Come l’Iran consolida la sua vittoria su Trump

Il presidente americano ha oltrepassato linee che quelli precedenti non avevano osato attraversare, solo per ritrovarsi dove erano tutti gli altri

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Foto Ap via LaPresse

"Le guerre si giudicano da come finiscono, non dai successi intermedi” scrivono Reuel Marc Gerecht e Ray Takeyh sul Wall Street Journal. “Trump ha fatto più di chiunque altro dei suoi predecessori per paralizzare l’apparato nucleare iraniano, ma questo potrebbe non avere importanza. L’apparente conclusione di questa guerra — la paura di danni alle infrastrutture energetiche negli Stati arabi del Golfo, il calo delle riserve globali di petrolio e, soprattutto, il rifiuto di Washington di prendere e mantenere lo Stretto di Hormuz — scoraggerà una rinascita della belligeranza di Trump in futuro. Una vittoria americana ora richiederebbe a Trump un impegno militare, con relative perdite americane e arabe, e un blocco dell’Iran per tutto il tempo necessario. La politica americana, se non il temperamento del presidente, va contro una tale audacia. Teheran perturberà deliberatamente il cessate il fuoco per dimostrare la timidezza di Washington. Potrebbe chiudere e riaprire lo stretto per mettere pressione sui suoi avversari, come ha fatto di recente per il Libano. L’accordo è probabilmente troppo vantaggioso per essere completamente sabotato, ma i suoi limiti possono essere allargati. Gli americani, che di solito pensano che il mondo ruoti intorno all’economia, fraintendono quanto i rivoluzionari amino il tumulto. I leader di Teheran credono di aver trionfato. La teocrazia temeva un’insurrezione e l’ha affrontata di petto a gennaio. Durante le proteste, i mullah hanno accantonato il loro tradizionale manuale di violenza mirata. Il bagno di sangue nazionale avrebbe dovuto segnalare agli osservatori esterni che il regime, dal vertice alla base, avrebbe resistito ferocemente a qualsiasi coercizione. Il regime iraniano si è dimostrato fedele al suo alleato Hezbollah, includendo il Libano nell’accordo con Washington. Se gli sarà concessa la pace, Hezbollah ricostituirà il suo arsenale e ridistribuirà i suoi operatori a sud. E' un segno dei tempi che un vicepresidente americano minacci un alleato leale per aver colpito un’organizzazione terroristica intenzionata alla sua distruzione. Forse ancora più autolesionista, Trump ha perso il fulcro della sua leva: la sua imprevedibilità. Ha oltrepassato linee che i presidenti precedenti non avevano osato attraversare, solo per ritrovarsi dove erano tutti gli altri: è solo un altro politico americano che spera di indurre il regime iraniano al pragmatismo offrendo ricompense finanziarie. La Repubblica islamica ha ottenuto ciò che lo Scià aveva solo sognato: il controllo del Golfo. Lo Scià voleva pattugliare la via d’acqua per dimostrare la sua buona fede all’occidente. La Repubblica islamica intende dimostrare il contrario, che finalmente l’occidente è stato spezzato”.
 
(Traduzione di Giulio Meotti)