Tutti a Wimbledon nella casa futuristica di Richard Rogers

I nipoti del celebre architetto hanno donato 22 Parkside al National Trust. La residenza inglese ha ispirato la realizzazione del Centre Pompidou di Parigi
26 SET 26
Immagine di Tutti a Wimbledon nella casa futuristica di Richard Rogers

Il progetto era di Rogers e della prima moglie Su (Getty)

La casa futuristica e ipertecnologica più conosciuta è forse la strepitosa Villa Arpel, disegnata dallo scenografo Jacques Lagrange per Mon oncle, l’indimenticabile film di Jacques Tati. È stata, tra l’altro, la prima a mettere al centro della scena una cucina automatizzata, dotata di elettrodomestici strampalati come lo sterilizzauova. Di fatto, ha precorso i tempi: oggi i nostri armadietti sono stipati di ingombranti e inutili accessori high tech.
Mon oncle è del 1958. Dieci anni più tardi ecco un’altra casa futuristica, però reale: la progetta Richard Rogers per i propri genitori. Scomparso nel 2021, Rogers era nato a Firenze nel 1933 da una famiglia anglo-italiana (il nonno, dentista, era emigrato in Italia dall’Inghilterra), costretta poi nel ‘38 alla “remigrazione” oltremanica per scampare alle leggi razziali. Ernesto Nathan Rogers (socio dello storico studio BBPR), architetto e teorico del razionalismo italiano, era cugino di Richard. Trasferitosi a Wimbledon negli anni Sessanta, Nino, padre di Richard, aprì uno studio medico accanto al quale acquistò un terreno. E diede carta bianca al figlio trentenne affinché progettasse un’abitazione su misura per lui e la moglie, la triestina Dada Geiringer. All’epoca, Richard aveva già fondato lo studio Team 4 con Norman Foster e con le rispettive consorti: l’obiettivo del gruppo era di progettare abitazioni modulari a un solo piano, replicabili ed estensibili, realizzate con materiali leggeri e innovativi.
Nacque così 22 Parkside. L’edificio impiegava pannelli isolanti derivati dall’industria dei camion frigoriferi, pavimenti in cemento e resina neoprene, una struttura portante con travi d’acciaio, i bagni posti al centro del modulo con lucernari che svelavano il passaggio delle nuvole sopra la vasca. E ancora: letti a scomparsa agganciati alle pareti del corridoio per le visite dei nipoti, prese d’aria mutuate da quelle navali, una porta verso il giardino ricavata dal finestrino di un autobus e, tra gli arredi, le celebri poltrone Eames. All’interno spicca una delle prime cucine a vista ultratecnologiche, concepita per Dada: oltre a creare ceramiche, la madre di Rogers era un’eccellente cuoca incline alla sperimentazione. Ruth Rogers, seconda moglie di Richard e fondatrice del celebre River Café, ristorante che ha segnato la storia della gastronomia londinese, ha raccontato di essersi ispirata per molte ricette proprio all’arte culinaria della suocera. Le pareti esterne sono quasi interamente a vetrata, mentre i colori della struttura d’acciaio e degli interni declinano tutte le variazioni del giallo, dal canarino al tuorlo d’uovo fino al senape. La casa è considerata un manifesto dell’architettura moderna anche perché, poco dopo, Rogers e Renzo Piano vinsero (tra 681 progetti concorrenti) il concorso per il Centre Pompidou di Parigi, le cui soluzioni cromatiche e tecniche richiamano direttamente quelle di 22 Parkside, ritenuta a tutti gli effetti il prototipo del celebre edificio parigino.
Ora la notizia che renderà Wimbledon attrattiva non solo per appassionati di tennis: i nipoti di Rogers hanno annunciato la donazione della casa al National Trust, il cui patrimonio è solitamente composto da classiche dimore d’epoca e castelli Tudor immersi in parchi secolari. Ecco finalmente un prototipo di casa contemporanea, priva di stucchi, di statue, di camini monumentali.