Un Foglio internazionale
La letteratura non è halal
“Sta emergendo in Francia una purezza inventata che l’islam tradizionale ignorava” scrive il siriano Omar Yousef Souleimane
7 SET 26
Ultimo aggiornamento: 06:16

Su TikTok e su altre piattaforme dedicate, alcune giovani musulmane rifiutano la letteratura francese e promuovono racconti compatibili con i valori dell’islam, dimenticando un po’ troppo in fretta che le grandi opere in lingua araba erano ben lungi dall’essere pudiche, analizza lo scrittore franco-siriano Omar Youssef Souleimane. Nel suo ultimo libro “Les Complices du mal” (Plon, 2025), Souleimane, nato in Siria in una famiglia sunnita tradizionalista, ha denunciato la sinistra islamofila francese. “Ho vissuto anni nella periferia di Parigi. Sono sempre rimasto sorpreso dal fatto che alcuni imam sostenessero Mélenchon senza alcuna riserva. Gli islamisti usano la France insoumise come cavallo di Troia per perseguire interessi politici e arrivare in parlamento”, ha denunciato nel libro lo scrittore.
“Una donna completamente velata, di cui non si vede il volto, passeggia in una biblioteca” scrive sul Point. “Esprime in francese la sua frustrazione per aver chiuso più volte un libro perché non era ciò che desiderava leggere in quanto musulmana. “Questo banalizza l’inganno, romanticizza la violenza”. E poiché “adora i romanzi d’amore”, invita le altre ragazze a unirsi a lei, per leggere e scrivere libri cosiddetti “halal”, compatibili, secondo lei, con i valori dell’islam. E’ uno dei tanti video che si trovano oggi su TikTok. Da un lato, queste influencer invitano a rompere con la letteratura francese, dall’altro ad adottare quella di un islam pudico. Ma la letteratura arabo-musulmana è davvero pudica? E si può rivendicare l’appartenenza alla Francia senza legarsi alle sue opere? Pulsely è il nome di un sito di letteratura “halal”. Lanciata nel 2026, la piattaforma si presenta come uno spazio comunitario di scrittura e lettura dedicato a una produzione narrativa conforme ai valori islamici. Il suo catalogo è organizzato in generi calibrati su questa linea editoriale: “Halal Romance”, che è anche un hashtag molto diffuso su TikTok, “Halal Thriller”, o ancora rubriche come “Spiritualità”, “Fantasy islamico” o sviluppo personale guidato “dalla via divina”. Le opere sono firmate da autrici che utilizzano pseudonimi, e l’insieme si propone come un movimento di riconquista della creatività musulmana. Dietro questi video, così come dietro la piattaforma, c’è la stessa ambizione: costruire un’identità islamica per le giovani musulmane francesi. Esiste già l’identità del velo, dei riti islamici quotidiani e dei valori musulmani posti al di sopra di quelli della Repubblica; mancava soltanto la letteratura. Ma questa appartiene a un immaginario che non riconosce né confini religiosi né tradizioni: bisognava quindi crearne una nuova forma, questa volta rigorosamente delimitata. L’halal, in questo senso, non è più solo una norma alimentare o rituale: diventa uno stile di vita totale, una chiave di lettura applicata a tutti gli aspetti dell’esistenza. Ciò che sfugge a questi giovani è proprio la letteratura araba stessa. Durante il periodo abbaside (750-1258), a Baghdad, capitale del califfato, era comune scrivere di vino, sensualità, rapporti sessuali e persino omosessualità. Basta leggere “Le Mille e una notte” o “Il Libro dei canti”, vasta antologia di poesia e aneddoti, per imbattersi in centinaia di testi erotici. Questa tradizione si inserisce in un contesto più ampio, quello del mujun: la trasgressione consapevole dei divieti morali in nome della libertà di pensiero. Più tardi, in Andalusia, Jalal al-Din al-Suyuti (morto nel 1505) scriverà “Al-Wishah fi fawa’id al-nikah” (“Il nastro sui benefici del coito”), uno dei testi più noti della tradizione erotica araba. Questa corrente letteraria ha sempre avuto un avversario: l’integralismo, che per lungo tempo ha sostenuto che gli uomini di lettere fossero infedeli. Lo stesso Corano si mostra diffidente nei confronti dei poeti, affermando che “sono seguiti dagli smarriti”, che vagano “in ogni valle” e dicono “ciò che non fanno”, versetto dal quale la tradizione più rigorista ha attinto per gettare sospetto su ogni creazione letteraria. Eppure, il Corano e gli hadith, le parole di Maometto, non mancano di testi molto sensuali quando si tratta di descrivere le donne del paradiso, le hurì riservate ai fedeli. E’ proprio da questo stesso terreno che, dodici secoli dopo, è nata la lotta opposta, non più letteraria, ma politica. Con la fondazione dei Fratelli Musulmani nel 1928, si è formata una nuova corrente, quella dell’“adab islami”, la “letteratura islamica”. Essa non ha mai riscosso un vero e proprio consenso popolare. Contemporaneamente, nei paesi arabi prendeva vita una rinascita, la Nahda, fortemente influenzata dalla letteratura occidentale, e in particolare da quella francese: da Georges Henein con il gruppo surrealista egiziano “Art et Liberté”, in dialogo diretto con André Breton, fino ad Adonis, plasmato dalla lettura di Rimbaud. Due percorsi nati quasi contemporaneamente, eppure opposti: l’uno che rinchiudeva la letteratura in un’ortodossia religiosa, l’altro che la apriva, attraverso la Francia, alla modernità. Ironia della sorte, oggi le giovani musulmane francesi cercano ispirazione in una “letteratura halal”, mentre gran parte della letteratura contemporanea, in diversi paesi musulmani, si è costruita proprio attraverso quella francese, con il romanzo in prima linea. Se qui queste donne musulmane possono leggere e scrivere ciò che vogliono, non è così in molti stati in cui vige la sharia. Basti pensare a Nadia Anjuman, poetessa afghana picchiata a morte dal marito nel 2005 perché scriveva. A Nawal el-Saadawi, incarcerata e minacciata di morte in Egitto a causa delle sue idee femministe, scomparsa nel 2021. A Bothayna al-Essa, il cui romanzo Khara’it al-Tih (“Mappe dello smarrimento”), pubblicato nel 2015, è stato vietato lo stesso anno in Kuwait per “offesa al buon costume”. Queste scrittrici hanno pagato a caro prezzo il fatto di non vivere in un paese in cui potessero esprimersi liberamente. Eppure quel paese esiste: è la Francia. Un territorio dal quale alcune giovani musulmane vogliono separarsi”.
(Traduzione di Mauro Zanon)