“Se cade Israele, cadiamo tutti”. Il discorso di Milei

“Il filo segreto che unisce gli antisemiti: l’odio verso l’occidente”. Pubblichiamo il discorso del presidente argentino Javier Milei alla Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto

13 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 09:26
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Foto Ap, via LaPresse

Quello che leggete qui sotto è il discorso del presidente argentino Javier Milei alla Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto.
   
"Per me è un vero onore ricevervi a Buenos Aires e inaugurare formalmente i lavori della Presidenza argentina dell’Alleanza internazionale per la Memoria dell’Olocausto, la Ihra. Per il nostro paese questa presidenza rappresenta la concretizzazione di una decisione storica. A gennaio di quest’anno, durante la commemorazione della Giornata internazionale della memoria delle vittime dell’Olocausto, ho annunciato che l’Argentina avrebbe assunto un ruolo di leadership nell’Ihra. Oggi questo mandato prende forma in questa sala, con delegazioni riunite da tutto il mondo e con un’agenda di lavoro ambiziosa che mira a rafforzare la memoria, contrastare l’antisemitismo ed espandere questa causa in tutta la nostra regione. Il nostro paese ha una relazione storica speciale con l’Olocausto. Ha accolto migliaia di sopravvissuti che hanno ricostruito le loro vite nella nostra terra e che hanno arricchito la nostra identità nazionale con lavoro, cultura, fede, talento e amore per la libertà. Hanno creato scuole, ospedali, imprese e hanno contribuito a rendere questo un paese migliore, decisamente molto migliore. Tuttavia, sebbene abbiamo accolto rifugiati e vittime della Shoah, dobbiamo anche guardare in faccia il fatto che allo stesso tempo abbiamo aperto le porte a criminali di guerra nazisti e collaborazionisti che cercavano rifugio nel nostro territorio dopo la Seconda guerra mondiale. Per questo motivo, il ministero degli Esteri sta promuovendo un’iniziativa per preservare e facilitare l’accesso agli archivi legati all’Olocausto e alla Seconda guerra mondiale. Ogni documento recuperato, ogni fascicolo aperto e ogni nome preservato costituisce una vittoria della verità sul silenzio. Per questo dobbiamo riconoscere il peso della responsabilità che abbiamo come paese di fronte alle delegazioni membri, specialmente considerando che l’Argentina ospita la comunità ebraica più grande dell’America Latina. Dobbiamo comprendere il fenomeno dell’antisemitismo in tutta la sua profondità. Il Talmud afferma che l’odio verso l’ebreo nasce proprio sul Monte Sinai, lì dove furono ricevuti i dieci comandamenti. Lo esprime attraverso un gioco di parole: ‘odio’ in ebraico si dice ‘sina’, e afferma che proprio su quel Monte Sinai ebbe inizio la ‘sina’, l’odio come resistenza ai valori morali. Per questo, combattere l’antisemitismo non significa solo difendere un popolo, ma difendere la morale che è alla base della nostra civiltà, perché è il rifiuto di questi valori che nel corso della storia ha alimentato l’odio verso l’ebreo. In ogni epoca e in ogni luogo in cui è emerso l’antisemitismo, esso è stato accompagnato da sentimenti ostili verso l’occidente, e da quella ostilità trae la sua forza. Così, a soli 81 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, oggi dobbiamo accettare che l’antisemitismo globale non è arretrato, ma si è semplicemente riorganizzato. L’attacco di Hamas del 7 ottobre è stato un punto di svolta che ha reso innegabile ciò che molti preferivano ignorare. Lo spettro dell’odio è vivo come non mai e non si fermerà nella sua missione di distruggere l’ebraismo e tutto l’occidente. Teniamo bene a mente questo: Israele è il baluardo dell’occidente. Dobbiamo difendere la posizione di Israele da un punto di vista morale perché è una causa giusta. Ma se non la si vuole intendere come causa giusta, la si dovrebbe intendere come una questione utilitaristica. Se si perdesse Israele, si perderebbe anche l’occidente. Pertanto, non solo dobbiamo difendere Israele per una questione utilitaristica, ma dobbiamo difenderlo soprattutto perché è una causa nobile, e non possiamo abbassare le braccia perché in quella battaglia si perderebbe anche l’occidente. Per questo motivo, non abbiamo alcun problema a sostenere che oggi esiste un’alleanza implicita tra la sinistra radicale e il terrorismo islamista. Questa alleanza funziona come vettore contemporaneo dell’antisemitismo, e il filo segreto che li unisce non è altro che l’odio verso la civiltà occidentale. Per questo, la proliferazione dell’antisemitismo è il canarino nella miniera della decadenza, è il primo segnale che indica il sentiero di distruzione verso cui ci vogliono condurre. Perciò dobbiamo avere chiara una cosa: l’Ihra è forte quanto la volontà politica dei suoi membri.
Le parole devono tradursi in pratica con azioni, volontà politica e impegno reale, così come facciamo noi in ogni foro in cui ci presentiamo. Per combattere l’antisemitismo contemporaneo, alla luce di tutti gli eventi che abbiamo vissuto in questi ultimi anni, è chiaro che dobbiamo collegare esplicitamente la lotta contro l’antisemitismo con la lotta contro il terrorismo. Oggi l’odio verso l’occidente è anche odio antiebraico. La separazione tra i due temi è un lusso che non esiste più. In questo senso, l’Argentina predica con l’esempio e ha già preso ampi provvedimenti. Abbiamo dichiarato Hamas, la Guardia rivoluzionaria iraniana e le Forze Quds organizzazioni terroristiche, e abbiamo inserito le loro strutture nel registro pubblico delle persone ed entità legate ad atti di terrorismo e al loro finanziamento. Abbiamo anche espulso l’incaricato d’affari del regime iraniano dal nostro paese. Abbiamo preso tutte queste misure perché sono moralmente corrette, ma anche perché l’Argentina non è estranea al dolore causato dall’antisemitismo. Abbiamo subito gli attentati terroristici contro l’Ambasciata di Israele e contro l’Amia, ferite che ancora attraversano la nostra coscienza nazionale e continuano a reclamare giustizia. Questa causa non ci è estranea, ci interpella dalla nostra storia, dalle nostre ferite e dal cuore stesso della nostra nazione. Per questo, la nostra richiesta di giustizia per questi attentati è una forma concreta di memoria e un impegno nazionale nella lotta contro l’antisemitismo.
Per tutto questo, voglio lanciare un appello ai membri dell’Ihra e alle delegazioni qui presenti. In ogni momento e in ogni luogo della storia, il silenzio dei giusti è ciò che permette la barbarie e le atrocità degli ingiusti. Quando il bene tace, parla la malvagità. Il silenzio di fronte alla crescita dell’antisemitismo non è un’opzione. Che Dio vi benedica tutti, che le forze del cielo ci accompagnino e grazie mille a tutti per essere qui”.
 
(Traduzione di Giulio Meotti)