Verde e città
Intelligenza artificiale di bosco e di riviera
I rendering non rappresentano soltanto edifici o piazze: mettono in scena una promessa di felicità. Basta caricare la fotografia di una piazza assolata e chiedere di renderla “più vivibile”. Nel giro di pochi compaiono alberi, prati, specchi d’acqua e pergolati. Persino i passanti sembrano più felici
15 AGO 26

Una immagine del rendering di Piazza San Giovanni a Roma dopo i lavori del Giubileo (Foto ANSA)
Da qualche settimana l’intelligenza artificiale ha trovato una nuova missione: salvare le nostre città dal cemento. Basta caricare la fotografia di una piazza assolata e chiedere di renderla “più vivibile”. Nel giro di pochi secondi l’asfalto scompare, compaiono alberi, prati, specchi d’acqua e pergolati. Persino i passanti sembrano più felici.
Resistere alla tentazione di citare Giovanni Semi, di questi tempi, è quasi impossibile. Del resto è lui a ricordarci che i rendering non rappresentano soltanto edifici o piazze: mettono in scena una promessa di felicità. Non mostrano tanto la città che verrà, quanto quella che vorremmo abitare. L’intelligenza artificiale non ha inventato questo linguaggio. Ha semplicemente dato a tutti la possibilità di produrlo.
Più che il futuro, queste immagini raccontano il presente. Prima ancora di trovare una soluzione, una società produce le immagini con cui prova a immaginare la via d’uscita. Durante il lockdown immaginavamo un mondo protetto dal plexiglass: pannelli negli uffici, nei ristoranti e perfino improbabili cabine trasparenti sulle spiagge. Oggi quelle immagini fanno sorridere. Allora davano forma al nostro bisogno di sicurezza.
Con la crisi climatica è simile. Prima ancora dei progetti arrivano le immagini. Il Tevere prosciugato che si vedeva in Siccità di Paolo Virzì ha dato forma alle nostre paure. L’intelligenza artificiale costruisce il controcampo della stessa storia: le città diventano foreste, le piazze si riempiono d’ombra e acqua ovunque. A Roma d’altro canto basta abbattere un filare di alberi perché si accenda una polemica. È il segno di un cambiamento profondo: fino a pochi anni fa il dibattito riguardava soprattutto il traffico e i parcheggi, oggi riguarda sempre più spesso il caldo e la qualità dello spazio pubblico. Sarebbe facile liquidare queste immagini come ingenue fantasie; se l’intelligenza artificiale continua a piantare alberi è perché ha capito che cosa desideriamo vedere. In questo senso funziona come un gigantesco sondaggio del nostro immaginario.
L’intelligenza artificiale non progetta. Visualizza i desideri di oggi progettare però significa confrontarsi con vincoli, infrastrutture, archeologia, sicurezza e storia: tutto ciò che un rendering può tranquillamente ignorare. Piazza dei Cinquecento è uno dei luoghi più caldi di Roma e avrebbe certamente bisogno di più alberi; alberi veri non tecnologici. Il progetto originario li prevedeva, ma sotto la piazza passa uno dei principali nodi della metropolitana, semplicemente, non potevano essere piantati. Il progetto ha un compito più complesso delle immagini: non deve limitarsi a rappresentare un desiderio, ma trovare il modo di renderlo possibile. Si attribuisce a Henry Ford una frase diventata proverbiale: se avesse chiesto ai suoi clienti ciò che desideravano, gli avrebbero risposto “carrozze più veloci”. L’intelligenza artificiale avrebbe disegnato la carrozza perfetta. Il progetto, invece, comincia quando immaginiamo una nuova realtà.