Con l'estate infinita è nata una nuova classe sociale
Siamo noi: i migranti climatici di fascia alta
Versione 2.0 e surriscaldata dei "nomadi digitali", un tempo ce ne stavamo buoni in città. Adesso siamo in fuga, alla famelica ricerca di seconde case e ospitalità. Occhio alle okkupazioni

Non solo incendi, “notti tropicali” e la dipendenza di tutti dal meteo (quando arriva la quarta ondata? E la quinta? E la sesta? E l'acquazzone risolutivo?). No, quest’estate infinita ha portato altre conseguenze.
Ha creato o definito o stanato anche una piccola ma significativa nuova classe sociale, i migranti climatici di fascia alta (d’ora in poi nel testo MCFA). Lasciamo perdere Ceuta e i poveracci con i problemi seri, eppure esiste tutt’un‘altra fascia della popolazione che con queste temperature, con i tre mesi a trentacinque gradi, sta cambiando radicalmente abitudini.
Il o la MCFA è la versione 2.0 e surriscaldata del vecchio “nomade digitale”: siamo insomma noi, poveracci senza obbligo di dimora, che possiamo più o meno spostarci, basta che ci sia aria condizionata e una buona connessione Internet per il nostro computerino con cui effettuiamo lavori che presto saranno sostituiti dall’AI (che genererà ulteriore calore).
L’estate infinita, coi vari Niño, Niña, picchi e notti tropicali, ci ha devastati e fatti venire allo scoperto. Ma ora esistiamo, e dovrete farci i conti. Il o la MCFA infatti ormai alligna quasi in ogni casa italiana, perché l'MCFA gira senza meta come un giostraio. L'MCFA ha anzi aveva una casa sua, e ci voleva rimanere, come ha sempre fatto. All'epoca degli agosti normali l'MCFA di giorno stava infatti chiuso nel suo monolocale e la sera usciva, faceva una passeggiata, andava al cinema. La città era bella e deserta. Adesso però se esci la sera c’è la stessa temperatura del giorno, e più traffico che alla riapertura delle scuole. 1,7 milioni di turisti a Roma a ferragosto, dicono i dati, e le auto dei cittadini in vacanza sostituite dagli NCC e dai pullman scoperti (che poi io, a te turista che vieni d’agosto a Roma, a fare il giro in pulmino scoperto a 39 gradi, vorrei parlarti).
E' il momento invece di parlare delle notti tropicali, vero colpo di grazia all'MCFA: non sono una kermesse di cinema brasiliano, o il nome di un farmaco per l’erezione, no, è quando viene l'ecoansia anche all'ultimo vannacciano no vax. E' quando si azzera l’escursione termica tra il giorno e la notte. Con la notte tropicale e i picchi l'MCFA sta ripensando seriamente la sua vita: trasferirsi a Dubai? Ormai con le stesse temperature, ma senza tasse e con molta aria condizionata. Prendere casa in montagna, in un alpeggio? Sì, ma poi a parte i casi dei poeti appartati e schivi, di cosa scriverà? Anche il caso dello scrittore Cognetti è stato dirimente e inquietante. Per anni ci aveva assicurato che la montagna guariva tutto, che abitare sul Monte Rosa era il rimedio a tutti i mali, soprattutto dello spirito, poi qualche tempo fa ha avuto un tremendo esaurimento con Tso.
Ognuno studia soluzioni, il turismo si ridefinisce: c’è l’amica editoriale che ogni luglio si trasferisce su una remota isola dell'ex Jugoslavia. C’è quella che va in Lettonia sulle tracce del brutalismo di Riga. La Norvegia è la nuova Porto Cervo. E’ tutto un valutare fiordi e progettare viaggi artici. Forse l'anno prossimo nella Russia putiniana? Come si mangia in Dombas? La Lapponia. Tanti sono stati in Lapponia quest'estate. Chissà com'è la Lapponia.
Pure la mancanza di seconde case, che l'MCFA aveva sempre gestito con nonchalance, ora si è fatta drammatica. Anche perché le case di famiglia in dotazione, se ci sono, quelle dei genitori in paeselli di pianura o mezza collina, non valgono più da rifugi climatici, non dotate come sono di un elemento ormai necessario, come l'aria condizionata in tutte le stanze. Già il passaggio culturale effettuato anni fa di mettere gli split “nelle camere” fu faticosissimo a livello psicologico. Adesso, il condizionamento globale non sarà un pranzo di gala. Non è necessariamente per tirchieria o pigrizia (i lavori! La polvere!) bensì per antico pregiudizio (aria condizionata strumento del diavolo, lusso capitalista ecc.). Ma le case senza aria condizionata in tutte le stanze sono reperti del passato, saranno presto attrazioni archeologiche, sono parentele che si interrompono. No Daikin? No contact.
L’estate infinita causa infatti anche nuove fratture sociali. L’MCFA può anche litigare con l’eventuale amico abbiente che dice: “ah, il mio sogno è rimanere in città” (te credo, hai cinquecento metri quadri di casa col clima canalizzato, massima libidine immobiliare ormai, anche se bisogna pulire bene i filtri. Il canalizzato ha sostituito come status il terrazzo, ormai inservibile, che diventa un’inutile piastra incandescente). Ecco insomma anche una nuova lotta di classe: l’MCFA, costretto com’è al nomadismo contro la sua volontà, diventa invidioso, risentito. Diventa una brutta persona.
Nonostante ciò, facendo questi mestieri, è possibile poi che qualcuno pietosamente lo inviti, in campagna, al mare, in montagna. Ma se la fuga nelle estati normali si traduceva in una, massimo due settimane, adesso si tratta di mesi. L’MCFA allora anche se appartatissimo e schivissimo accetta tutto, si reca nelle località più assurde, accetta amicizie di tipacci che mai avrebbe frequentato nel mondo di prima con temperature umane; diventa uno scroccone di quelli che quando ti si piazza in casa non se ne va più.
Nonostante ciò, facendo questi mestieri, è possibile poi che qualcuno pietosamente lo inviti, in campagna, al mare, in montagna. Ma se questo nelle estati normali si traduceva in una, massimo due settimane, adesso si tratta di mesi. L'MCFA allora anche se appartatissimo e schivissimo accetta tutto, si reca nelle località più assurde, accetta amicizie di tipacci che mai avrebbe frequentato nel mondo di prima con temperature umane; diventa uno scroccone di quelli che quando ti si piazza in casa non se ne va più.
Diventa anche esperto di animali. Improvvisamente quell’amico con il cane che non sa a chi affidare, nella casa al mare (con Daikin in tutta la casa) sa che può contare su di lui. Ma attenzione, perché l'MCFA può facilmente diventare uno squatter, è un attimo che ti cambia la serratura. Presto servirà una trasmissione di Rete4 non più sul dramma degli occupanti stranieri, ma sull’intellettuale che ti si è piazzato nella casa al mare e non se ne va più.
Ma anche andare ospiti è talvolta un lavoro. Non sei libero, devi seguire i ritmi degli altri, e devi “sing for your supper”, devi essere piacevole, intrattenere, conversare, anche alla prima colazione (conversare alla prima colazione dovrebbe essere reato universale, altro che utero in affitto). Mentre l'MCFA vuole magari solo mettersi in mutande con Peroni familiare e rutto libero.
Per questo dovete essere gentili coll'MCFA, sta combattendo una lotta che voi non potete conoscere. L'MCFA specialmente se anziano vorrebbe solo fare la famosa villeggiatura. Buttarsi lì a inizio estate e non muoversi mai più. Ma il fatto è che la villeggiatura non è ovviamente più alla sua portata (non dico con aria condizionata in tutta casa ma neanche col Pinguino De Longhi prima versione) . Vive di ricordi, di nostalgia (ah quelle estati in campagna a casa delle nonne, tre mesi pieni, senza telefono, che tornavi e non riconoscevi manco i tuoi genitori; oggi ti arresterebbero come la famiglia nel bosco). Ma i ruderi di famiglia sono andati persi, il potere d’acquisto pure.
L'MCFA non demorde: eccolo esplorare aree minori del paese alla ricerca di posti freschi da colonizzare: a un certo punto sono andato a visionare una tragica mezza collina in Piemonte tra le spopolate valli del distretto del tessile – ma lo spopolamento mette ansia. E se i luoghi si spopolano ci sarà un motivo. E se poi ti viene il blocco creativo? Allora vai col tragico progetto: ma certo, andiamo a vivere in tanti amici in un borgo spopolato (è una delle idee a più basso indice di realizzazione, ognuno l’ha accarezzata nella vita, nessuno l’ha mai realizzata. E’ il ponte sullo Stretto che cova in ognuno di noi). Di nuovo, forse bisognerebbe allora okkupare – l'MCFA quando si concede delle gite fuoriporta nota case e ville abbandonate o disabitate o sfitte quasi ovunque. Creare una rete di Spin Time balneari? Pieds dans l’eau? Non si ha il carattere.
Dunque che fare? Tapparsi in cantina, come facevano un tempo i milanesi poveri, affidando ai viaggiatori a Linate finte cartoline dalle Maldive? Perché un’altra delle conseguenze nefaste dell’estate infinita, forse la peggiore, è che ci ha trasformato tutti in milanesi. Cioè personcine smaniose di abbandonare la città non appena scocca il weekend o il ponte, non parliamo dell'estate. Un tempo a Roma e altrove si poteva circolare liberamente pure nelle feste comandate, non sentendosi per forza poveri e sfigati. Adesso niente, bisogna partire. O chiudersi in cantina (con wi-fi). E lì contemplare il meteo, giorno per giorno, ora per ora, come marinai, per capire il giorno in cui, finalmente, si potrà tornare a casa.
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Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive tra Roma e Milano. Scrive da un bel po’ sul Foglio. I suoi ultimi libri sono il romanzo “Paradiso” (Adelphi, 2024), “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nella prima èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021), da cui anche l’omonimo documentario.
