Per ora la guerra con l’Iran sembra fallita

Abbiamo degradato le capacità missilistiche dell’Iran, ma non è chiaro di quanto né quanto questo conti davvero

20 APR 26
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Donald Trump. EPA/SALWAN GEORGES / POOL

E’ ancora troppo presto per emettere un verdetto sull’’escursione’ di Trump in medio oriente” scrive Gerard Baker nel Wall Street Journal. “Dobbiamo continuare a pregare per il nostro successo e per la sicurezza delle nostre truppe. Ma non è troppo presto per esprimere un giudizio provvisorio sulla più grande azione di politica estera del presidente fino a oggi: mal concepita, mal pianificata, mal eseguita e, finora, fallimentare. Queste sono alcune cose che di solito non si dicono quando si è vinto, o si sta vincendo, una guerra: non si minaccia di cancellare la civiltà dell’altra parte. Vincere non richiede un capro espiatorio, tanto meno un branco di capri espiatori che pascolano nei prati iperbolici della retorica presidenziale. E incolpare gli europei è un chiaro segnale che non state vincendo. C’è una visione comune tra i critici della guerra secondo cui gli Stati Uniti avrebbero ottenuto un successo militare ma avrebbero subito un fallimento politico e strategico. Ma non sono nemmeno sicuro che sia corretto, se si misura il risultato rispetto agli obiettivi principali dell’operazione. Eliminare la minaccia nucleare era l’obiettivo militare più importante della guerra e Vance ha appena trascorso 21 ore a Islamabad per convincere l’Iran a porre fine a un programma nucleare che avremmo apparentemente distrutto bombardandolo per 38 giorni e riducendolo in polvere. Si tratta dello stesso programma nucleare che ci era stato detto essere stato obliterato dieci mesi fa nell’Operazione Midnight Hammer. Tutto ciò suggerisce una notevole qualità ‘Lazzaro’ di Teheran, che dovrebbe allarmarci ancora di più. E’ vero che abbiamo degradato le capacità missilistiche e convenzionali più ampie dell’Iran, ma non è chiaro di quanto né quanto questo conti davvero.
L’Iran stava ancora lanciando missili e droni fino al giorno in cui è entrato in vigore il cessate il fuoco la settimana scorsa. Ci devono essere seri dubbi su quanta ‘tosatura del prato’ possiamo fare mentre i mullah fanno ricrescere l’erba delle loro capacità di armi convenzionali. Il fallimento nel rimuovere il regime è la chiave di tutto questo. Questi fallimenti militari si aggiungono all’incubo strategico ed economico che la guerra ha creato nello Stretto, ai danni provocati alle nostre alleanze, al male fatto al nostro rapporto con Israele, al regalo fatto al nostro più grande avversario strategico, la Cina. Forse la cosa più dannosa di tutte è la dimostrazione offerta al mondo che, per quanto grande sia il nostro esercito e per quanto superiore la nostra tecnologia, senza una leadership abile e una strategia raggiungibile, stiamo dimostrando ancora una volta di non essere in grado di sconfiggere un paese con un’economia grossomodo la metà di quella del Belgio. La buona notizia, ancora una volta, è che è troppo presto per emettere un verdetto finale. Quando questa guerra è iniziata, ho espresso un cauto ottimismo sul fatto che sarebbe stata coronata da successo. Il problema con le guerre è che, quando non vanno come pianificato, si ha una brutta scelta: chiuderle in modo insoddisfacente oppure immergersi più a fondo. Niente di ciò che abbiamo visto finora può dare la certezza che immergersi più a fondo ora porti a una vittoria rapida”. (traduzione di Giulio Meotti)