A New York solo il leader ebraico è all’indice

Mamdani vuole arrestare Benjamin Netanyahu. Ma dove sono le campagne per arrestare Putin, i leader iraniani o il sudanese Bashir quando mettono piede alle Nazioni Unite? 

27 LUG 26
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La scorsa settimana, Zohran Mamdani ha dichiarato al New York Times che Benjamin Netanyahu ‘dovrebbe finire all’Aia’ e ha affermato che la sua amministrazione intrattiene ‘colloqui attivi’ con l’ufficio legale della città sul fatto di ordinare alla polizia di New York di arrestare il primo ministro israeliano quando arriverà per partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite” scrive il Jerusalem Post. “Bene. Prendiamo il sindaco in parola. Se il principio ispiratore è che New York debba applicare il diritto penale internazionale contro i capi di stato in visita, allora deve fornire al pubblico il resto della sua lista. Al momento, vi compare un solo nome. Dov’era il principio ispiratore nel settembre 2023, quando l’ormai defunto presidente iraniano Ebrahim Raisi si rivolse all’Assemblea generale? Raisi faceva parte della commissione di morte che nel 1988 mandò alla forca migliaia di detenuti politici iraniani. Per questo era soggetto a sanzioni statunitensi. E dov’è il presidente russo Vladimir Putin, nella lista del sindaco? Su Putin pende un mandato d’arresto per il rapimento di bambini ucraini, emesso dalla stessa Corte evocata da Mamdani. Il presidente sudanese Omar al Bashir trascorse un decennio sotto mandato d’arresto della Corte penale internazionale per genocidio, un’accusa che non viene mossa contro Netanyahu.
Nel 2013 Omar al-Bashir domandò e ottenne il visto per partecipare all’Assemblea generale. La classe politica di New York non chiese il suo arresto. A malapena si accorse di lui. Un copione che prevede una ben precisa fantasia: il leader eletto dell’unico stato ebraico al mondo ammanettato in una strada di New York, mentre gli uomini che hanno gassato i siriani e seppellito i rohingya nelle fosse comuni si dirigono in corteo di auto verso la sede delle Nazioni Unite. Un consiglio ai diplomatici e agli intellettuali tentati di liquidare la questione come semplice chiacchiera locale. Il diritto internazionale si fonda sulla convinzione che valga per tutti, altrimenti non protegge nessuno. Quindi, ecco una proposta avanzata in perfetta buona fede. Signor sindaco, pubblichi la lista. Elenchi tutti i leader incriminati, o oggetto di accuse credibili, che la polizia di New York intende arrestare al loro ingresso in città, e si impegni con questa lista entro settembre. Aggiunga il nome di Putin, e allora potremo almeno iniziare una discussione seria su quel principio. Aggiunga anche Erdogan, già che c’è: anche lui sarà in città. Ma sospetto che la lista rimarrà con un solo nome. Gli abitanti di New York, la città che ospita la più grande comunità ebraica al di fuori di Israele, ne traggano le loro conclusioni sul perché”. (Traduzione di Giulio Meotti)