Il libro di Cohen
Costruire per comandare
Da Jean-Louis Cohen a Trump, l’architettura racconta il rapporto ambiguo tra potere e politica: i regimi la usano per legittimarsi, costruire una memoria nazionale e rappresentare le proprie ambizioni. Ma gli edifici del potere possono diventare anche il bersaglio della violenza politica
1 NOV 26

Foto Unsplash
Nelle pagine conclusive del Governo dello spazio, Jean-Louis Cohen si domandava quale aspetto avrebbe potuto assumere la futura biblioteca presidenziale che Donald Trump, come i suoi predecessori, avrebbe fatto costruire al termine del proprio mandato. Questo volume postumo, pubblicato ora da Quodlibet, raccoglie le lezioni tenute dallo storico francese a Mendrisio tra il 2016 e il 2017, quando la prima presidenza Trump sembrava un evento irripetibile e ancora non avevamo visto i progetti (pacchianissimi) per la sala da ballo della Casa Bianca o l’immane arco di trionfo destinato a commemorare l’Indipendenza americana.
In effetti, Cohen si interroga proprio su questo: l’architettura è funzionale agli scopi della politica? La risposta è meno scontata di quanto si potrebbe immaginare. Viene infatti sgombrato il campo da una teoria, largamente diffusa nel secolo scorso, secondo la quale all’architettura dei regimi totalitari, necessariamente nefasta e mastodontica, si contrapporrebbe un’architettura democratica, altrettanto necessariamente superiore sul piano qualitativo e ideologico.
La questione è assai più complessa e contraddittoria. Cohen ribadisce che tale rapporto non è univoco e, anzi, si dimostra spesso più pragmatico e disinibito di quanto ci sia stato raccontato. Lo testimonia la Roma del dopoguerra, dove cantieri come quelli di via della Conciliazione e dell’Eur vengono – provvidenzialmente – portati a termine nonostante la salvifica caduta del regime. La democrazia, del resto, pur innegabilmente superiore ai totalitarismi, non è di per sé garanzia di qualità architettonica, così come quest’ultima non è necessariamente espressione di un sistema politico virtuoso. Anche nei sistemi democratici, infatti, l’architettura del potere finisce spesso per esprimere le aspirazioni e le ambizioni di un’élite che attraverso di essa intende rappresentarsi.
A questo si aggiunge il ricorso alla storia come strumento di legittimazione del potere. Cohen mostra come regimi anche molto diversi abbiano cercato nel passato modelli e riferimenti capaci di giustificare le proprie ambizioni, costruendo narrazioni storiche funzionali ai loro programmi politici. L’architettura diventa così non soltanto un mezzo per rappresentare il potere, ma anche uno strumento attraverso il quale inventare una continuità con il passato e rivendicare un’autorità sul presente.
Jean-Louis Cohen è stato del resto uno dei maggiori storici dell’architettura contemporanea, capace di guardare oltre i confini della disciplina per indagarne le implicazioni culturali e politiche. Un approccio che attraversa tutta la sua ricerca e che trova in questo volume un’ulteriore conferma.
Gli avvenimenti successivi sembrano persino confermare l’attualità delle sue riflessioni. Se pensiamo all’assalto a Capitol Hill del 2021 o a quanto avvenuto a Brasília due anni più tardi, l’architettura del potere non è stata soltanto teatro della violenza politica, ma ne è diventata essa stessa il bersaglio.