Che tristezza, il suicidio demografico dell’Italia

Lo sconsolato viaggio di un giornalista del Telegraph nel nostro paese, che “potrebbe essere il futuro dell’occidente che non riesce a fare figli”

10 AGO 26
Immagine di Che tristezza, il suicidio demografico dell’Italia

Foto di Ashley Walker su Unsplash

"Negli ultimi due anni ho girato tutta l’Italia” scrive Sean Thomas sul Telegraph. “Soprattutto il Sud e le isole, i posti dove ogni scrittore di viaggio è obbligato a notare il pittoresco decadimento accanto allo splendore antico. E sì, l’ho notato. I palazzi che crollano, le banchine selvatiche, i paesi già chiusi all’ora di pranzo. Nel profondo Sud te lo aspetti. Fa parte del fascino. E l’Italia e gli italiani sanno ancora essere affascinanti. Ma nell’ultimo mese sono stato da un’altra parte. Prima nel presunto ricco Nord-Est. Poi il ricco cuore industriale a sud di Milano, le terre piatte dove l’Italia produce manifattura. E, lo confesso, sono rimasto scioccato. Perché il caos e il decadimento del Sud si stanno diffondendo su tutto il Bel Paese.
La prima cosa che noti sono le strade. Mamma mia, che disastro. Non si può viaggiare tra due paesi senza imbattersi in una buca ogni cento metri. Una volta che hai notato le strade disastrate, inizi a vedere tutto il resto. Le fabbriche abbandonate con i lucernari sfondati. I centri commerciali squallidi e moribondi. I graffiti quasi ovunque. Questo è l’aspetto del declino europeo, e ha dei numeri allegati. L’Italia è l’unica grande economia in cui i salari reali sono più bassi di quelli del 1990. Il pil pro capite è rimasto praticamente fermo dall’arrivo dell’euro. La produzione di automobili – nella terra di Fiat, Alfa e Lancia – è crollata ai livelli degli anni Cinquanta. Nel frattempo la Cina si è inghiottita i tessuti, le scarpe e i mobili che una volta rendevano “Made in Italy” un vanto onorevole. E sotto tutto questo c’è qualcosa di ancora più netto: l’Italia sta finendo gli italiani.
L’anno scorso il paese ha registrato 355.000 nascite – un minimo storico e in calo di quasi il 40 per cento rispetto al 2008 – contro 652.000 decessi. E’ una perdita naturale di quasi 300.000 persone: una Verona cancellata ogni anno. Con un tasso di fertilità di 1,14 e un’età mediana di 49,1 anni, l’Italia è il paese più vecchio dell’Ue. Quello che sembra decadimento potrebbe semplicemente essere l’aspetto di un paese molto vecchio: troppo pochi giovani lavoratori per rattoppare l’asfalto, troppe poche famiglie giovani per riempire i negozi, troppi pochi contribuenti per pagare tutto questo. L’Italia potrebbe essere il futuro di ogni nazione occidentale che non riesce a fare figli e non riesce a competere con la Cina. Ho concluso il mio ultimo soggiorno italiano in un bar di stazione pieno di giovani, in un piccolo paese al chiaro di luna vicino a Piacenza.
Era domenica sera. Era la finale dei Mondiali. L’Italia, ovviamente, non giocava. Gli Azzurri sono ora i primi campioni del mondo della storia a mancare tre Mondiali consecutivi. Non calciano più una palla in una fase finale dal 2014, e questa volta non sono nemmeno riusciti a qualificarsi per un torneo a 48 squadre. Il bar era quindi pieno di ragazzi italiani che a malapena ricordano il loro paese in competizione a un Mondiale. Eppure si sono presentati lo stesso. E hanno duttilmente guardato altre nazioni contendersi la partita finale – con un misto di apatia birrosa e finta eccitazione. Poi, al fischio finale, si sono detti ciao e si sono fatti i bacetti – e si sono dispersi in silenzio, nel buio afoso, lungo le strade tortuose e piene di buche”.
(Traduzione di Giulio Meotti)