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Make America sexy again. Alle Midterm i Democratici puntano pure sui bellocci
Dopo la Brat summer di Kamala Harris, i democratici puntano sui corpi: ragazzi acqua e sapone negli stati conservatori, maschi palestrati nelle zone operaie, belli da copertina nelle città. Il pantheon Maga invecchia e Trump si improvvisa talent scout
3 NOV 26

Il senatore Ossoff, considerato “il nuovo Kennedy” (Getty)
Certo il prezzo dell’inflazione, certo la guerra in Iran, certo Gaza, certo l’abbandono progressivo dello stato di diritto, certo i patti con Putin, ma anche il fisico vuole la sua parte. Era dai tempi di JFK vs Nixon che l’apparenza non giocava un ruolo così centrale in uno scontro elettorale come in queste midterm. In tutt’America si vota oggi per rinnovare il Congresso, per eleggere governatori e giù, nella piramide burocratico-amministrativa, fino a sceriffi e membri dei consigli d’istituto. John F. Kennedy vinse allora perché in Tv appariva più giovane e bello e – soprattutto – meno sudato di Richard Nixon. Un po’ come la storia nostrana del completo marrone di Occhetto. A questo giro, finita l’ondata rock-woke della fallimentare Brat summer di Kamala Harris, i dem hanno tirato fuori i bicipiti: i maschietti religiosi col visino pulito negli stati conservatori e i machi nelle zone proletarie con le fabbriche e nelle città i maschi performativi. L’hanno ammesso tanti newyorkesi che in fondo Zohran Mamdani l’avevano votato perché “è un bel ragazzo”, e perché, “sorrideva sempre”. La politica è sempre stata anche una questione di faccia, ma diventa, abituati a Tinder, una scelta binaria, netta, o sì o no. A questo giro, dopo dieci anni di infezione populista, il problema del trumpismo per i repubblicani è che corrode non solo lo spirito, ma anche il corpo. I meme scherzano molto sui danni del botox fatto alle varie bionde Maga, con foto prima e dopo. Gli uomini immagine del Gop sono anziani imbolsiti e non più i tipi preppy da catalogo Ralph Lauren da presentare alla mamma. A destra non c’è stato il ricambio generazionale che c’è stato a sinistra. Il Washington Examiner ha calcolato che al voto un candidato bello ha un “beauty premium” del 10 per cento rispetto a uno brutto.
Donald Trump, che ha fatto sua la campagna, nei comizi di mezza Rust belt, ha esaltato i fisici degli uomini che lo circondavano, o dei suoi stessi candidati, dicendo che i dem hanno “candidati poco attraenti”. Nei late show lo hanno preso in giro perché ha celebrato il didietro di un suo candidato dell’Ohio. In Texas invece ha ammesso che l’uomo del suo partito, Ken Paxton “non è proprio il tipo più bello che conosco”. Trump, da ex patron di Miss Universo, è sempre stato attento all’aspetto fisico, con una virata maschile negli ultimi tempi, tanto da dire che il nuovo presidente siriano, l’ex ribelle Ahmad al-Sharaa, “è un tipo giovane, attraente”. Non si era però mai spinto a parlare di sederi dei maschi. Stavolta il tema “corpo”, forse per via della viralità del “looksmaxxing”, ha contagiato tutti. In Georgia sono nate le “bimbe di Ossoff”, il senatore millennial che cerca la rielezione e dicono sembri un nuovo Kennedy – mentre i veri Kennedy vivi, come il segretario alla salute RFK jr., sono paragonati nelle vignette a mostri mutanti, trasformati dall’aria tossica dello Studio Ovale. I gym bro poi sono impazziti per il candidato del Michigan, Abdul El-Sayed, che posta le foto in palestra tutto sudato. Non è un caso che l’uomo che ha vinto quest’anno il titolo di “Sexiest man alive” per la rivista People, sia quello di “The Pitt”, Noah Wyle, con la barba brizzolata, gli occhi scavati, che sembra uno che puoi incontrare alle proteste contro Musk, o in una birreria dell’Oregon o, appunto, in una scheda elettorale dem.