidente dice: a 50mila a testa sono 100mila. Arriva il tipo del tacchino e gli viene detto che il prezzo delle grazie è appena salito. Rifiuta di pagare, chiama il presidente vari tipi di perdente e dice che il prezzo è 50mila: prenderlo o lasciarlo. Il presidente, ora insultato, contrattacca. Chiede all’aiutante se ha davvero il potere di graziare i tacchini. Gli viene detto di sì. ‘In tal caso’, dice al tipo del tacchino, ‘voglio 200.000.000 sulla mia scrivania per colazione, o graziarò ogni fottuto tacchino di questo paese’. Fine del primo atto. Il secondo atto inizia e l’aiutante dice: sì, puoi graziare tutti i tacchini, ma gli americani li mangeranno comunque. Il presidente incarica la sua geniale speechwriter, Bernstein, di spiegare all’elettorato perché non devono mangiare il tacchino. Lei si mette a pensare e improvvisa che non devono celebrare affatto il Thanksgiving — che celebra il patriarcato, lo sfruttamento dei popoli indigeni e il consumo vistoso — il tutto combinato sotto gli auspici di una festività apparentemente non governativa che è, in sostanza, un inno al potere dello stato. Ti suona familiare? Il mio amato Eric Hoffer, il filosofo scaricatore di porto, notò che il luogo comune ‘un artista vede il futuro’ è errato: un artista vede il presente. E considera la Second Sight. I Gaeli e i Celti credono che la capacità di vedere un futuro inquietante sia un fardello: non può essere evocata né propiziata, e annuncia solo e sempre tragedia, inducendo disperazione nell’indovino. Conosciamo anche Cassandra, che aveva il potere di predire il futuro, ma le cui predizioni venivano sempre derise. Con la riqualificazione accademica della storia come una serie di abusi e della loro accusa, ora è difficile persino predire il passato. Nel 1905 George Santayana scrisse che ‘coloro che non ricordano il Passato sono condannati a ripeterlo’. Dopo una lunga vita devo aggiungere: ‘così come coloro che lo ricordano’. Perché solo chi è abbastanza anziano da aver vissuto la storia può realmente capirla. Non intendo che si debba aver sofferto questa o quella calamità, inversione o oltraggio storico per capirlo, ma che l’età e l’intelligenza — ragionevolmente libere da pregiudizi — possono concludere, in un modo che la gioventù non può, che forse la ‘Storia’ è preziosa in quanto ci ha insegnato quanto segue. Come sosteneva Rebecca West, i governi sono l’entità più potente e la teoria del Grande Uomo è assurda, come scrisse Lev Tolstoj. Il contadino vede il fumo prima di vedere la locomotiva e conclude che il primo causa il secondo; e cinque milioni di francesi non marciarono su Mosca perché un tipo della Corsica glielo disse. Sì, la storia si ripeterà — cos’altro ha da fare? Il cognato buono a nulla, una volta prestato del denaro, tornerà sempre a chiederne di più; un mondo occidentale in subbuglio massacrerà in modo affidabile gli ebrei; e il comunismo, promulgato dagli intellettualmente arroganti, farà sempre appello ai ricchi annoiati. Useranno i loro soldi per informare i loro animali domestici, la classe operaia, delle sue rivendicazioni, e cavalcheranno l’onda fino al loro momento di egemonia, quando i teppisti attenti li liquideranno. Ci sono solo un certo numero di modi in cui qualcosa può andare storto, e persino una consapevolezza completa di essi (e chi potrebbe averla) non dà il potere né di evitare la catastrofe né di convincere gli altri del suo arrivo imminente. Come Cassandra, l’osservatore anziano pronosticherà solo per non essere creduto, perché il mondo è andato avanti e la sua stessa inclinazione a convincere è diminuita, con una convinzione sempre crescente dell’inutilità del dibattito. Invecchiamo e moriamo, e una popolazione (cioè la nostra) non cambia perché le persone cambiano, ma perché muoiono. Chi ha sofferto un vero trauma nell’infanzia invecchierà inevitabilmente con una nozione distorta del mondo e delle sue interazioni. Reciprocamente, i giovani educati a una comprensione delirante di queste interazioni devono maturare in qualche trauma psichico: vedendo un mondo le cui verità osservabili sono in conflitto con le comprensioni ineluttabili della loro infanzia. Mio padre era un ragazzo immigrato, cresciuto da una madre single durante la Depressione. Spesso mi rimproverava per vari comportamenti sconsiderati, attraverso storie della sua povertà giovanile. Ma per quanto commoventi potessero essere, erano solo storie. Questo è un tempo di cambiamento terrificante — lo correggo: un tempo di cambiamento terrificante per i vecchi, e in particolare per quelli di noi che hanno superato una forza sufficiente sia per le sfide dell’azione sia per l’analgesico dell’indignazione. Un contemporaneo ha osservato che, forse, ‘il pendolo tornerà indietro’ e che ragione, cortesia e patriottismo riemergeranno. Ma si sbagliava. Perché poteva immaginare il loro riemergere solo in coloro (i nostri contemporanei) che comprendevano questi attributi come essenziali per una società funzionante e prospera. Ma per i giovani il Secolo Americano è una vergogna e il Sogno Americano una truffa. Le storie si possono dibattere, ma il nucleo irriducibile deve essere un fatto verificabile: e se il Fatto è determinato solo dal Grande Fratello? Non so se gli Stati Uniti sopravviveranno in una forma riconoscibile per la mia generazione. Non so nemmeno descrivere la forma attuale se non come una civiltà spaccata in due fazioni, una che denuncia e l’altra che sfrutta il caos. Non so se la profezia come predizione esista davvero; ma so, come Cassandra, che se è così lo farà in nessuna forma utile. Non so se il sole possa effettivamente fornire abbastanza energia per far funzionare le nostre città, ma so che non c’è niente di nuovo sotto di esso”.
   
(Traduzione di Giulio Meotti)