Un Foglio internazionale

TikTok è un cavallo di Troia high tech del regime cinese in occidente?

Niall Ferguson su Bloomberg spiega che metterlo sotto controllo è fondamentale, se non vogliamo che Pechino completi la propria egemonia

Un Foglio internazionale, ogni lunedì, segnalazioni dalla stampa estera con punti di vista che nessun altro vi farà leggere a cura di Giulio Meotti


 

“È difficile andare oltre l’iniziale stupidità di TikTok”, scrive Niall Ferguson su Bloomberg: “Per mezz’ora ho cercato di trovare un senso a un gran numero di video di persone comuni che fanno cose sciocche con i loro cani, nella propria cucina o in palestra. Ho riconosciuto i meme virali del momento: gli animali che ballano al ritmo di ‘Kulikitaka’ di Tono Rosario o i segugi che si muovono sulle note di ‘Ti prego non essere brutto’. Ho chiesto a mio figlio di otto anni cosa avrei dovuto tenere d’occhio. Ha consigliato il furetto danzante. Non l’ho mai trovato. Mezz’ora alle prese con TikTok mi ha lasciato con una domanda impellente: come fa a essere una minaccia per la sicurezza nazionale americana? Poi ho avuto l’illuminazione. TikTok non è solamente la vendetta cinese per un secolo di umiliazioni tra la guerra all’oppio e la rivoluzione di Mao. TikTok è esso stesso l’oppio - un fentanyl digitale per abituare i nostri ragazzi all’impero cinese”. Ferguson ripercorre la storia dell’app fondata nel 2012 da Zhang Yiming, un imprenditorie cinese che ha brevemente lavorato a Microsoft. Qual è il segreto del successo di TikTok? Secondo Ben Thompson, grande esperto di tecnologia, il motivo è che ‘gli umani amano le immagini più del testo, sopratutto le immagini che si muovono’. A differenza di Facebook, TikTok non è un social network. E’ un algoritmo potenziato dall’intelligenza artificiale che utilizza i dati degli utenti per personalizzare i contenuti. A novembre il comitato sugli investimenti dall’estero degli Stati Uniti ha avviato un’indagine contro TikTok perché potenzialmente rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale. Seriamente? Una video app per i ragazzi è una minaccia per lo stato-nazione più potente al mondo?, si domanda Ferguson.

  

“Su queste colonne ho già scritto a proposito della seconda guerra fredda. Bene, TikTok è diventata l’ultima vittima del conflitto sino-americano. Il tema è che, essendo una compagnia cinese, TikTok deve obbedire alle regole di Pechino sulla cybersicurezza e dunque condividere i propri dati con il governo. Il 31 luglio Trump ha detto che TikTok deve pagare una concessione allo stato per continuare a operare in America. Successivamente il presidente ha bandito l’azienda dal mercato americano per 45 giorni, a meno che non venga venduta a un’entità che non sia cinese. TikTok pone tre diverse minacce per l’America. Primo, mette in pericolo la posizione dominante di Facebook, che non viene regolamentato a sufficienza e a cui lo stato non avrebbe dovuto consentire di acquistare Instagram e WhatsApp. TikTok pone una minaccia anche per i bambini. Gli algoritmi identificano ciò che ti piace, e te lo danno in grandi quantità. Gli storici del futuro si meraviglieranno che ai nostri figli non gli abbiamo dato la cocaina, ma gli abbiamo dato TikTok. La piattaforma è anche diventata una calamita per i pedofili, che possono adescare le bambine. La terza minaccia è di natura geopolitica. A differenza dell’occidente, la Cina intende sfruttare la tecnologia per esportare la propria visione anti-liberale nel resto del mondo. Molte startup cinesi hanno stipulato delle ‘partnership volontarie’ con il Partito comunista. La risposta cinese all’attacco americano a TikTok rivela la strategia di Pechino. Su Twitter Hu Xijin, il direttore dell’organo di partito Global Times, ha etichettato la mossa come ‘un furto’ e ha avvertito che ‘se succederanno delle cose simili in futuro, l’America andrà ancora di più incontro al proprio declino’.

   

Ecco il nostro vecchio amico: il declino e la caduta dell’imperialismo americano. In un saggio illuminante pubblicato lo scorso aprile, il politologo cinese Jiang Shigong, professore all’università di Pechino, ha illustrato le ambizioni imperiali della Cina. Secondo Jiang, l’impero anglo-americano si sta ‘sfaldando’ internamente a causa di ‘tre grandi problemi irrisolvibili: le diseguaglianze crescenti causate da un’economia liberale… l’inefficacia governativa causata dal liberalismo politico… e il nichilismo causato dal liberalismo culturale’ (Sembrerà strano, ma sono d’accordo con lui). Se dubitate del fatto che la Cina voglia dominare l’impero 1.0 e trasformarlo nell’impero 2.0, sulla base delle proprie idee illiberali, allora non state prestando attenzione ai modi in cui questa strategia viene eseguita. La Cina è diventata il laboratorio del mondo, come lo eravamo noi fino a poco tempo fa. Il paese ha una Weltpolitik che si chiama One Belt One Road, un grande progetto infrastrutturale che assomiglia all’imperialismo occidentale descritto da J.A Hobson nel 1902. Uno dei tanti modi in cui l’America ha indebolito l’Unione sovietica nella prima guerra fredda è attraverso la ‘guerra fredda culturale’. La strategia era quella di battere i sovietici ai loro giochi: scacchi (Fischer v Spassky); ballo (la defezione di Rudolf Nureyev); hockey sul ghiaccio (il ‘Miracolo sul giacchio’ del 1980). Ma il piano era soprattutto quello di corrompere i sovietici con le tentazioni irresistibili della cultura popolare americana.

    

Nel 1986, il filosofo francese Jules Régis Debray si lamentava che ‘c’è più potere nella musica rock, jeans, fast food e satelliti TV che nell’intera Armata rossa’. Tuttavia, oggi si è capovolto il paradigma. Nel 2018 il magnate della tecnologia Peter Thiel ha usato un aforisma memorabile: ‘L’intelligenza artificiale è comunista, le cripto sono libertarie’. TikTok è la dimostrazione della prima metà della frase. Alla fine degli anni Sessanta, i bambini cinesi denunciavano i propri genitori per delle presunte devianze di destra. Nel 2020, durante il lockdown e le proteste di Black Lives Matter, gli adolescenti americani postavano dei video in cui si lamentavano del razzismo dei loro genitori. E lo facevano su TikTok. Quelle parole assurde mi sono rimaste in testa: ‘Ti prego non essere brutto’. Ma TikTok è brutto, molto brutto. E rompere la sua linea diretta con le ambizioni imperiali di Xi Jinping è il minimo che possiamo fare”.

    

(Traduzione di Gregorio Sorgi)

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