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Ferragosto in Transilvania
Ma quale Capalbio: molto meglio in Romania da Re Carlo. L'esperienza comprende case di legno colorato, paesaggi incantati e una popolazione mista, ovviamente in conflitto perenne
8 AGO 26

Re Carlo nella sua proprietà (foto Transilvaniancastle.com)
"La Transilvania scorre nelle mie vene”. Affermandolo, Carlo d’Inghilterra evoca una remota consanguineità con Vlad III di Valacchia, detto anche Vlad Drăculea (figlio di Dracul), o anche Vlad Țepeș, cioè Vlad l’impalatore, per via del trattamento riservato ai nemici. Il temibile Vlad, coevo del più poetico Lorenzo de’ Medici, ha ispirato il conte Dracula di Bram Stoker ma anche varie scelte immobiliari di Carlo, che ha acquistato e restaurato tre cottage e una stalla proprio in Transilvania. In questa regione della Romania ci si muove ancora con carri trainati dai cavalli e lungo le strade capita spesso di rimanere incolonnati dietro interminabili greggi di pecore. Carlo, cercando pause di anonimato tra pascoli, foreste di larici e querce, orsi e lupi, campi dissodati con l’aratro ed erba falciata a mano, ha vissuto i suoi viaggi in Transilvania come fossero soste in un rifugio naturalistico fuori dal tempo. Una delle sue case, la Blue House nel villaggio di Viscri, può essere affittata per soggiorni brevi. In questi giorni, il New York Times ha consigliato ai lettori le vacanze in Transilvania come ristoro dal caldo e dal turismo invasivo: i villaggi medievali con case di legno colorato e tetti aguzzi di tegole rosse non si sono ancora riempiti di bar e ristoranti, di negozi di souvenir con Dracula e dentoni di plastica. I paesaggi assomigliano a quelli delle favole dei fratelli Grimm, e via via sono sorte strutture ricettive rural chic come l’hotel Matca di Bran, consigliato dal NYT anche per il ristorante che offre braciole di cervo, formaggio di pecora in corteccia di abete e brandy di prugne. Ci sono poi da affittare le case di Giovanna e Paolo Bassetti, una coppia di italiani che ha dedicato anni al restauro di antiche abitazioni nel borgo di Copșa Mare, un villaggio in stile sassone ai margini di una foresta sull’altopiano di Tarnava. Pareti in pietra e mattoni rossi, arredi rustici, stufe e pavimenti di legno. Se decidete di fare una passeggiata lungo le colline, pare che sia il caso di portarsi una guida locale perché i cani da pastore, addestrati a respingere i lupi, sono assai feroci.
La Transilvania è stata parte dell’Impero austro-ungarico fino alla fine della Prima guerra mondiale. La sua popolazione odierna, più di 6 milioni di abitanti, è fatta di rumeni, sassoni, ungheresi, che parlano una miscela di lingue diverse. Tra influenze ottomane, asprezze boschive, chiese ortodosse zeppe di icone e severe chiese luterane, lugubri castelli e fortificazioni, i paesaggi e i costumi transilvanici sono descritti nell’imperdibile memoir Lungo la via incantata di William Blacker (Adelphi). Blacker, che pare sia amico di Carlo e ora abita tra la natia Inghilterra, la Toscana e la Transilvania, racconta la sua scelta di stabilirsi in un villaggio sassone diruto abbandonato dagli abitanti originari, le cui case sono ora occupate da rumeni e da zingari, ovviamente in conflitto perenne. Le sue avventure sentimentali con donne di etnia rom sono assai spassose, dei veri trattati antropologici. Per definirle, cita Franz Liszt: “A loro non interessa comandare, ma non vogliono nemmeno obbedire”. Non mancano straniate descrizioni di efferatezze, condite dalle stragi pasquali di agnelli: “un massacro biblico, una vera e propria strage degli innocenti”.