Un'estate d'oro e di Grok

Dagli inviti alle sagre di paese ai video di Vannacci & c., trionfa la grafica kitsch dell'intelligenza artificiale. Fenomeno "slopaganda"

4 AGO 26
Immagine di Un'estate d'oro e di Grok

Screenshot dal video di Andrea Stroppa, sul suo profilo X

Ci vorrebbero dei redivivi Gillo Dorfles e Tommaso Labranca per destreggiarci nel nuovo kitsch internettiano. Ormai navighiamo nell’AI slop, nella sbobba dell’intelligenza artificiale, ce l’hanno insegnato i siti e i giornali americani, puntualissimi, che vaghiamo in quel magma indifferenziato di grafiche orrende generate da qualche bot che non ha fatto non dico la Central Saint Martins ma neanche la Pegaso del design. Una gigantesca livella, che rende simile il video del capo del mondo libero al poster della sagra abruzzese – sui manifesti delle sagre di paese fatti con l’AI ormai c’è una letteratura internazionale, e forse un’emergenza nazionale. Certo, quando si pensa alle nostre professioni temendo di vederle un giorno soppiantate dall’AI (la nostra no, io sono ottimista, forse con l’AI ci saranno semmai meno refusi in giro), i grafici sembrano proprio i primi della lista.  
Prima di architetti notai commercialisti (oddio, i commercialisti non sono sicuro, nonostante hai pagato l’abbonamento a “Fattureincloud” e la parcella al loro studio in questo periodo ti arriva la consueta ferale email: “ci può inviare le fatture effettivamente incassate? Nel frattempo, scarichi la dichiarazione precompilata e ce la mandi”. E tu chiedi, sì, ma allora cosa vi pago a fare?). Ma forse i commercialisti italiani sono già allineati alle ultime profezie di Musk, li paghiamo già per non fare niente, il mondo in cui non servirà più lavorare è già qui, i commercialisti italiani sono avantissimo.
Tornando a noi, ci si chiede piuttosto: se nascessero oggi un Massimo Vignelli, un Bob Noorda, una Franca Helg, designer della Milano del boom e disegnatori “totali” dai cartelli delle metropolitane ai packaging ai cataloghi d’arte, forse starebbero su TikTok a dire “invece che andare in ufficio, vendi un Pdf per sette dollari a settemila utenti” (e nessuno li pagherebbe, però, a differenza dei commercialisti). L’estetica AI infatti prende piede, lo vediamo intorno a noi, dai dépliant delle tabaccherie alle vignette sui giornali (alcuni hanno già sostituito di sana pianta grafici umani con l’AI). E qui non si vuol fare certo “signora mia che tempi”, sarà interessante invece capire se quest’estetica si evolverà, e in che direzione.
Nello specifico spopola il “nuovo barocchetto” AI, quello che pertiene soprattutto al, diciamo, filone “in stile”, quello “period” dei video e delle illustrazioni d’epoca. Che abbiamo visto per esempio nella recente cinematografia di Trump, Vannacci, Andrea Stroppa (un po’ Ricciotto di Musk, nel senso di Marchese del Grillo, un po’ Riccetto del Ragazzi di vita pasoliniano, comunque grandissimo personaggio). Forse fatti su Grok, forse con Midjourney, questi video hanno grande successo, ecco per esempio “Giorgia vs Giorgia”, scritto e diretto da Ricciotto-Riccetto Stroppa, in cui una Meloni d’antan in bianco e nero si rivolge all’attuale premier, rimproverandole di aver tradito la causa, insomma d’esser divenuta una pericolosa liberale. La Meloni d’oggi, in questo corto di fantascienza d’autore, si aggira in un Palazzo Chigi “as Trump intended”, come se all’inquilino della Casa Bianca fosse stata data carta appunto bianca per rifare la sede del governo italiano. Un Mongiardino in acido: fondo rigorosamente dorato, molte penombre, colori ipersaturi, cornici barocche; e poi recitazione stentata, perfetta per un film italiano, “non dici nulla dei censori di Bruxelles, fai accordi con i paesi arabi che ci inondano di clandestini”, dice la vecchia Meloni, in b/n versione Cortellesi in “C’è ancora domani”. E invece la nuova, dorata e deluxe come una Calipso di un’immaginaria Odissea by Ferzan Ozpetek: “Il potere! Il potere mi ha logorata” (uno si aspetta Francesco Pannofino che irrompe: “cagna maledetta!”).
Ma il problema principale è la fotografia, restando a Boris servirebbe Duccio (director of photography o “dioppì” come dicono al Pigneto) che “apre tutto”, perché il video è cupo, torvo, come sono cupi e torvi tutti questi manufatti dell’AI “in stile”. Oro, bronzo, luce dorata permanente come un Bigazzi survoltato. E ralenti, controluce, tanto nero: uno stile difficile da definire, quello di questa “slopaganda”, neologismo che mischia slop, appunto la sbobba AI, con la classica propaganda politica; siamo tra pubblicità d’epoca del Ferrero Rocher e realismo socialista, un filo di “compro oro” con Giorgio Mastrota testimonial, nessuna leggerezza né briosità invece dei vecchi peplum e sandaloni. Il tutto in scenografie da Las Vegas o bar di business class Emirates.
Paradossalmente, questa fine della grafica umana vede poi un’esplosione della grafica in generale. Come non si è mai vista tanta “scrittura” in giro tra WhatsApp e pensierini sparsi tra Facebook e Instagram e altre autopubblicazioni nell’epoca dell’analfabetismo di ritorno, ora anche l’ultimo pensionato che vi convoca alla sua festa di compleanno non manda un sms né un WhatsApp bensì invia un complicato invito (con foto, e dorato, ovviamente) fatto con AI. L’invito dorato AI è il nuovo buongiornissimo caffè.
Ma questo stile, il nuovo barocchetto grokiano, avrà origini precise? Se abbiamo visto Musk protestare contro le AI rivali che addestrano le loro intelligenze sui libri rovinandoli, su quali tomi mai addestrerà lui la sua per produrre tali risultati? Sul catalogo di Zampetti immobiliare? Su Vogue Arabia? Su monografie di Teomondo Scrofalo? Quindi presto, chi ha dei coffee-table book in casa (che si sa che non valgono più niente e non li vuol più nessuno) li spedisca subito a Musk: diamogli dei Munari, dei Castiglioni, degli Adolf Loos. Al limite, anche dei vecchi Maestri del colore Fratelli Fabbri per i suoi addestramenti. Oppure non è questione d’addestramento e il gusto da Gomorra è insito nella sensibilità primigenia AI? Come le poesie – qualcuno a un certo punto aveva provato a far scrivere versi all’AI e pare ne sian venute fuori robe cupissime e deprimenti (ma anche qui, si saranno addestrate? Magari sui resi dei premi Campiello e Strega?).
Viene prima l’AI o il coffee table? E in definitiva, l’AI è tamarra e depressa di suo o impara da noi?). E al contrario, tutto questo barocchetto online avrà delle ripercussioni sul vecchio mondo analogico e tridimensionale? Se già è scontato che in libri e pubblicazioni e discorsi nei prossimi anni sarà tutta una negazione retorica del tipo “non è questa splendida cornice, è quest’altra”, come già negli annunci immobiliari, un settore in cui l’AI è usata a tutta callara, forse ci sarà anche un impatto sullo spazio fisico.
Quando uscì Gomorra-La serie, lo scenografo mi spiegò che per ricreare quello stile immaginario delle case da camorrista di fascia alta si erano ispirati a Scarface e a famiglie mafiose vere, temendo però a un certo punto di aver esagerato: quel che non avevano messo in conto invece era la processione di curiosi che si presentarono sul set chiedendo dove si potessero comprare quei favolosi arredamenti.
Forse, anche qui, non tutto è perduto, anzi: gli architetti che rimarranno presto disoccupati, soppiantati dai bot, potrebbero metter su linee “capsule” e “limited edition” di mobili e soprammobili in questo stile Casamonica-Grok. Consolle dorate, tappezzerie damascate, mini-archi di trionfo realizzati con le più avanzate stampanti 3D. Anche come risposta ai saloni e fuorisaloni del mobile milanesi più minimalisti e woke. Tutto in massello massiccio, e in noce, naturalmente nazionale. Forse Musk ha ragione, forse una nuova epoca è davvero in arrivo. D’oro, ovviamente, vabbè.