"Che bella parola, occidente"

 Il capo di Springer: “I nemici interni ed esterni vogliono farla finita con noi”

31 AGO 26
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Quando lo Spectator mi ha chiesto di scrivere un saggio sul tema ‘Perché dobbiamo rafforzare l’occidente’, sono stato lieto e al tempo stesso perplesso” scrive il ceo del colosso editoriale Springer Mathias Döpfner. “Perché questo dovrebbe essere oggetto di dibattito? Il fatto stesso che dobbiamo spiegare e giustificare ‘l’occidente’ indica quanto sia diventato debole. Sarebbe meglio se non avesse affatto bisogno di essere rafforzato, ma la verità è che l’occidente è diventato un invalido. Che cosa, esattamente, deve essere rafforzato? L’occidente è un’idea, non un luogo. Non è una questione di geografia, è uno stile di vita. L’idea dell’occidente poggia su quattro pilastri: Atene – dove nacque la democrazia. Roma – la culla dello stato di diritto. Gerusalemme – dove i valori giudeo-cristiani posero al centro l’inviolabile dignità dell’individuo. E infine l’Illuminismo – i cui grandi pensatori a Londra, Parigi e Königsberg ancorarono l’umanesimo, le libertà civili individuali, la separazione dei poteri e la divisione tra Chiesa e stato.
Erodoto osservò un fenomeno dopo la caduta della tirannide dei Pisistratidi che rimane la lezione più vitale della filosofia politica fino a oggi. Gli ateniesi, notò, non avevano combattuto meglio dei loro vicini finché erano governati dai tiranni. Ma nel momento in cui si liberarono del giogo della tirannide, ogni individuo fu motivato a dare il massimo, dimostrandosi decisamente più forte e più riuscito in battaglia. Perché? Perché ora lavorava per se stesso, non per un padrone. In quella singola osservazione Erodoto formulò l’argomento senza tempo a favore dell’autodeterminazione e della libertà – l’idea centrale dell’occidente. Questa idea plasma anche una visione dell’umanità articolata da Immanuel Kant. L’uomo non è perfetto. Kant scrisse che ‘dal legno storto dell’umanità non è mai stato fatto nulla di diritto’. Nella mente occidentale, l’implicazione è: e non dovrebbe mai esserlo (…) La parola ‘occidente’ è diventata sospetta e da tempo cancellata nei circoli politicamente corretti. I termini obbligati nel discorso geopolitico sono ora il ‘Sud globale’ e il ‘Nord globale’. Per chi usa la formula ‘Sud globale’, collegare l’occidente alla colpa coloniale non è un caso – è lo scopo stesso della narrazione. Il Segretario generale dell’Onu António Guterres lo disse chiaramente nel 2020: ‘Il Nord globale, in particolare il mio stesso continente europeo, ha imposto il dominio coloniale su gran parte del Sud globale per secoli, attraverso la violenza e la coercizione’. L’obiettivo è indebolire l’idea dell’occidente attraverso l’associazione con la colpa. Eppure questa nuova terminologia è intellettualmente assurda. Non possiede né logica morale né geografica: che cosa hanno in comune la Cina con il Perù, il Qatar con Haiti o la Thailandia con la Sierra Leone? Dov’è il comune denominatore riguardo ai diritti umani e allo stato di diritto? Come comunità di idee, invece, nazioni enormemente diverse come il Giappone, Singapore, la Nuova Zelanda, gli Stati Uniti o quelle d’Europa possono facilmente identificarsi con il concetto di occidente. Eppure nell’accademia ‘cancellare l’occidente’ è diventato mainstream. Interi movimenti (‘epistemologie del Sud’, ‘decolonizzare la sociologia’) poggiano sull’affermazione che il focus della sociologia accademica sull’“occidente’ moderno sia esso stesso il problema. L’occidente è invitato, all’interno delle proprie università, a chiedere scusa per la sua mera esistenza. Che l’occidente – una società aperta basata sulla libertà, sullo stato di diritto e sui diritti umani – sia sulla difensiva è semplicemente un fatto. Secondo i dati raccolti per decenni dal think tank Freedom House, la libertà globale è diminuita nel 2025 per il ventesimo anno consecutivo. Il dato più desolante è che appena il 21 per cento della popolazione mondiale vive attualmente in paesi classificati come ‘liberi’, rispetto al 46 per cento di due decenni fa. L’occidente è attualmente minacciato e indebolito sia dall’esterno sia dall’interno. I suoi tre grandi avversari esterni sono Cina, Russia e islamismo – in particolare l’Iran e le sue reti terroristiche. Cina, Russia e dittature islamiste condividono un obiettivo comune: dividere l’occidente per indebolirlo. La Cina è ora la seconda economia del mondo. Il suo obiettivo è diventare l’economia globale leader entro il 2049 al più tardi – il centenario della Repubblica Popolare. La combinazione di autocrazia comunista e capitalismo di stato turbo-caricato si è dimostrata straordinariamente efficace, non da ultimo perché l’occidente si è reso utile idiota in questa storia di crescita. A posteriori, ammettere la Cina come membro a pieno titolo dell’Organizzazione mondiale del commercio nel dicembre 2001 è stato il singolo più grande errore della politica commerciale occidentale. L’ingenuità o miopia stava nel concedere l’adesione a un grande stato non democratico che non era in grado né disposto a rispettare le regole del libero scambio e al tempo stesso a benedirlo con lo status di paese in via di sviluppo, conferendogli ogni sorta di esenzioni e preferenze. Era come dare al bullo più spietato del cortile diritti speciali per picchiare i compagni di gioco. Aveva poco a che fare con la concorrenza leale. La Cina poté così sfruttare il principio del libero scambio per favorire la propria ascesa a potenza economica globale. L’esito di questo esperimento era prevedibile: nel breve termine portò crescita e prosperità a tutte le parti; nel lungo termine spostò l’equilibrio globale del potere, creando dipendenze pericolose in America e in Europa. L’esempio più tragico è l’industria automobilistica tedesca. Per decenni i giganti industriali tedeschi scommisero sulla produzione a basso costo e sui mercati di consumo redditizi in Cina. Così facendo non colsero la differenza tra buoni rapporti d’affari e dipendenza strategica. La collaborazione amichevole terminò nel momento in cui la Cina acquisì il know-how necessario per lanciare un assalto sovvenzionato all’industria tedesca, mentre i mercati interni cinesi venivano chiusi. Un capolavoro cinese di geopolitica espansiva condotta con mezzi capitalistici. Wandel durch Handel (‘cambiamento attraverso il commercio’) – la ingenua speranza degli anni Novanta – ci si è ritorta contro. Il cambiamento avvenne, ma non verso una maggiore libertà, bensì verso una maggiore non-libertà, a detrimento dell’occidente (…) Mentre l’America ha riconosciuto questa sfida e reagito con gradi variabili di successo, l’Europa continua a negare l’amara realtà. Sotto le rassicuranti formule di circostanza dell’Ue, il continente sta gradualmente scivolando verso il diventare un parco divertimenti per turisti asiatici, offrendo alta qualità della vita abbinata a produttività e creazione di valore in diminuzione. La tendenza globale è chiara. Le economie democratiche stanno diventando più deboli, quelle non democratiche più forti. In questo significativo spostamento, le implicazioni per la potenza militare sono regolarmente sottovalutate. La Cina è ancora vista da molti come una potenza militarmente passiva, puramente economica. Quella immagine è falsa. Il bilancio militare cinese è raddoppiato da 145 miliardi di dollari nel 2015 a 281 miliardi nel 2026 – alimentato dalla sua crescita economica. Il caso di prova ultimo sarà Taiwan. La Cina colpirà non appena le probabilità saranno abbastanza alte che l’America non abbia la forza di intervenire, forse perché le risorse occidentali sono state esaurite nei teatri di conflitto in Ucraina e medio oriente. Se la Cina raggiungesse il suo obiettivo senza un’efficace resistenza occidentale, l’ordine globale sarebbe fondamentalmente alterato. La guerra di Putin in Ucraina gioca un ruolo utile in questa strategia. Anche se la guerra è lungi dall’essere un successo militare per Putin, egli ha raggiunto due obiettivi: dividere l’occidente allontanando gli Stati Uniti e l’Ue ed esaurire le scorte militari americane ed europee (...) L’islamismo dirotta la religione a fini terroristici. L’articolo 7 della Carta di Hamas del 1988 afferma: ‘Il Giorno del Giudizio non arriverà finché i musulmani non combatteranno gli ebrei, quando l’ebreo si nasconderà dietro le pietre e gli alberi e le pietre e gli alberi diranno: ‘O musulmani, o Abdulla, c’è un ebreo dietro di me, vieni e uccidilo’. La distruzione di Israele e di tutti gli ebrei è solo il primo passo. Il successivo è l’indebolimento, l’infiltrazione e la rieducazione violenta dell’Europa, e infine dell’America. Resta difficile comprendere che l’attacco di Hamas contro Israele non abbia portato a un’ondata globale di solidarietà con Israele, ma a un massiccio aumento dell’antisemitismo. L’antisemitismo è diventato uno zeitgeist pop-culturale, in particolare tra i giovani. Ambienti islamisti – inclusi jihadisti strategicamente piazzati – hanno passato anni a minare le società occidentali e i loro valori fondanti. Farlo notare non è islamofobia. Michel Houellebecq fornì la visione distopica di questo nel suo romanzo del 2015 ‘Sottomissione’. Descrive una Francia in cui i Fratelli Musulmani hanno preso il potere: un paese spaventato in cui le donne indossano abiti progressivamente più lunghi e gli uomini bianchi senza successo gioiscono di poter godere di matrimoni multipli con mogli minorenni senza interferenze, e dove le notizie di attacchi terroristici islamisti vengono alla fine soppresse per non allarmare la popolazione. Il libro raffigura l’esaurimento della società occidentale. La realtà sembra imitare la finzione nel modo più atroce. Il movimento woke è diventato il cavallo di Troia di questo antioccidentalismo. E’ l’epitome del triangolo anti libertà, che intreccia senza soluzione di continuità antisemitismo, antiamericanismo e anticapitalismo. Ha portato all’inversione dei valori occidentali con notevole destrezza. I suoi obiettivi dichiarati portano il marchio delle buone intenzioni. I suoi metodi, tuttavia, sono autoritari. Il suo relativismo culturale è tossico. Il risultato è l’inversione di ogni valore e obiettivo centrale della civiltà. L’occidente, reso confortevole e stanco, si sta indebolendo da solo per cattiva coscienza? Ci renderemo conto di ciò che stavamo per perdere solo quando sarà troppo tardi? O è la crisi in cui l’occidente si trova attualmente lo stimolo stesso richiesto per il suo rinnovamento? Quello sarebbe lo scenario migliore: che in tempo cogliamo cosa è in gioco e realizziamo che le alternative sono di gran lunga peggiori. Perché dobbiamo rafforzare l’occidente? Altrimenti vincono i tiranni”.
(Traduzione di Giulio Meotti)