Come sta andando la guerra in Iran

Non bene per Trump, spiega Niall Ferguson. Ma nemmeno per gli europei

27 APR 26
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epa12905631 US President Donald Trump speaks in the State Dining Room of the White House in Washington, DC, USA, 21 April 2026. The event honors over 100 National Collegiate Athletic Association (NCAA) national champions from various sports and universities. EPA/DANIEL HEUER / POOL

Se state cercando di seguire gli ultimi sviluppi della guerra in Iran, vi si può perdonare un po’ di confusione”, scrive Niall Ferguson nella Free Press. “Il presidente Barack Obama era affezionato alla frase ‘l’arco della storia’. I suoi sostenitori, disse la sera della sua prima elezione nel 2008, avevano votato per ‘mettere le mani sull’arco della storia e piegarlo ancora una volta verso la speranza di un giorno migliore’. Ho da tempo dubitato che la storia abbia un arco più di quanto segua cicli prevedibili. Il cammino del passato non è un arco. E' non lineare – a volte frastagliato come un elettrocardiogramma, a volte piatto come una tavola. Non si piega verso nulla. C’è stata una sola immensa discontinuità nella storia economica: la Rivoluzione industriale. Un’altra potrebbe essere agli inizi con i progressi nell’intelligenza artificiale, anche se è ancora troppo presto per esserne certi. Le tendenze e i cicli individuati dai saggi moderni sono per lo più illusioni, come il progresso generale verso la pace e la buona volontà che il mio amico Steve Pinker attribuisce all’Illuminismo. E’ il 2026 e siamo di nuovo qui, a massacrare i nostri simili in Europa orientale, medio oriente e Africa. Ciò che la storia ha in abbondanza non sono archi, ma archi trionfali. L’arco trionfale – arrotondato all’interno con due grandi gambe e un architrave quadrato in cima – è stato una delle tante eredità durature dell’antica Roma. Da allora ogni impero degno di questo nome ha avuto il suo arco: la Porta di Brandeburgo a Berlino (costruita nel 1770-1771), l’Arco di Trionfo a Parigi (costruito nel 1806-1830; inaugurato nel 1836), l’Arco di Narva a San Pietroburgo (1812-1814), l’Arco di Wellington a Londra ( 1826-1830) e l’India Gate a Nuova Delhi (1921-1931). Gli Stati Uniti sono un’eccezione. Sebbene ci siano tre archi a New York – tra cui quello di Washington Square, dedicato al primo presidente nel 1895 – non ce n’è nessuno nella città che porta il suo nome, Washington D.C. Ma questo sta per cambiare. Il presidente Donald Trump vuole far credere agli americani che gli Stati Uniti hanno ottenuto una vittoria degna di un arco di trionfo in Iran (…).
Dovremmo partire dal fatto che lo Stretto di Hormuz rimane, in pratica, chiuso. Lasciate che vi illustri gli eventi della guerra finora. Gli Stati Uniti e Israele hanno tentato il cambio di regime; non ha funzionato. O meglio, hanno ottenuto un cambio di regime – l’Iran è diventato una dittatura militare guidata dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica. Non è stato un miglioramento. Gli Usa hanno ottenuto una vittoria militare schiacciante con potenza aerea e navale e praticamente senza un solo stivale a terra. Ma hanno distrutto meno capacità di lancio di missili e droni dell’Iran di quanto sembrasse inizialmente. Poi c’è stata una crisi degli ostaggi. L’Iran ha preso in ostaggio sia i Paesi del Golfo sia lo Stretto di Hormuz. Il risultato è stato un massiccio shock economico per il mondo che richiedeva una risoluzione rapida. La scelta era tra escalation militare (stivali a terra o attacchi alle infrastrutture iraniane) e un accordo diplomatico. Trump ha scelto la seconda. A Islamabad, gli Usa hanno proposto grandi concessioni economiche in cambio di qualche tipo di cambiamento nello status delle scorte di uranio arricchito dell’Iran, nonché della riapertura dello stretto. Contrariamente a quanto dice il feed sui social media del presidente, gli iraniani non hanno accettato.
Nel frattempo gli iraniani sono sopravvissuti al cambio di regime e hanno scoperto che chiudere lo stretto è una leva di guerra economica potente proprio come avevano sempre sperato. Sarei sorpreso se Trump ora dispiegasse forze di terra. Potrebbero esserci altri bombardamenti se gli iraniani tirano fuori il manuale nordvietnamita di prendere per il naso i negoziatori americani. Ricordate: ci sono voluti più di quattro mesi a Henry Kissinger per far revocare l’embargo petrolifero del 1973-1974. Come lascerà questa guerra il medio oriente? E’ vero, gli Usa rimangono militarmente dominanti e la Cina sembra non voler entrare come nuovo egemone regionale. Anche se lo stretto venisse dichiarato ‘aperto’ in una data futura, nessuno si fiderà davvero che lo sia. Sauditi ed Emiratini hanno l’opzione di costruire più infrastrutture di oleodotti per evitare una futura crisi. Tutti gli Stati del Golfo si stanno chiedendo quanta protezione abbiano dato loro i rapporti con gli Stati Uniti. Risposta: non molta. Tutti gli investitori occidentali che pensavano che i data center nel deserto fossero una buona idea stanno tornando negli Stati Uniti.
Poi c’è Israele. Netanyahu ha scommesso di poter far collassare la Repubblica islamica con il sostegno americano. Il collasso potrebbe ancora avvenire, ma non può essere lo scenario base. L’Alleanza transatlantica potrebbe essere la vittima più significativa di questa guerra. La maggior parte degli europei e dei britannici non si rende ancora conto di quanto i loro leader abbiano fallito a Washington.
Gli europei probabilmente capiranno il costo pieno di aver deluso Trump solo quando la Russia li metterà alla prova. Indipendentemente dal fatto che Mark Rutte riesca a salvare il vertice Nato ad Ankara a luglio, Vladimir Putin sa che l’impegno di Trump verso l’Alleanza è seriamente indebolito. Si è scoperto che il paese europeo con le capacità militari più avanzate è l’Ucraina, che non è né membro della Nato né dell’Unione europea. La vecchia domanda era: l’Ucraina può essere ammessa nell’Ue? Forse è l’Ue che ha bisogno di essere ammessa in Ucraina. Nel complesso, l’asse degli autoritari ne esce rafforzato. Cina e Russia hanno aiutato apertamente l’Iran con armi e intelligence senza pagare alcun prezzo. L’America sembra più forte di due mesi fa? Non da Pechino. E, rispetto all’Iran, la Cina ha molte più opzioni per imporre pressione economica in modo calibrato, senza sparare un colpo. Pechino lo sapeva già, ma ha appena avuto conferma della sua tesi. Comunque vada a finire questa guerra, ci sarà (come è stato vero per la guerra commerciale dell’anno scorso) un divario significativo tra realtà e il social Truth. Dopotutto, Trump ha oggettivamente perso la guerra commerciale con la Cina. Forse l’unico modo per capire se un trionfo è davvero avvenuto è il vecchio metodo romano: vedere se l’arco viene costruito. La storia è piena di archi, e tuttavia il numero di archi progettati ma mai eretti non è trascurabile. E oer ora l’Arc de Trump esiste su Truth Social, ma non nella realtà”.

(Traduzione di Giulio Meotti)