Il romanzo di Vincenzo Latronico
C'è del marcio in Pomerania
"Una splendida rovina", le disavventure immobiliar-sentimentali di una coppia che ristruttura casa (anzi un maniero) nell'ex DDR

Scene di vita di campagna nella Germania Est, in una foto degli anni Sessanta (Getty)
Quarant’anni fa appariva Andrea De Carlo a rappresentare un tipo ben definito di scrittore e di immaginario, l’italiano-ma-internazionale-in cerca di casa-in-campagna, giovane e di successo e in perenne fuga da Milano. Oggi qualcosa di simile si ritrova in Vincenzo Latronico, appena uscito in libreria con l’ultimo romanzo, Una splendida rovina, per Einaudi come De Carlo ai primi tempi. Anche Latronico, che è nato nel 1984, è milanese (ancorché nato a Roma) ma abbastanza apolide, i suoi personaggi non sono per niente quelli del canone corrente italiano tipo la nonna saggia sotto l’antico carrubo sapienziale, e invece si aggirano nell’Europa più contemporanea, post Erasmus e post Schengen, come quelli di De Carlo nella California anni Ottanta.
Entrambi scrivono libri in una lingua piena di nomi stranieri e che sembra già scritta in inglese, e trattano di amici e di coppie tra campagna e città e molte architetture. Milano è sempre il posto da cui fuggire, Milano ora come allora non va bene, in De Carlo pesava soprattutto l’inquinamento e il clima, anche politico; adesso, quarant’anni dopo, con il climate change è scomparsa la nebbia e forse un po’ pure lo smog grazie alle ciclabili, e il tema sono piuttosto i prezzi alle stelle e la gentrification.
Fine delle somiglianze: mi pare che De Carlo divenne subito celebre in Italia, Latronico è acclamato invece più all'estero. Poi, se i personaggi del primo spesso sognavano la California e riparavano tra la Toscana e l'Umbria, l’America di Latronico è piuttosto la Germania. Già c’era stato La chiave di Berlino, uscito tre anni fa, pregevole ricognizione affettivo-architettonica della capitale tedesca, capitale europea che per molti anni ha coniugato i plas, come direbbero a Milano, delle grandi città (storia, libertà, complessità umana e sociale) con affitti bassissimi. Città d’elezione di una generazione post-Erasmus e post Isherwood dotata di free roaming e 5G, a Berlino era ambientato pure Le perfezioni, il romanzo del 2022 che ha dato a Latronico il successo internazionale: edizione inglese nel prestigioso blu Fitzcarraldo; finalista all’International Booker Prize, recensioni del Washington Post, “lo scrittore che sa cosa vogliono i Millennial” secondo un profilo molto anni Ottanta del New York Times. Col risultato che a Milano ora non solo non si trova più casa, ma ci sono scrittori che si vogliono suicidare dall’invidia (ma non possono buttarsi dalla finestra perché vivono nel seminterrato).
Comunque adesso anche Berlino non va più bene, i prezzi sono saliti pure là, la pacchia è finita, tocca trovare altre soluzioni. Ecco dunque la ricerca di una “splendida rovina”. Il nuovo libro racconta infatti la storia di una coppia di “nomadi digitali”, uno scrittore e una organizzatrice di concerti che si sono conosciuti in una specie di santuario-comune gestito da un carismatico vecchio fotografo nel nordest della Francia, e vogliono trovare una splendida cornice ma a basso prezzo, quindi si lanciano alla ricerca di un colossale rudere nella ex DDR –libro attualissimo anche per le questioni neonazi dell’AfD – e lì mettersi a fare come si dice solo in Italia “lo smart working”. Comprano dunque a poco prezzo un casone gigantesco tutto da rifare, con enorme parco, e vicini che li vedono come un’attrazione esotica.
Una splendida rovina è anche un manuale di self help immobiliare. Perché fin qui la caccia, la selezione, l’acquisto del maniero e degli strumenti per ristrutturarlo corrispondono più o meno alla sceneggiatura di un qualunque reel di quelli che ogni giorno ci arrivano nel telefono, a noi appassionati di case: coppie o singoli o amici che “abbiamo fatto una pazzia, ci siamo comprati questo” – inserisci tipologia di immobile (villa in Brianza, casale ad Alessandria, trullo in Puglia, castello a Bordeaux), insomma chi più ne ha più ne metta, manieri con metrature e stati manutentivi impossibili, ma nella narrazione instagrammatica il processo viene sempre descritto con entusiasmo, con lavoranti generalmente tonici e muscoli guizzanti, fisici esposti generosamente al telefono-telecamera, caffè preparati sul braciere all’alba, animaletti affettuosi, riscoperta delle stagioni e dei tempi lenti, insomma una svolta (anche se poi non si capisce il business model; una volta compiuto il restauro, troveranno altre rovine da aggiustare? diventeranno testimonial di prodotti edilizi? Apriranno b&b?). Anche nel romanzo di Latronico c’è il lato romantico e avventuroso con amori che si prendono e si lasciano, e artisti, e hippy e post hippy tra campeggi improvvisati (con sentori tondelliani) e maestri di yoga che arrivano dallo sprofondo e ti si piazzano in casa al mattino presto, e birre, tante birre. E pure un cagnone.
Però a livello abitativo tutto quello che può andare storto ci va: canne fumarie da ricostruire, artigiani disonesti, fosse biologiche costose, amianto, spazzacamini spacconi, un mediatore mezzo cercatore di tesori mezzo truffatore, e perfino lo Hausschwamm, un aggressivo fungo che predilige il legno delle travi della casa dall’interno, mettendone a rischio la tenuta.
Un romanzo che è un monito per tutti noi, dunque, che compulsiamo Immobiliare.it adocchiando ruderi abbandonati nei posti più improbabili a prezzi irrisori, sognando ristrutturazioni e fai da te e “fughe dalla città”, anche per scampare all’estate sempre più calda e lunga, via verso le famose “aree interne”, per una vita “nei borghi” e in alte vette – 900 metri d’altitudine basteranno per contrastare il caldo?– e non vogliamo proprio capirla che se il terratetto costa un euro (o anche ventimila o trentamila, insomma sempre troppo poco) un motivo ci sarà, e che se il borgo è spopolato un motivo ci sarà. Ad Alessandria, ma pure in Pomerania, vabbè.