L’Ucraina sa fare la guerra. E la sta cambiando

Come Napoleone, le trincee della Grande guerra e il blitzkrieg della Seconda, la difesa di Kyiv oggi sta riscrivendo le regole del gioco militare. L'articolo di Washington Examiner

31 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 09:47
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Foto ANSA

Le guerre rifanno la guerra: nuove armi, nuove tattiche, nuove strategie producono risultati che nessuno aveva previsto o ritenuto possibili” scrive Michael Barone sul Washington Examiner. “La levée en masse della Francia rivoluzionaria e gli attacchi audaci di Napoleone prevalsero sulla statica guerra d’assedio del XVIII secolo e sottomisero l’Europa. Gli assalti aggressivi produssero perdite orrende, ma non riuscirono a spostare le trincee del fronte occidentale di più di pochi metri nella Prima guerra mondiale. Meno di vent’anni dopo, il teatro europeo della Seconda guerra mondiale fu lo scenario degli attacchi blitzkrieg: la Francia, con il più grande esercito d’Europa, fu travolta in sei settimane, seguita dalle forze alleate meccanizzate che avanzavano alla velocità consentita dalla logistica. La guerra in Ucraina sembra rifare la guerra ancora una volta. Quando Vladimir Putin ordinò alle truppe russe di marciare su Kyiv nel febbraio 2022, si aspettava che fossero accolte a braccia aperte, e l’intelligence americana presumeva che non avrebbero incontrato alcuna seria resistenza e raccomandò l’evacuazione.
Entrambe le superpotenze nucleari presupposero che le forze convenzionali superiori avrebbero prevalso. La risposta di Volodymyr Zelensky — ‘Mi servono munizioni, non un passaggio’ – fu considerata ingenua, e lo stallo della sua controffensiva del 2023 venne visto come la prova che la Russia avrebbe vinto. I successivi presidenti americani operarono su tale assunto. Joe Biden premette sull’Ucraina perché non lanciasse missili in territorio russo per timore di una guerra più ampia. Donald Trump, ad Anchorage nell’agosto 2025, premette sull’Ucraina non solo perché accettasse le avanzate russe nel Donetsk, ma perché cedesse loro ancora più territorio. Entrambi sottovalutarono l’ingegnosità e il morale che hanno permesso all’Ucraina di trasformare droni relativamente economici e poco sofisticati in armi in grado di vincere la guerra (…) Una domanda riguarda un fattore, sempre critico in guerra, sempre difficile e a volte impossibile da misurare: il morale.
Se si guardano i risultati elettorali in Ucraina prima delle invasioni russe, si vede che i partiti filorussi erano competitivi, forse addirittura più popolari dei loro rivali. Ma oggi, e fin dalla chiamata di Zelensky a ‘munizioni, non un passaggio’ nel febbraio 2022, non c’è dubbio che la grande maggioranza degli ucraini si opponga alla conquista russa. Certamente l’ingegnosità degli ucraini nello sviluppare la guerra con i droni è segno di un morale brillante. Al contrario, il morale dell’esercito di coscritti russi, reclutato in larga misura tra etnie sfavorite e soggetto a tassi enormi di perdite e di morti, è sicuramente a livelli bassissimi. E ci sono evidenze di sondaggi secondo cui, mentre i droni ucraini colpiscono le infrastrutture petrolifere ed energetiche russe, l’opinione pubblica russa, pur non essendo pronta a rifiutare Putin, è profondamente stufa di questa guerra. Qui in patria, l’enfasi del segretario alla Difesa Pete Hegseth sull’ethos del guerriero e l’opposizione al politicamente corretto è stata accompagnata da aumenti nel reclutamento e forse da un miglioramento del morale. Ma il fallimento del presidente nel preparare il terreno o spiegare la sua giustificazione per il conflitto con l’Iran, il suo barcollare avanti e indietro tra negoziati con il regime dei mullah e misure militari, ha lasciato il morale dei civili, e degli elettori, a livelli bassi. Quando le guerre rifanno la guerra, i leader politici hanno l’obbligo di aiutare gli elettori a comprendere le conseguenze e ciò che potrebbe essere richiesto loro”.
(Traduzione di Giulio Meotti)