TERRAZZO
Siediti, c’è Vico Magistretti
Le sedie di Vico Magistretti (LetteraVentidue) di Luca Poncellini è l’evoluzione della mostra “Suppergiù 60 sedie in 60 anni”, ospitata alla Fondazione Studio Museo Vico Magistretti. Non un catalogo, non una selezione, ma ancora più specificamente il senso di un progettare che fu un’idea di movimento e di presenza nel mondo
24 OTT 26

(Foto Ansa)
Come si pensa una sedia? E come si progetta e poi si mette in produzione? Vico Magistretti, che fu urbanista e architetto, è forse il miglior rappresentante della multipla capacità di progettazione che ha contraddistinto una generazione geniale, quella dei designer italiani nati negli anni Venti. Un intreccio di visione innovativa, pragmatismo e senso del gusto. Le sedie di Vico Magistretti (LetteraVentidue) di Luca Poncellini è l’evoluzione della mostra “Suppergiù 60 sedie in 60 anni”, ospitata alla Fondazione Studio Museo Vico Magistretti. Non un catalogo, non una selezione, ma ancora più specificamente il senso di un progettare che fu un’idea di movimento e di presenza nel mondo. Perché dare forma al mondo è anche progettare una sedia. Quindici i modelli presi ad esempio, accompagnati dalle note di Magistretti, studi e bozzetti, schemi di progetto e prototipi.
Una sedia non è mai infatti solo una sedia: si parte dal 1946 con Piccy, una sedia pieghevole prodotta in riedizione nel 2011 da Campeggi. Un modello da spiaggia, leggero e in tela, comodo per sedersi e comodo da portarsi appresso. Si arriva poi al 2003 con la Magistretti 03 01 prodotta per Gebrüder Thonet Vienna. L’idea qui è quella di un design che si avvalga di una fattura d’alta qualità e che mostri esplicitamente il valore culturale ed estetico della sua presenza, influenzando così anche il luogo in cui viene immersa: “Una sedia, più è semplice, più è bella”, avverte Magistretti.
Il dialogo con i produttori è serrato, il lavoro di Magistretti ha tutta l’apparenza di quello di una bottega rinascimentale: si parte da uno schizzo e da una suggestione che possa raccogliere l’esigenza del produttore, ma che subito si connette con la storia industriale, i materiali a disposizione e le esigenze pratiche senza alcuna discontinuità. Il dialogo è interno e contemporaneamente esterno, l’oggetto e le sue caratteristiche, e l’oggetto e la sua capacità di definire un sentimento: tutto l’insieme è il progetto. Quasi sessant’anni passano dalla prima all’ultima sedia, una vita intera plasmando pensieri e materiali, un’idea di comodità e funzionalità che attraversa la storia di un Paese: “Penso al mio compito come a quello di suggerire attraverso degli oggetti la possibilità di dar luogo a qualcosa che tutti noi abbiamo già nella nostra memoria, ma al quale non riusciamo a dar forma e forse nemmeno a pensare”.
Il design per Magistretti è un attivatore di idee là dove la casa è l’autoritratto di chi vi abita: “Abitare è innanzitutto una questione autobiografica”. E chissà che avrebbe pensato dell’umanità il designer milanese vedendo durante la pandemia l’orrore della banalità di case prive di ogni pensiero e gusto. Un’assenza di vita che fa da sfondo all’assenza di ogni sano eclettismo quanto di ogni utile pragmatismo. In un tempo in cui si blatera di progetti anche quando si va a fare la spesa al mercato, resta impressionante l’assenza di sentimento che dovrebbe caratterizzare i luoghi più intimi e abitati dagli umani: anche per stare seduti servono delle buone idee e altrettante ragioni.